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Sabato 3 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 16:41 - Lettori online 1048
POZZALLO - 20/08/2012
Cronache - I più scalmanati hanno iniziato ad inveire contro poliziotti e carabinieri

La quiete dopo la rivolta al centro di prima accoglienza: 14 arresti

La richiesta, inevasa, dei permessi di soggiorno e il possibile rimpatrio in tempi brevi hanno scatenato l’ira degli ospiti del centro
Foto CorrierediRagusa.it

La quiete dopo la tempesta. Si respira un´aria decisamente migliore al Cpa di Pozzallo dopo il lunedì tumultuoso che ha visto alcuni immigrati clandestini prima distruggere il centro dove sono ospiti e poi salire sul tetto al fine di minacciare agenti e poliziotti. Il tutto, per chiedere il permesso di soggiorno.

Sono pure giunte a termine le indagini che hanno riguardato ben 14 persone, responsabili dei disordini che hanno messo in allerta Guardia di Finanza, Polizia, Carabinieri e vigili del Fuoco del distaccamento di Modica. Otto immigrati sono stati rinchiusi nel carcere di Ragusa in contrada Pendente ed il resto a Modica, presso il carcere di Piano del Gesù. Tutti sono accusati di resistenza e violenza nei confronti verso le forze dell’ordine. Ecco i nominativi di coloro che sono finiti in cella: Attia Ehadi,di 34 anni, Mesrati Hamed, di 38 anno, Alì Aymen, di 28 anni, Boussef Saber, di 21 anni, Gabsi Abdelkrim, di 24 anni, Jebali Manssef, di 30 anni, Kraiem Tahar, di 26 anni, Sayar Rabie, di 29 anni, Fadalaoui Mehdi, di 28anni, Zaoui Ahmed, anch’egli 28enne, Sarhane Rami, di 21 anni, Slimani Fahmi, di 24 anni ed il fratello Anis, di 21 ed il 22enne, Saadali Mohamed.

Secondo la polizia, i tunisini hanno utilizzato gli estintori del sistema antincendio come armi contundenti lanciandoli contro le forze dell´ordine e hanno usato i vetri delle finestre rotte come armi da taglio.
La reazione violenta degli ospiti del centro si è scatenata dopo che avevano tentato la fuga ed erano stati fermati da agenti e militari. Due le persone finite in ospedale, un carabiniere (prognosi di 4 giorni) e un finanziere (ne avrà per sei giorni).

Dopo la giornata di ieri, poi, è stato fatto un accurato inventario delle cose che mancano e delle cose che andate distrutte. L´elenco è abbastanza lungo e comprende l’impianto di videosorveglianza, porte e vetrate, sanitari e rubinetti, alcuni locali sono stati allagati con gli idranti anticendio, gli armadi del vestiario della Protezione Civile sono stati scassinati, i computer negli uffici di polizia all’interno del centro presi e scaraventati a terra. Con i cavi strappati dall´impianto elettrico e usati come corde, i tunisini si sono poi arrampicati sul tetto, armati di cocci di vetro, mattoni e estintori. Solo la pazienza delle forze dell´ordine, mista a tanto sangue freddo, ha permesso la resa dei clandestini senza che (quasi) nessuno si facesse male.

I tunisini sono facenti parte di due sbarchi che si sono verificati sull´isola di Lampedusa lo scorso 16 e 18 agosto. In previsione di altri ben più copiosi arrivi di immigrati clandestini sull´isola pelagica che seguirono, la Prefettura di Agrigento decise di spedirli a Pozzallo. Nella città rivierasca, i tunisini hanno ribadito la volontà di non voler più tornare in Africa e di chiedere il permesso di soggiorno che solo domenica scorsa gli è stato negato in via ufficiale. Da qui, gli scontri di lunedì che riaprono una triste pagina della storia del centro, visto che, solo un anno fa, altri immigrati clandestini ruppero vetri e distrussero in parte la struttura, sempre per lo stesso motivo.

