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Martedì 6 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:23 - Lettori online 696
POZZALLO - 27/04/2014
Cronache - Il "comandante" della barca è il capofamiglia di un intero nucleo

VIDEO - Sbarchi "in famiglia", 5 arresti

Nonostante gli arresti eseguiti dalla Squadra mobile fanno gli spavaldi: "Saremo liberi in pochi giorni" Foto Corrierediragusa.it

Sette egiziani, compreso un minorenne, sono stati fermati dalla squadra mobile della Questura di Ragusa perché ritenuti gli scafisti del natante, con 281 persone a bordo soccorso in mare da una nave militare che ha poi sbarcato i migranti ieri a Pozzallo. Tra loro c´è anche un intero nucleo familiare: il padre, ritenuto il ´comandante´, e tre suoi figli, uno dei quali ha 14 anni.



Tutti sono accusati di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell´immigrazione clandestina. "State tranquilli, qui in Italia non ci succederà alcunché, ci staremo pochi giorni e poi saremo fuori...". Così il figlio maggiore del ´comandante´, considerato il ´raìs´ dell´organizzazione, ha rassicurato gli altre sette scafisti, compreso suo padre e due fratelli più piccoli, uno dei quali ha 14 anni, mentre la squadra mobile della Questura di Ragusa li stava fermando nell´ambito delle indagini sull´arrivo, ieri a Pozzallo, di 281 migranti. L´episodio è avvenuto a conclusione della lettura del verbale di fermo che, per legge, è stato tradotto dall´italiano ed è stato letto loro in arabo. Vista della tensione tra i componenti del suo gruppo, il ´raìs´ li ha tranquillizzati: "siamo in Italia, tra pochi giorni - ha detto loro - torneremo liberi...".


LA TESTIMONIANZA DI UN IMMIGRATO
Un giovane egiziano di appena 20 anni riferisce:
Da sempre ho avuto il desiderio di emigrare in Italia per trovare condizioni di vita normali. Tale desiderio è diventato ancor più forte a seguito degli eventi accaduti nel mio Paese e meglio conosciuti come “primavera araba”. Le condizioni economiche mie e della mia famiglia non mi hanno consentito prima di esaudire tali desideri pur sapendo che periodicamente ci sono miei connazionali che si occupano di reclutare noi poveri disperati da trasferire clandestinamente in Italia. Ho concordato insieme mio padre ogni condizione del viaggio ed in particolare l’importo che avrei dovuto pagare una volta raggiunto il territorio italiano che era di 6.000 dollari USA. Il 21 aprile ha avuto inizio il viaggio per Alessandria d’Egitto e dopo circa otto ore di strada arrivavo ed effettuavo una telefonata così come concordato con gli organizzatori del mio viaggio per l’Italia.

A notte inoltrata tutti quanti ci dirigevamo in direzione della costa fino a giungere su di un arenile. I furgoni erano più di dieci e in ognuno di essi era stato caricato all’inverosimile, sembravamo bestie Giunti sulla spiaggia ho avuto modo di verificare che tra tutti i soggetti presenti e destinati ad affrontare il viaggio per l’Italia non vi erano solo egiziani ma anche siriani e tanti dei quali neonati ed io avevo paura per loro.
Durante tute la fasi da me descritte i comportamenti degli organizzatori erano piuttosto violenti, tanto che uno dei siriani in una circostanza riceveva un violento colpo alla testa sferrato con il calcio di una pistola. Ad essere armato non era solo tale soggetto ma la maggior parte degli egiziani dell’organizzazione il cui numero complessivo era di circa 20.

Ho trascorso quasi tre giorni sul peschereccio e i maltrattamenti da parte dell’equipaggio dello stesso erano un continuo ripetersi nei confronti di noi passeggeri, in molti casi anche per motivi futili. Vi erano momenti di paura ed i bambini piangevano di continuo.
L’equipaggio di tale natante era costituito da almeno sei/sette soggetti. Tutti si adoperavano nel governo dell’imbarcazione, chi al timone, chi alla manutenzione del motore, chi alla sorveglianza di noi passeggeri ed anche questi non erano meno violenti rispetto agli altri.

L’alimentazione nel corso del viaggio era costituita da solo qualche tozzo di pane che in talune circostanze ci veniva lanciato a distanza dall’equipaggio come si fa con gli animali. Non a caso ci trovavamo in una zona di mare dove operano unità navali italiane di soccorso. Anche tale posizione mi ha fatto comprendere che la rotta mantenuta era un fatto programmato il cui scopo era evidentemente da ritenersi in quello di essere soccorsi in mare dagli italiani.