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Domenica 4 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 11:16 - Lettori online 865
POZZALLO - 02/05/2014
Cronache - Operazione congiunta di Squadra mobile, Carabinieri e Guardia di finanza

VIDEO - Mille disperati al porto, 5 arresti

Eseguito il fermo di Monsef Louni, 21 anni tunisino, Morad Abde Rabi, 39enne siriano, Aymene Benomor, tunisino 18enne e Nouhe Nakouri, 22 anni, tunisino Foto Corrierediragusa.it

Uno scafista egiziano reo confesso è stato arrestato in queste ore dalla Squadra Mobile. L´uomo aveva in un primo tempo tentato di eludere le indagini fingendosi uno dei clandestini, ma è stato inchiodato. Intanto più di mille migranti sono ospiti al Cpa di Pozzallo. Una situazione ai limiti del sostenibile. E´ Pozzallo l´ombelico degli sbarchi dei migranti africani.



Intanto oltre 200 migranti sono fuggiti dalle strutture di accoglienza di Pozzallo. Lo stato di continua emergenza rende più difficili i controlli e la gestione delle presenze. Molti stranieri si sono dispersi per le campagne circostanti. «Le strutture sono ormai al collasso. Il nostro centro può ospitare 180 immigrati e ne abbiamo ‘dentro’ 284 – ha detto s il sindaco di Pozzallo, Luigi Ammatuna – Alle istituzioni chiediamo il massimo supporto per cercare di gestire al meglio una situazione che rischia di peggiorare e diventare insostenibile con l’arrivo dei mesi estivi». Su Facebook il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini, chiede lo stop di ‘Mare Nostrum’. «Emergenza sbarchi in Sicilia, 1.219 arrivi in 24 ore – scrive Salvini – La proposta della Lega in Parlamento: sospendere subito l’operazione Mare Nostrum, 300.000 euro al giorno spesi dagli italiani per aiutare gli scafisti e incentivare l’invasione».

Tornando alla situazione di Pozzallo, il primo sbarco, in mattinata, fa segnare quota 329 migranti (188 uomini, 77 donne e 64 minori) quasi tutti eritrei. E´ stata la Guardia Costiera di Lampedusa che nel pomeriggio di martedì è partita con due motovedette dall´isola pelagica per raggiungere in tarda serata il luogo della segnalazione dei migranti, a circa 25 miglia dalle coste libiche. Fra i soccorsi, due donne incinta che sono state, una volta toccata terra, trasferiti d´urgenza ai più vicini ospedali.  Nel pomeriggio, alle ore 15 circa, il secondo e ultimo sbarco della giornata. Ad essere salvati sono stati 217 migranti (204 uomini, 10 donne e 3 minori). Quuatro le donne incinte che sono state trasferite presso l´ospedale “Maggiore” di Modica. Un uomo è stato trasferito all´ospedale “Civile” di Ragusa a causa di persistenti dolori addominali. Due uomini sono stati trasferiti all´ospedale “Guzzardi” di Vittoria, entrambi per problemi legati alla deambulazione. Disordini, invece, sono scoppiati al centro di prima accoglienza dopo l´arrivo dei primi 329 migranti, attorno a mezzogiorno. Alcuni migranti, stando a quanto riferito, hanno tentato di sfondare il cancello d´ingresso, senza riuscirvi, grazie anche al solerte lavoro delle forze dell´ordine che operano presso l´ex Dogana portuale. Sembra che la protesta sia rientrata dopo pochi minuti.

