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POZZALLO - 09/08/2014
Cronache - Il poliziotto 51enne ha rilasciato una intervista a "La Nazione"

Parla poliziotto con tubercolosi latente a Pozzallo

Le persone con infezione tubercolare latente non presentano sintomi e la malattia, per manifestarsi, necessita di condizioni in grado di ridurre considerevolmente le difese immunitarie Foto Corrierediragusa.it

"Nessun poliziotto è malato, nessun poliziotto è contagioso": è questo l´incipit del comunicato diramato dal ministero dell´Interno in merito al contagio contratto da un poliziotto che, per due settimane, ha operato all´interno del centro di prima accoglienza di Pozzallo. A parlare è il dottor Roberto Santorsa, neo direttore della direzione centrale della Sanità del dipartimento di pubblica sicurezza, che, però, non nega la presenza di ben 40 poliziotti con tubercolosi latente. D´altronde da queste colonne nessuno ha mai scritto di soggetti in pericolo di vita o altamente contagiosi. "Sui 754 poliziotti che hanno effettuato oggi il test di Mantoux – prosegue Santorsa – 40 sono cutipositivi (ovvero soggetti con tubercolosi latente pari al 5%) e tale risultato non è indice di malattia ma attesta solo un pregresso contatto con il micro-organismo che può essere avvenuto anche molti anni fa". Nella sua analisi contenuta anche in un’ampia intervista sul sito istituzionale della Polizia di Stato, Santorsa ha illustrato i risultati degli esami sanitari e un vademecum corredato di foto per spiegare agli operatori in quali circostanze indossare i dispositivi di protezione individuale (guanti, mascherine, occhiali, camici, etc.) ed il loro corretto utilizzo.

Questa la versione del ministero che fa in qualche modo chiarezza sui possibili contagi all´interno del centro pozzallese. Chi, invece, ha rilasciato alcune dichiarazioni è proprio Guido Ripa, il poliziotto sottoposto al test di Mantoux. "Ho scoperto di aver contratto una forma di tubercolosi latente – dice l´uomo che ha rilasciato l´intervista al quotidiano «La Nazione» di Firenze - che non comporta rischi di ammalarsi o di trasmettere il batterio ad altre persone, pochi giorni fa, quando ho fatto i controlli richiesti dal ministero.

Lo scorso 4 luglio, il ministero degli Interni ha disposto che tutto il personale impiegato nelle attività di accoglienza e scorta dei profughi e in altri servizi fosse sottoposto ai controlli per la tubercolosi. I casi di colleghi che hanno contratto l´infezione dopo un periodo nei centri di accoglienza sono in aumento in tutta Italia. Per fortuna, gli specialisti mi hanno detto che questa situazione non desta particolare preoccupazione e non ci sono rischi importanti. Posso continuare a lavorare senza alcun problema e a fare la vita di sempre. Anche le radiografie non hanno potato alla luce alcun problema".

Il poliziotto non rimpiange di aver svolto l´incarico a Pozzallo. "Lo rifarei – ribadisce – la situazione è drammatica e c´è bisogno delle forze dell´ordine in quelle zone. Ma agirei con maggiore prudenza, il ministero avrebbe potuto svolgere un´azione preventiva più incisiva per evitare questi problemi. Il materiale messo a disposizione non era idoneo a fronteggiare rischi del genere. In ogni casa presenterò istanza dovuta a esposizioni ad agenti patogeni per causa di servizio». Guido Ripa non rinuncia a una battuta polemica nei confronti dei comunicati di altre sigle sindacali. "Hanno fatto dichiarazioni sulla mia vicenda – sottolinea – ma da nessuno, a parte i vertici provinciali e regionali e nazionali del Siap, è arrivato un gesto di solidarietà, anche minimo. Potevano fare almeno una telefonata".

L´INTERVISTA DELL´ISPETTORE DI POLIZIA GUIDO RIPA A "LA NAZIONE"
"Ho scoperto di aver contratto una forma di tubercolosi latente, che non comporta rischi di ammalarsi o di trasmettere il batterio ad altre persone, pochi giorni fa, quando ho fatto i controlli richiesti dal ministero». Guido Ripa, 51 anni, ispettore di polizia in servizio al commissariato di Montecatini dal 1983 e segretario provinciale del sindacato Siap, è stato aggregato per un breve periodo a Pozzallo, in provincia di Ragusa, dove ogni giorno sbarcano tanti immigrati in fuga dalle coste libiche. Due settimane in cui ha incrociato gli sguardi tristi di uomini, donne e bambini in fuga dalla miseria e dalla disperazione. E, purtroppo, alcuni di loro portano con sé il batterio di una terribile malattia infettiva che attacca i polmoni. Un male che in Italia sembrava quasi scomparso.