Già nella mattinata di ieri, sono iniziati i lavori di ristrutturazione ed adeguamento funzionale che vedranno alcuni operai lavorare celermente in vista di possibili sbarchi che potrebbero interessare la costa iblea. Nel caso in cui dovessero arrivare altri immigrati (o via mare o smistati da altri centri), si pensa alla riapertura della palestra comunale, sita al quartiere Palamentano.

E intanto serpeggia molto malumore fra le vie della città rivierasca. I commenti che si sentivano fra corso Vittorio Veneto e piazza Municipio, ieri, erano tutti improntati ad una rapida chiusura del Cpa. Altri vorrebbero che la struttura fungesse da un vero centro di prima accoglienza, dove gli immigrati possano restare tre o quattro giorni al massimo. Pozzallo vuole accogliere gli stranieri che arrivano sulle sue coste, ma non può ospitare per mesi in condizioni difficili e all’interno di veri e propri centri di detenzione stranieri con la sola colpa di cercare un futuro migliore. Questo il pensiero di quanti non vogliono noie legate al mondo degli immigrati clandestini giunti in Sicilia.

I CONCITATI MOMENTI DELLA RIVOLTA
Rivolta dei 56 immigrati clandestini rinchiusi nel centro di prima accoglienza. Le forze dell´ordine hanno arrestato 14 rivoltosi, tra cui una donna. La richiesta, inevasa, dei permessi di soggiorno e il possibile rimpatrio in tempi brevi avevano scatenato l´ira degli ospiti del centro. É successo quando il folto gruppo di tunisini ha pensato bene di inscenare una vigorosa protesta contro le decisioni di rimpatrio predisposte dalla Questura di Ragusa. Già nella notte, i primi turbamenti hanno agitato gli animi dei tunisini. Tanto che le forze dell´ordine, di buon mattino, hanno ostruito con una volante l´ingresso principale del sito. Le avvisaglie sono cominciate intorno alle 7 di ieri mattina quando dalle parole si è passati alle vie di fatto.

"Non riuscirete a mandarci di nuovo in Africa" il coro unanime dei reclusi del centro. Un primo folto gruppo di africani ha caricato gli agenti presenti al Cpa. Vetri rotti, una scrivania messa sottosopra, il ripostiglio messo a soqquadro, sei degli otto rubinetti divelti come arma impropria da usare contro le forze dell´ordine, acqua per terra in diverse stanze. L´uso dei manganelli ha certamente scoraggiato i meno facinorosi che, dopo qualche minuto, hanno cessato la loro protesta, rientrando nella zona est del centro.

I più scalmanati hanno invece iniziato ad inveire contro poliziotti e carabinieri, alcuni hanno pure guadagnato la via d´uscita per fuggire, in tre (c´è chi dice due persone) hanno trovato il modo di evadere dal centro e di far perdere le proprie tracce. A tal proposito, una segnalazione è giunta alle forze dell´ordine di un immigrato che ha percorso a piedi il Viale Australia, prima di «nascondersi» in città. I Carabinieri hanno setacciato le vie del quartiere Raganzino, in mattinata, senza riuscire a trovare anima viva.

Ore 10. Sedici immigrati salgono sul tetto, grazie ad una pila di materassi messi l´uno sopra l´altro. Sul tetto, i sedici immigrati hanno pietre, cocci di vetro, anche un bastone di legno. Inizia la mediazione. Gli agenti, in tenuta da sommossa, agitano i manganelli, gli immigrati, a loro volta, minacciano gli agenti con gesti inequivocabili. Arriva anche il sindaco di Pozzallo, Luigi Ammatuna, assieme al vicesindaco Francesco Gugliotta, e all´assessore comunale Alessandro Maiolino. Lo stesso Maiolino tenta una mediazione con il gruppo. Per tutta risposta, ottiene il gesto del «taglio della gola» col dito pollice da parte di un immigrato.

