Corriere di Ragusa
Email
Corrierediragusa.it mobile
Feed Rss Corrierediragusa.it
Corrierediragusa.it - Motore di ricerca
Corrierediragusa.it su Facebook
Corrierediragusa.it su Twitter
Corrierediragusa.it su Google+
Dimensione testo:
|
A
|
Corriere di Ragusa.it
Sabato 3 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 11:08 - Lettori online 1104
POZZALLO - 02/10/2013
Cronache - Gli eritrei ospiti del Cpa che hanno visto la morte in faccia

Le storie dei migranti scampati alla morte

É bastato mostrare una fotografia per riconoscere il parente e scoppiare a piangere
Foto CorrierediRagusa.it

La traversata, l´obbiettivo comune di trovare un futuro migliore, per poi trovare la morte sulla spiaggia di Sampieri. É il triste destino che accomuna i 13 migranti che certo non pensavano di arrestare il loro cammino in terra sicula. Uno di questi, ieri, è stato riconosciuto dal cugino che ha chiesto alle forze dell´ordine come mai non si trovasse nel folto gruppo, ospite del centro di prima accoglienza. É bastato mostrare una fotografia per riconoscere il parente e scoppiare a piangere.

Per chi ce l´ha fatta, domani è un altro giorno. Ma come dimenticare la partenza, i soldi consegnati dai genitori, frutto di sacrifici, il deserto del Sahara, attraversato fra mille difficoltà, la speranza di una vita nuova, l´attesa di quel barcone che doveva rappresentare la salvezza ed, invece, si è rivelato la tomba per tredici persone?

Storie. Come quella di Hahmed Ahmed (foto), 23 anni. L’eritreo, anch´esso ospite del centro, assieme al centinaio di connazionali che ha raggiunto ieri a nuoto la riva, ricorda con dolore i 13 compagni che non ce l’hanno fatta. Ahmed, partito dalla Somalia dove non aveva di che vivere, non dimenticherà mai quei corpi messi in fila nei sacchi su quella spiaggia maledetta che doveva invece essere un passaporto per una vita nuova.

Storie. Come quella di un gruppo di ventenni scappati dalla fame. Etiopi diretti in Norvegia. "Non resteremo in Italia – dicono - Siamo diretti in Norvegia, dove alcune persone ci hanno promesso un lavoro e una vita dignitosa. Pensare di essere oggi qui e non nel gruppo di persone morte è solo una questione di fortuna. Hanno picchiato anche noi e, per poco, non siamo rimasti vittime di alcune persone crudeli. Siamo senza documenti ma non resteremo a lungo in Italia. Se non ci daranno i documenti, ce ne andremo dal centro di Pozzallo per andare altrove. Ci siamo posti la Norvegia come obiettivo e lì andremo".

Grandissima prova di solidarietà, infine, da parte di molti cittadini pozzallesi. Molte mamme, alla notizia di diversi bambini che sono dentro la struttura, si sono precipitate a donare indumenti e viveri di prima necessità per venire incontro alle esigenze dei volontari della Protezione Civile. La Protezione Civile incoraggia chi desidera donare qualcosa a recarsi presso il cancello d´ingresso del centro di prima accoglienza. Persone che non hanno voluto essere fotografate, ci tengono a precisare, nel rispetto di chi fa beneficenza nel silenzio.