I PRECEDENTI ARRESTI DEI 4 SCAFISTI
Intanto la Squadra Mobile, in collaborazione con Guardia di Finanza e Carabinieri di Modica ha eseguito il fermo di Monsef Louni, 21 anni tunisino, Morad Abde Rabi, 39enne siriano, Aymene Benomor, tunisino 18enne e Nouhe Nakouri, 22 anni, tunisino. I quattro scafisti arrestati sono accusati di essersi associati con altri soggetti presenti in Libia al fine trarne ingiusto ed ingente profitto compiendo atti diretti a procurare l´ingresso clandestino nel territorio dello Stato di cittadini extracomunitari di varie nazionalità. Il delitto è aggravato dal fatto di aver procurato l’ingresso e la permanenza illegale in Italia di più di 5 persone; perchè è stato commesso da più di 3 persone in concorso tra loro; per aver procurato l’ingresso e la permanenza illegale delle persone esponendole a pericolo per la loro vita e incolumità ed inoltre per aver procurato l’ingresso e la permanenza illegale le persone sono state sottoposte a trattamento inumano e degradante. Gli arrestati hanno condotto dalle coste libiche a quelle italiane una fatiscente imbarcazione carica di 362 migranti provenienti dalla Siria, Ghana, Sudan, Palestina, Egitto, Marocco, Nigeria, Mali, Niger e Senegal. Tra i migranti vi erano centinaia di minori, molti dei quali neonati.

I FATTI
ANell’ambito dell’operazione denominata Mare Nostrum la nave Libra della Marina Militare italiana, dirigeva all’intercetto di una imbarcazione in legno in pericolo. Nelle ore successive ed esattamente la citata nave riusciva ad intercettare il natante segnalato in posizione ricadente all’interno dell’area Sar libica. Tale imbarcazione era alla deriva e risultava sovraffollata a causa dei numerosi soggetti che vi erano a bordo. L’unità militare attuava tutte quelle operazioni tese alla salvaguardia della vita umana che si concludevano con il recupero di tutti i migranti, per un totale di 362. L’ispezione del natante clandestino si concludeva con il rinvenimento su di esso ed il sequestro di un navigatore Gps marino. L’unità navale Libra dirigeva verso il sito portuale di Pozzallo dove faceva sbarcare tutti i migranti.

ORDINE PUBBLICO ED ASSISTENZA
Le operazioni di sbarco venivano coordinate dal Funzionario della Polizia di Stato della Questura di Ragusa responsabile dell’Ordine Pubblico, operazioni alle quali partecipavano 30 Agenti della Polizia di Stato, altri operatori delle Forze dell’Ordine, la Protezione Civile, la Croce Rossa Italiana ed i medici dell’Asp per le prime cure. Successivamente gli extracomunitari venivano ospitati presso i locali del Cpa sito all’interno della succitata area portuale al fine di sottoporli alle difficoltose e delicate fasi di identificazione da parte di personale del Gabinetto Provinciale di Polizia Scientifica e dell’Ufficio Immigrazione della Questura di Ragusa. Dopo aver soccorso ed assistito i migranti, la Polizia di Stato iniziava le procedure di identificazione e di intervista insieme ai mediatori, dalle quali emergeva la paura per gli scafisti.

LE INDAGINI
Gli uomini della Polizia di Stato di Ragusa - Squadra Mobile - in collaborazione con la Sezione Operativa Navale della Guardia di Finanza e della Compagnia dei Carabinieri di Modica individuavano sin da subito i sospettati grazie alla loro professionalità ed esperienza acquisita negli innumerevoli sbarchi gestiti fino ad oggi. Uno dei migranti durante lo sbarco aveva un telefono in mano e guardava delle foto scattate, un Poliziotto si avvicina a lui ed inizia a dialogare e si fa raccontare il suo viaggio ma questi è totalmente reticente, dice di essere stato sempre sotto coperta e di non aver visto nulla.

Il Poliziotto non gli crede ed inizia un’attività di Polizia Giudiziaria atipica sul telefono rinvenendo un video girato dal migrante che poteva fornire spunti investigativi. Il giovane magrebino diceva all’agente “Ho ripreso l´alba perchè era bellissima, che ho fatto di male”. L’investigatore lo rassicurava rappresentando che lui invece con il video girato era stato molto utile in quanto si scorgevano alcuni particolari importanti per le indagini. Il giovane rassicurato da questo consegnava il telefono e terrorizzato diceva “fate quello che volete ma non dite a nessuno che vi ho dato io il video, per favore”. I sospetti grazie anche al video ricadevano su tre cittadini tunisini ed un siriano. La perquisizione fatta nei primi istanti dello sbarco permetteva di acquisire importanti elementi probatori, in quanto tutti gli arrestati avevano in uso telefoni cellulari ed anche in questo caso dalla lettura degli sms è stato possibile appurare che gli stessi avevano ricevuto dei pagamenti elettronici. Gli sms debitamente tradotti dalla lingua araba consentivano di raccogliere fondamentali elementi di prova a loro carico che verranno trasmessi alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Ragusa che sta lavorando 24 su 24 per coordinare l’attività di Polizia Giudiziaria ed organizzare gli incidenti probatori successiva alla convalida dei fermi degli scafisti.

