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Venerdì 2 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 22:30 - Lettori online 604
POZZALLO - 07/09/2012
Cronache - Nuovi "buchi" in arrivo nei fondali del mar Mediterraneo

La "Vega" raddoppia al largo della costa iblea

Sarebbe pronto lo «sbarco» del campo «Vega B» Foto Corrierediragusa.it

In attesa del varo del Piano energia, che dovrebbe arrivare entro la fine del 2012, i produttori petroliferi italiani muovono i primi passi. Dalla scoperta di nuovi giacimenti di petrolio e gas al via libera alle prospezioni in tutto il Mediterraneo al possibile snellimento delle procedure autorizzative, per permessi di ricerca e concessioni di coltivazione di idrocarburi, da parte del ministero dello Sviluppo economico. Tutto entro, e non oltre, il 2016.

Anche il territorio ibleo non è esente da nuovi «buchi» nel sottosuolo marino che alcune compagnie petrolifere hanno intenzione di effettuare nei prossimi mesi. A poche miglia dalla costa, infatti, sarebbe pronto lo «sbarco» del campo «Vega B», la piattaforma che affiancherà la «Vega A» a venti miglia da Pozzallo, nella concessione di coltivazione «C.C6.EO» di Edison (60%) ed Eni (40%). La multinazionale francese ha presentato al ministero dell’Ambiente tutti i documenti necessari per l´esito positivo della Via (la Valutazione d’impatto ambientale, ovvero il benestare per poter trivellare le profondità marine).

In realtà, la «Vega B» è nata nel 1984, quando il Ministero dell´Industria, del Commercio e dell´Artigianato (Mica) diede il via libera per la costruzione di due impianti, ciascuna avente a disposizione 24 possibili pozzi. Le due piattaforme sarebbero state collegate tramite condotte sottomarine per il trasferimento del greggio e del flussante, e il trasferimento del greggio (trattato solo nella «Vega A») ad una petroliera di stoccaggio (l´attuale «Leonis»). Il progetto delle due piattaforme «gemelle» è rimasto sempre nei cassetti degli uffici della Eni e della Edison. A fine anno, dunque, potrebbero esserci delle novità.

Dal 1984 ad oggi, sono stati perforati 21 pozzi dalla «Vega A», di cui 18 risultati produttivi. Per mettere in funzione la «Vega B» serve «bucare» altro fondale marino. Si comincerà con 4 pozzi ma, in caso di risultati positivi, potrebbe subentrare la necessità di perforare altri 24 pozzi. L’obiettivo è produrre 6400 barili di greggio al giorno. Un quantitativo che, moltiplicato per i 21 anni del progetto totale, fornisce una stima dieci volte superiore a quella preventivata. I conti non tornano e i risultati potrebbero rivelarsi scarsi, ma comunque sostenibili dal punto di vista economico. Del resto, è quello che avvenne anche per la Vega A, per la quale si stimavano 7000 barili di greggio giornalieri e più, oggi scesi a 3000.

Ad un mese e qualche giorno dalla protesta degli attivisti di Greenpeace, si torna a parlare di inquinamento e sviluppo nelle acque che sono prospicienti alla città di Pozzallo, da più di due lustri «Bandiera Blu» della Fee, il cui sindaco Luigi Ammatuna ha più volte ribadito di non volerne sapere di nuovi giacimenti. Da difendere, inoltre, numerose specie marine protette del Mediterraneo e stock ittici di particolare importanza commerciale. Pesca e turismo in primo piano, insomma.

Nel documento che giace sui tavoli del Ministero dell´Ambiente, c´è scritto che il 25 settembre è il giorno ultimo per presentare delle osservazioni. Sindaci e assessori del Comprensorio sono già in fermento per attuare le prime forme di protesta. Previsto (forse la settimana prossima) un tavolo tecnico per discutere dell´annoso problema. Non bisogna perdere tempo. Anche perchè in passato la «Vega A» qualche problema l´ha palesato. I fatti contestati risalgono al periodo di tempo compreso tra il 1989 e il 2007. Il coinvolgimento in un presunto sversamento in mare di sostanze derivanti dall’estrazione di greggio, le acque di sentina, senza autorizzazioni mise in allerta la Capitaneria di porto di Pozzallo. Ad oggi, per il Tribunale di Modica, i rinviati a giudizio sono 6 e decine di milioni di euro i danni ipotizzati all’ecosistema marino.

La Edison, in questi anni, ha sempre difeso il proprio operato. Il rinvio a giudizio sarebbe difatti relativo alla sola assenza delle autorizzazioni necessarie alle attività di reiniezione nel sottofondo marino delle acque derivanti dal ciclo produttivo degli idrocarburi. Autorizzazioni che Edison conferma di avere fin dal 1990.

Pietro Dommarco - Altreconomia.it
Nella foto in alto la piattaforma Vega


il nostro petrolio
09/09/2012 | 11.09.57
marco

siciliani riprendiamoci il petrolio dei nostri mari e riprendiamoci la nostra dignita´ , un´appello ai nostri politici o difendete i nostri diritti o tornate a casa ormai abbiamo capito il vostro gioco e non funziona piu´ . la benzina a due euro e´ un furto