Ore 10,30. Alcuni immigrati, grazie alla mediazione del Commissario Capo della Squadra Volanti della Questura di Ragusa, Nino Ciavola, riescono a scendere dal tetto, convinti che la protesta non porterà a nulla, se non a prolungare la permanenza all´interno del centro. Solo in otto «resistono» fino alle 11 circa. In mezz´ora, solo qualche «scambio di vedute» fra poliziotti ed immigrati sulla richiesta di permesso di soggiorno rifiutata agli immigrati.

"Non scendiamo" hanno detto alle forze dell´ordine, fra qualcuno che si riparava sotto i pannelli fotovoltaici del centro ed altri che hanno sfidato apertamente la pazienza dei poliziotti. Nel contempo, il tratto di strada che conduce al porto veniva chiuso grazie al tempestivo intervento di vigili urbani e volontari della Protezione Civile. Nelle vicinanze del centro, era possibile scorgere 20 autovetture circa fra Guardia di Finanza, Carabinieri e gli agenti della Polizia. Poi la rivolta è stata sedata.

Coincidenza ha voluto che proprio il terzo lunedì dell´agosto dell´anno scorso, giorno 22, scoppiasse una rivolta identica a quella vista ieri. Nel 2011, a farne le spese furono cinque carabinieri e due finanzieri i quali fecero ricorso alle cure dei sanitari dell´ospedale «Maggiore» di Modica. Ieri, il bilancio è stato, tutto sommato, positivo con «solo» due carabinieri che hanno riportato qualche graffio.

Ed ancora riecchieggiano le parole dell´ex sottosegretario Sonia Viale (Lega Nord), in visita a Pozzallo l´anno scorso dopo i tumulti del 22 agosto. La Viale, in quell´occasione, ribadì come il centro fosse fra i più sicuri in Italia e che non era necessario implementare il numero di forze dell´ordine, sebbene ancora non si fosse parlato di «tagli». L´esperienza, invece, insegna che sedici immigrati possono danneggiare seriamente una struttura se, a fronteggiarli, ci stanno poche unità. E ieri se n´è avuta conferma, checchè ne dica la Viale.

Altro dato su cui riflettere, il centro di permanenza era stato ultimamente consegnato al sindaco della città rivierasca coi livelli di sicurezza ottimali, a tutela dell’incolumità degli operatori e degli immigrati. Ieri, alcuni funzionari del Comune hanno cominciato la stima dei danni che, da un primo sommario resoconto, pare si possa aggirare intorno alle 30 mila euro, fra vetri e scrivanie da rimettere in sesto. Pertanto, non saranno più spediti altri immigrati al Cpa di Pozzallo fino a quando la struttura non sarà messa nuovamente in sicurezza. Non è escluso che i 40 immigrati che non sono saliti sul tetto a protestare, possano lasciare il centro in tempi brevissimi. Per poi chiudere il centro ed avviare i nuovi lavori di manutenzione.

"E´ stato uno «spettacolo» indecoroso – ha detto il sindaco – e che non deve verificarsi più. Ci vanno di mezzo poliziotti, finanzieri e carabinieri che rischiano la propria vita. A tal proposito, sento la necessità di ringraziare le forze dell´ordine di ogni grado per quanto visto al Cpa di Pozzallo. Dentro il centro, vi sono anche i volontari della Protezione Civile che non hanno come difendersi se succedesse una rivolta improvvisa. Un numero maggiore di poliziotti e carabinieri dentro il centro di prima accoglienza? Non è di mia competenza la cosa, ma è chiaro che auspico sempre che non accada nulla e, affinchè accada ciò, ritengo sia necessario che le forze dell´ordine siano sempre in numero congruo".

Nella foto in alto e nelle foto sotto (cliccate per ingrandire) le concitate fasi della rivolta


che schifo...
20/08/2012 | 23.51.00
gd4

siamo così buoni e buonisti con questa gente che si permettono di minacciarci e di metterci i piedi in faccia in un modo vergognoso!
il tutto dopo averli salvati dal naufragio, sfamati e rifocillati!
ve lo immaginate i nostri nonni che emigravano in america se si fossero comportati così...
c´è modo e modo di emigrare... così come c´è modo e modo di essere accoglienti...