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Domenica 4 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 16:41 - Lettori online 454
POZZALLO - 27/11/2014
Cronache - Presi gli scafisti dell’ultimo viaggio della speranza

Dall´Africa alla Sicilia su una barca di 6 metri: 3 arresti

Intanto, martedì sera, ha fatto tappa in città la «Carovana dei migranti» Foto Corrierediragusa.it

La traversata dall´Africa in Sicilia su un gommone di appena sei metri. E´ la tragica esperienza che hanno raccontato 35 migranti giunti a Pozzallo lunedì scorso, assieme ad altri 213 migranti, compresi i tre presunti scafisti arrestati dagli inquirenti della squadra mobile di Ragusa. Un viaggio che poteva finire in tragedia se le condizioni meteo-marine non avessero permesso la navigazione della piccola imbarcazione. Tre i gommoni utilizzati, così come riferisce una nota della Polizia iblea, così come tre sono i presunti scafisti finiti in manette e rinchiusi nel carcere di Ragusa. Si tratta di Friday Okuru, nigeriano di 27 anni, Kante Al Haje di 22 anni, proveniente dal Gambia, e Bangale Cissè (foto), di 37 anni, ivoriano.

Sono 182 gli scafisti arrestati dall´inizio dell´anno, solo a Pozzallo, contro i quasi 27 mila migranti giunti sulle nostre coste (dato 2014). Gli ultimi minori presenti dentro il centro di prima accoglienza, provenienti dall´Egitto, sono stati trasferiti dai dirigenti della Questura di Ragusa, ufficio minori, presso altre strutture. I migranti rimasti dentro il Cpa saranno trasferiti presto altrove, entro sabato.

Intanto, martedì sera, ha fatto tappa in città la «Carovana dei migranti», il coordinamento interassociativo che comprende Amnesty Italia, Asgi e Acmos, partito da Lampedusa e che arriverà, nei prossimi giorni, fino a Torino. Partito da largo Raganzino, il corteo si è snodato per il corso Vittorio Veneto fino ad arrivare alle porte del plesso scolastico «Rogasi». In testa al corteo, don Carlo D’Antoni della parrocchia di Maria Madre della Chiesa conosciuta come chiesa Bosco Minniti di Siracusa che ha ospitato 25 mila migranti. "Non sono cagnolini – ha detto il prete - che gli dobbiamo portare la scodella di cibo, se abbiamo le «palle» (testuale! ndr) di andare contro la mentalità in cui siamo immersi e ci occupiamo dei diritti di queste persone il discorso cambia. Quando parliamo di diritti tutti si tirano indietro, quella è la vera solidarietà, ci sono fiumi di euro che scorrono da Bruxelles ma non arrivano ai ragazzi, d’altronde siamo abituati noi stessi a non richiedere i nostri diritti, a cercare i favori e non i diritti. Quando parlo con i sindaci e le autorità mi trovo davanti facce di tonno che sanno solo dire che non ci sono soldi".