I 4 scafisti venivano quindi condotti nell’ufficio di Polizia sito all’interno del Cpa per la compiuta identificazione ed uno di questi dagli accertamenti in banca dati in uso alle Forze di Polizia, vantava numerosi precedenti penali ed altri ingressi irregolari in Italia, elemento che faceva presumere la sua attività di scafista già svolta in altre occasioni. Dopo aver isolato gli scafisti, gli investigatori non perdevano tempo per entrare in empatia con i migranti ma le operazioni risultavano difficoltose per la paura dei migranti nel collaborare. Ci sono volute 10 ore per riuscire a trovare dei migranti disposti a collaborare ma alla fine gli sforzi sono stati ripagati dal risultato, ovvero il fermo di 4 criminali senza scrupoli. Questa volta i testimoni erano stati minacciati ancora di più al momento della partenza e durante la traversata, tanto che non intendevano collaborare in alcun modo ma alla fine, con le giuste rassicurazioni si sono convinti.

LE TESTIMONIANZE
I racconti dei migranti agli operatori della Polizia Giudiziaria se è vero che sono sempre duri, è altrettanto vero che non si riesce mai ad abituarsi alle loro parole. Tra le altre dichiarazioni rese alcune sono particolarmente toccanti: sono marocchino e circa un anno fa sono regolarmente entrato in Libia per svolgere attività lavorativa presso una ditta edile.
Nel corso della mia permanenza in Libia ho dovuto sopportare i soprusi che istituzioni e cittadini di quel paese usano nei confronti di noi stranieri e tale situazione mi ha fatto pensare che era meglio emigrare in Europa dove avrei sicuramente trovato condizioni di vita migliori rispetto a quelle esistenti in Libia. Tuttavia non era nelle mie possibilità pagare il viaggio per l’Italia e quindi ho atteso fin quando non sono riuscito a mettere da parte la relativa somma. Ho prospettato questo mio desiderio ad uno degli organizzatori libici di prendere parte ad uno dei viaggi clandestini per l’Italia ed unicamente verso tale territorio e lui mi ha detto che era nelle sue possibilità organizzare tale esodo, il tutto per un importo pari a mille dollari. Nel corso del colloquio con l’organizzatore mi veniva risposto che il viaggio non avrebbe rappresentato nessun pericolo e che lo stesso sarebbe stato fatto a bordo di idonea imbarcazione, quest’ultima provvista anche di comfort tipo bagni e docce. Dopo aver concordato la data della partenza mi sono incontrato con uno degli organizzatori che mi accompagnava unitamente ad altri miei connazionali all’interno di un capannone dove vi erano già numerosi soggetti e non solo originari del mio paese, ma anche della Siria, del Pakistan, del Bangladesh e molti del centro Africa.

