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Giovedì 8 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 15:45 - Lettori online 606
POZZALLO - 19/03/2008
Cronache - Pozzallo - Con l’accusa di abuso d’ufficio

Gestione porto di Pozzallo:
tre rinvii a giudizio

Tra gli imputati il già comandante della capitaneria Aruta Foto Corrierediragusa.it

Quattro anni dopo l’avvio dell’inchiesta della procura, le indagini sulla gestione del porto di Pozzallo trovano il loro epilogo in tre rinvii a giudizio per abuso d’ufficio. Davanti al giudice monocratico dovranno comparire l’11 giugno il già comandante della Capitaneria di porto Bernardo Aruta, l’imprenditore Vincenzo Moscuzza e il funzionario del comune di Pozzallo Giovanni Gambuzza.

Il rinvio a giudizio deciso dal gup Fabio Ciraolo scaturisce dalle irregolarità riscontrate in questi ultimi anni dalle forze dell’ordine sul rilascio delle concessioni per lo svolgimento delle attività economiche. Sarebbero state parecchie le situazioni irregolari determinate da «favori» a vantaggio di pochi imprenditori e che avrebbero collocato gli altri operatori portuali in una oggettiva situazione di svantaggio, ponendo in essere disparità di trattamento con gravi perdite economiche per quanti non avevano santi in paradiso.

Fu proprio la denuncia di degli operatori portuali penalizzati a far scattare l’inchiesta della Procura nel marzo 2004, adesso sfociata nel rinvio a giudizio di Aruta, Moscuzza e Gambuzza per le irregolarità che caratterizzarono le concessioni rilasciate per il rifornimento di carburante destinato alle navi mercantili. Nell’ambito delle indagini furono apposti i sigilli al silos di un deposito di carburante della struttura portuale appartenente a Moscuzza, poi dissequestrato dal tribunale del riesame di Ragusa. I tre imputati rinviati a giudizio devono rispondere, ciascuno per le proprie responsabilità, della concessione rilasciata in maniera illegittima il 22 marzo 2004 per l’installazione di un serbatoio metallico fuori terra di 500 metri cubi.

Erano altresì annesse opere murarie di basamento e contenimento in cemento armato, per i rifornimenti di combustibili all´interno dello scalo portuale di Pozzallo. Gli impianti, che occupavano un’area del demanio marittimo di mille 700 metri quadrati nella banchina Caposaldo, si aggiungevano all’impianto di distribuzione di carburanti che si estendeva su un’area di 470 metri quadrati, realizzato attraverso una concessione demaniale rilasciata dalla Capitaneria di Porto di Siracusa il 19 aprile del 2000.

Il sequestro preventivo dei serbatoi fuori terra e delle opere murarie di pertinenza del deposito di carburante scattò quando venne accertato che la concessione per le forniture di carburanti sarebbe stata assegnata irregolarmente, sulla base di preferenze specifiche in ordine a non meglio precisati criteri di discrezionalità. Atti illegittimi viziati dalla violazione del codice della Navigazione che, in casi del genere, prevede tra l’altro l’affissione di un bando pubblico.

L’unico imprenditore ad essere stato avvantaggiato dalla concessione illegittima fu Moscuzza, a tutto svantaggio dei suoi colleghi, di fatto tagliati fuori. L’iter della vicenda venne seguito da Aruta e da Gambuzza, ciascuno per le rispettive responsabilità di cui dovranno adesso rendere conto al giudice.