«Lo scorso 4 luglio – spiega Ripa – il ministero degli Interni ha disposto che tutto il personale impiegato nelle attività di accoglienza e scorta dei profughi e in altri servizi fosse sottoposto ai controlli per la tubercolosi. I casi di colleghi che hanno contratto l´infezione dopo un periodo nei centri di accoglienza sono in aumento in tutta Italia. Così, ho fatto il test di Mantoux, che consiste nella somministrazione per via entradermica di alcuni derivati proteici della Tubercolina, in modo da valutare la reazione dell´organismo dopo alcuni giorni. «Quando mi hanno diagnosticato la tubercolosi latente – prosegue Ripa – sono rimasto molto allarmato, perché temevo di potermi ammalare o di poter essere contagioso, soprattutto per le persone a me care e vicine. Per fortuna, gli specialisti mi hanno detto che questa situazione non desta particolare preoccupazione e non ci sono rischi di questo genere. Posso continuare a lavorare senza alcun problema e a fare la vita di sempre. Anche le radiografie non hanno potato alla luce alcun problema».

Il segretario provinciale del Siap non rimpiange di aver svolto l´incarico a Pozzallo, per cui ha ricevuto una diaria aggiuntiva di 20 euro al giorno, nonostante i rischi corsi. «Lo rifarei – ribadisce – la situazione è drammatica e c´è bisogno delle forze dell´ordine in quelle zone. Ma agirei con maggiore prudenza, il ministero avrebbe potuto svolgere un´azione preventiva più incisiva per evitare questi problemi. Il materiale messo a disposizione non era idoneo a fronteggiare rischi del genere.

In ogni casa presenterò istanza dovuta a esposizioni ad agenti patogeni per causa di servizio». Ripa non rinuncia a una battuta polemica nei confronti dei comunicati di altre sigle sindacali. «Hanno fatto dichiarazioni sulla mia vicenda – sottolinea – ma da nessuno, a parte i vertici provinciali e regionali e nazionali del Siap, è arrivato un gesto di solidarietà, anche minimo. Potevano fare almeno una telefonata».

TUBERCOLOSI LATENTE PER ISPETTORE DI POLIZIA
Tubercolosi latente. ษ la diagnosi che si è visto refertare un ispettore di Polizia che, per due settimane, ha operato all´interno del centro di prima accoglienza di Pozzallo. Guido Ripa, 51 anni, ispettore di polizia in servizio al commissariato di Montecatini dal 1983 e segretario provinciale del sindacato Siap, è stato aggregato difatti per un breve periodo a Pozzallo dove ogni giorno, da molti mesi a questa parte, sbarcano tanti migranti in fuga dalle coste libiche. Due settimane di lavoro, come tanti altri suoi colleghi. Appena tornato a casa ed effettuate le dovute visite mediche, la diagnosi è stata impietosa. Sia ben inteso, l´agente di polizia non è in pericolo di vita ed è pure tornato ad operare nel suo territorio. L´uomo è stato sottoposto al test di Mantoux, che consiste nella somministrazione per via entradermica di alcuni derivati proteici della tubercolina, in modo da valutare la reazione dell´organismo dopo alcuni giorni. I medici che hanno curato il poliziotto hanno riferito che questa situazione non desta particolare preoccupazione e non ci sono rischi di alcun genere. L´uomo potrà continuare a lavorare senza alcun problema e a fare la vita di sempre. Anche le radiografie non hanno portato alla luce alcun problema. Resta comunque il contagio dovuto alla permanenza dentro il sito e il silenzio attorno a questa vicenda che sarebbe datata per i primi giorni di luglio di questo anno.

Come riferito da alcuni medici, i migranti portano con sé il batterio di una terribile malattia infettiva che attacca i polmoni. Un male che in Italia sembrava quasi scomparso. Le persone con infezione tubercolare latente non presentano sintomi e la malattia, per manifestarsi, necessita di condizioni in grado di ridurre considerevolmente le difese immunitarie. I soggetti positivi che si ammalano sono immunodepressi, anziani oppure malati oncologici, trapiantati, sebbene anche una dieta esagerata possa contribuire a scatenare la malattia. Quindi, come sempre in questi casi, sono i deboli a subire i danni maggiori dell’immigrazione. Ai fini di una corretta diagnosi e trattamento della Tbc, poi, è fondamentale l’attività svolta dai laboratori di microbiologia clinica. Infatti, solamente attraverso un’attenta analisi si riesce a stabilire se un paziente è infetto in modo latente, oppure in modo attivo, se elimina bacilli con la tosse e quindi è contagioso ed infine a quali farmaci è sensibile.

Unico dato critico al vaglio del ministero degli Interni, sembra che i casi di colleghi agenti di polizia che hanno contratto l´infezione dopo un periodo nei centri di accoglienza siano in aumento in tutta Italia. La Questura di Ragusa ha confermato recentemente che i gli agenti che operano nei Cpa sono sottoposti periodicamente a controlli sanitari obbligatori, tesi ad accertarne la salute. Va comunque reso noto che il lavoro di tutto il personale (volontari, agenti e personale civile coinvolto nelle operazioni di sbarco e controllo) deve essere elogiato sia per la dedizione e per il coraggio di questi uomini e donne, che ogni giorno si prodigano per aiutare i migranti in arrivo.