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Venerdì 9 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 10:06 - Lettori online 1129
POZZALLO - 07/08/2014
Cronache - L’arresto dell’ultimo sbarco

Scafista si tradisce sorridendo ad una battuta della polizia

Il lavoro degli investigatori per risalire allo scafista di uno dei cinque barconi non è stato facile ed è durato 20 ore Foto Corrierediragusa.it

La polizia giudiziaria ha fermato un tunisino ritenuto responsabile di aver fatto accedere illegalmente 222 migranti dei 956 sbarcati mercoledì a Pozzallo. I migranti su più barconi di legno sono stati soccorsi dalla nave della guardia costiera ´Dattilo´ a cinquanta miglia a nord della Libia. Si chiama Mohamed Zid lo scafista arrestato dalla Squadra Mobile di Ragusa. Era stato espulso dall´Italia quattro anni fa dopo una condanna per spaccio di sostanze stupefacenti e aveva scontato la pena in carcere. Per questo viaggio ogni migrante ha pagato mille 900 dollari, all´organizzazione sono andati in tutto 500mila dollari. Si è tradito sorridendo ad una battuta scherzosa di un agente di polizia, circostanza che ha dato la certezza agli investigatori che capiva l´italiano. L´uomo, da subito isolato, ha poi confessato di aver passato oltre 10 anni in Italia e di aver commesso diversi reati, molti dei quali inerenti il traffico di sostanze stupefacenti. Cosi´ è stato smascherato dagli agenti della Squadra Mobile di Ragusa il tunisino accusato di essere stato lo scafista di un barcone con 222 migranti a bordo, tra cui 151 uomini, 30 donne e 41 bambini, molti dei quali neonati, tutti provenienti in massima parte dalla Siria. L´imbarcazione, che era alla deriva, fu soccorsa lunedì scorso dalla nave "Dattilo CP 940" della Guardia Costiera. La nave successivamente effettuò nelle ore successive altri quattro recuperi, per un totale di 957 migranti di varie nazionalità, e fece rotta per il porto di Pozzallo.

Il lavoro degli investigatori per risalire allo scafista di uno dei cinque barconi non è stato facile ed è durato 20 ore. Tutti i migranti hanno riferito storie diverse perché una volta soccorsi si sono mescolati tra loro e non erano più facenti parte del gruppo con il quale avevano viaggiato ma si erano uniti tra loro per etnie. Dopo ore di interviste e di richieste la svolta: uno dei migranti ha ceduto e raccontato tutto indicando gli altri compagni di viaggio e quindi gli altri testimoni. Ansa