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Giovedì 8 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 15:45 - Lettori online 879
POZZALLO - 12/09/2013
Cronache - I risvolti dell’abbordaggio della "Gold star" ora attraccata al porto di Pozzallo

Si dicono innocenti marinai carico droga

Delle 30 tonnellate distrutte dalle fiamme i finanzieri hanno recuperato centinaia di panetti bruciacchiati o semi disciolti, per complessive 7 tonnellate e mezzo
Foto CorrierediRagusa.it

Si sono proclamati innocenti, o quasi, i 9 componenti dell’equipaggio della «Gold star», la motonave che trasportava 30 tonnellate di droga dal Marocco alla Sicilia e data alle fiamme dagli stessi marinai per distruggere lo scottante carico dopo essere stati scoperti in acque internazionali dalla guardia di finanza. Nell’ambito dell’interrogatorio di garanzia, i 9 soggetti arrestati hanno chiarito la loro posizione dinanzi al gip, che ha convalidato gli arresti mantenendo la custodia cautelare in carcere. Si tratta del comandante della «Gold star» Shadi Suleiman, 32 anni; Ahmad Dalileh, 42 anni; Abdulrahman Jalloul, di 25; Afranr Bachar, 26 anni; Mustafa Jumaa, di 27; Hani Othaman, 30 anni; Ahmad Balkis, 49 anni, tutti originari della Siria, e degli indiani Jouy Munish, 24 anni, e Anuj Chauhan, di 19. Mentre il comandante si è assunto la responsabilità dell’incendio, sostenendo che fosse scoppiato per cause accidentali, gli altri sei connazionali hanno negato d’essere a conoscenza che il carico della motonave consisteva in migliaia di panetti di resina di hashish. Gli altri due indiani hanno invece sostenuto di trovarsi sulla motonave solo per fare «training», ovvero tirocinio, dopo aver ultimato gli appositi studi in Italia.

Ad ogni modo il magistrato ha confermato per tutti l’accusa di traffico internazionale di droga aggravata dall’ingente quantitativo, mentre il solo comandante deve rispondere pure di attentato alla sicurezza della navigazione a seguito di incendio doloso. I 9 componenti dell’equipaggio, difesi dall’avvocato Giorgio Terranova del foro di Catania, che sta valutando l’ipotesi di rivolgersi ai giudici del riesame, restano quindi rinchiusi nel carcere di Modica Alta. La motonave è invece attraccata al porto di Pozzallo, sotto sequestro come le sette tonnellate e mezzo di droga che si sono salvate dall’incendio e sigillate in un container.

TRAVERSATA CON IL ROGO
Era destinato alla Sicilia il carico di 30 tonnellate di resina di hashish che lo stesso equipaggio della motonave «Gold star» aveva dato alle fiamme dopo essere stato intercettato nel canale di Sicilia dalla Guardia di finanza. Per eludere i controlli i 9 marinai salpati dal Marocco e finiti in manette a Pozzallo avrebbero dovuto fare scalo in più porti, Libia, Malta e Sicilia, per dividere l’ingente carico di droga e non destare sospetti. Ma dopo essere stati scoperti dai finanzieri in acque internazionali, i marinai hanno dovuto attuare il piano d’emergenza, ovvero dare fuoco al carico, a rischio della loro stessa vita. C’erano anche delle bombole nella motonave per favorire le esplosioni che avrebbero dovuto distruggere del tutto la droga. Ma l’incendio, divampato per oltre 20 ore durante la traversata fino al porto di Pozzallo, ha distrutto la motonave e il carico solo in parte.

Desolante tutto quel che resta della «Gold star», devastata dalle fiamme e semi inclinata dopo aver imbarcato acqua. Del carico di droga invece i finanzieri hanno recuperato centinaia di panetti bruciacchiati o semi disciolti, per complessive 7 tonnellate e mezzo. La resina di hashish è adesso sotto sequestro, così come il relitto della motonave, e sigillata in un container sorvegliato a vista. I 9 marinai, 7 siriani e 2 indiani, forse facenti parte di un’organizzazione criminale internazionale, restano rinchiusi nel carcere di Modica con le accuse di traffico internazionale di droga, con l’aggravante dell’ingente quantitativo, e attentato alla sicurezza della navigazione a seguito di incendio doloso. Si tratta del comandante della «Gold star» Shadi Suleiman, 32 anni; Ahmad Dalileh, 42 anni; Abdulrahman Jalloul, di 25; Afranr Bachar, 26 anni; Mustafa Jumaa, di 27; Hani Othaman, 30 anni; Ahmad Balkis, 49 anni, tutti originari della Siria, e degli indiani Jouy Munish, 24 anni, e Anuj Chauhan, di 19.

Il gruppo sarà interrogato nelle prossime ore nell’auspicio che possa fornire elementi utili al prosieguo delle indagini delle fiamme gialle dirette dal maggiore del comando provinciale Massimiliano Pacetto. In sinergia con gli altri colleghi e nell’ambito di una intensa attività di intelligence a livello internazionale con il coordinamento della procura di Roma, si dovrà risalire al canale di approvvigionamento della droga, con buona probabilità il Marocco. Appare verosimile però che i nove componenti dell’equipaggio non siano altro che pedine, peraltro sacrificabili, visto l’ordine superiore di dare fuoco a tutto una volta scoperti, mettendo a rischio quindi la loro stessa vita, nell’ambito di un complesso meccanismo gestito ad alti livelli da un organizzazione ramificata.

Solo un grosso gruppo ben articolato sarebbe difatti stato in grado di organizzare un viaggio del genere spalmato su vari porti e con un carico tanto scottante quanto prezioso di 30 milioni di euro e che avrebbe fruttato fino a 100 milioni sul mercato nero. Intanto il relitto semi carbonizzato della «Gold star» dovrebbe lasciare il porto di Pozzallo tra qualche settimana, per essere dirottato altrove e liberare la banchina, ancora occupata da mesi pure dall’altra motonave «Osman», sequestrata assieme al carico di 900 chili di droga che trasportava.