La situazione igienica all’interno del capannone era piuttosto precaria essendo lo stesso provvisto di un unico bagno per centinaia di persone. Nessuno dei libici dell’organizzazione presente a vigilare permetteva che noi ospiti della struttura potessimo uscire. Per quanto riguarda l’alimentazione, questa risultava del tutto insufficiente ed era composta da qualche frittata e tonno. Una volta all’interno della struttura ho saputo dai libici notizie più precise e veritiere in ordine al viaggio via mare che doveva effettuarsi per l’Italia e nei particolari il modus operandi ormai in uso che era quello di essere soccorsi da unità navali italiane una volta superata una piattaforma petrolifera. Man mano che i giorni passavano la presenza di soggetti destinati a partire per l’Italia diventava sempre più numerosa e tra questi vi erano intere famiglie siriane. La partenza per l’Italia veniva rimandata per ben sei volte a causa delle non favorevoli condizioni meteorologiche e fino a quando, in piena notte, alle ore 05.00 di domenica, 27 decorso, non giungeva un camion dove tutti venivano fatti salire. Raggiunta la spiaggia, erano presenti alcuni libici che assumevano nei nostri confronti una condotta di rigore e non disdegnavano di picchiare chiunque non si affrettasse a salire a bordo dei due gommoni che già erano stati posizionati in mare. Inizialmente le condizioni del mare erano ottimali poi, nelle ore successive e mentre che si faceva giorno, le stesse peggioravano. Durante la navigazione ci veniva dato da mangiare, si trattava di biscotti scaduti; nessuno tra quelli che si trovavano all’interno della stiva poteva salire in coperta, nemmeno per potere soddisfare i propri bisogni fisiologici e per tale motivo molti sopperivano a tale necessità facendosi addosso, sia essi uomini che donne.

LA VIDEO TESTIMONIANZA
Fondamentale l’acquisizione del video girato con un telefonino da parte di uno dei migranti. Le immagini sono state riprese dal giovane in quanto ha dichiarato di voler immortalare una bellissima alba, ma in una parte del video (che per segreto istruttorio non può essere divulgato per intero) si vede uno degli scafisti impartire ordini ai migranti ed agli altri correi. Grazie al video le indagini condotte dal gruppo interforze (Polizia – Guardia di Finanza – Carabinieri) hanno avuto una spinta evolutiva verso l’identificazione dei fermati in quanto si erano bloccate perché nessuno voleva rendere testimonianza di quanto accaduto, poiché tutti riferivano di essere sottocoperta. Il video oltre ad immortalare uno degli scafisti permette di identificare i testimoni che non potevano dire come scusa di non aver visto nulla in quanto sono stati ripresi accanto agli scafisti. Dal video, messi davanti all’evidenza dei fatti, i migranti hanno “rotto” il silenzio riferendo quanto era da loro conosciuto, permettendo così l’arresto.

LA CATTURA
Le indagini condotte dalla Polizia Giudiziaria durate 20 ore continuative, hanno permesso anche questa volta di sottoporre a fermo di indiziato di delitto gli autori di un reato così grave, per il quale centinaia sono i migranti morti durante le traversate per raggiungere le coste italiane, così come accaduto poche settimane addietro. Dall’esame dei telefoni cellulari sottoposti a sequestro, è stato possibile esaminare le conversazioni degli scafisti con il resto dell’organizzazione ed i criminali hanno percepito ingenti somme di denaro attraverso una transazione elettronica. Al termine dell’Attività di Polizia Giudiziaria, gli arrestati sono stati condotti presso il carcere di Ragusa a disposizione dell’Autorità Giudiziaria Iblea. In corso complesse indagini con i gruppi di investigatori presenti in territorio estero sugli altri componenti dell’associazione a delinquere di cui i fermati fanno parte. “Gli investigatori della Polizia Giudiziaria stanno dando il massimo al fine di identificare gli scafisti, criminali che lucrano sulle spalle dei migranti provando ad eludere le leggi italiane, ma l’attività è particolarmente difficile per la reticenza dei testimoni e per i continui sbarchi”.

L’EMERGENZA
La Polizia di Stato responsabile dell’Ordine Pubblico così come delle indagini in materia di criminalità straniera, sta gestendo una vera e propria emergenza. Solo oggi a Pozzallo sono in arrivo altri 1100 migranti a bordo di tre imbarcazioni, una civile e due militari. Gli uomini e le donne della Polizia di Stato stanno dando grande esempio di professionalità e spirito di abnegazione, così come del resto stanno facendo tutti gli attori coinvolti nella gestione del flusso migratorio. L’Ufficio Ordine Pubblico per disposizioni del Questore di Ragusa Giuseppe Gammino sta organizzando i charter per far partire tutti i migranti arrivati ieri e permettere così l’ingresso presso i centri di Pozzallo e Comiso dei loro connazionali che stanno sbarcando in questi minuti.