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Domenica 11 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:05 - Lettori online 532
POZZALLO - 08/08/2012
Cronache - Circa 60 clandestini sono approdati a bordo di un peschereccio

Secondo sbarco di egiziani e arabi in 3 giorni a Pozzallo

Sarebbero già stati fermati gli scafisti e i complici

Il trasporto degli immigrati è un grande affare economico. I soldi sono la reale motivazione che spingono gli scafisti ad approfittare del bel periodo di sole e di mare caldo per rischiare la vita propria e quella di altre persone per giungere sulle nostre coste. Saranno sicuramente giunte in Africa le notizie degli arresti dello sbarco dello scorso venerdì, così come di altri arresti sia in territorio italiano come in quello maltese. Imperterriti, però, gli scafisti indefessi organizzano viaggi della speranza (o della morte, fate voi) per cercare di ottimizzare costi e tempi. Il sole e mare calmo dureranno ancora per altri due mesi, prima dell’avvento dell’autunno e della penuria di immigrati clandestini che, certo, non si imbarcheranno con un eventuale mare forza sette.

Nonostante i cinque arresti dello scorso fine settimana, non sono passati neanche tre giorni che una nuova imbarcazione di migranti ha messo in allerta i militari delle Fiamme Gialle, validi protagonisti ancora una volta di un trasbordo a terra senza che nessuno si facesse male. La segnalazione è giunta in piena notte. Le Fiamme Gialle hanno raggiunto il natante a 20 miglia circa a sud-est della costa iblea. L´imbarcazione sospetta è stata prima monitorata e quindi successivamente abbordata. Successivamente, i finanzieri sono saliti a bordo per effettuare i controlli di rito. Settantuno le persone a bordo, di cui 10 minori. Non è escluso che il dato relativo ai minori possa cambiare ed aumentare nella giornata di oggi, dopo i controlli certosini effettuati dalle forze dell’Ordine. Tutti in ottime condizioni di salute, gli immigrati hanno raggiunto lo scalo del porto intorno alle 11 di ieri mattina. Operazione che si è conclusa nel giro di pochissimi minuti. Sono bastati 40 minuti circa per far scendere dalla motovedetta gli immigrati e sistemarli nel vicino centro di prima accoglienza, sito all’interno del porto.

Tutti sedicenti egiziani, una persona è stata allontanata dal gruppo, una volta scesa a terra. Forse il presunto scafista che, stando alle indiscrezioni avute in loco, avrebbe voglia di parlare e confidare alle autorità competenti cosa sia successo nel corso della traversata e se, nell’esiguo gruppo di persone giunte in Sicilia, vi sia qualche altro scafista.

Gli interrogatori sono durati per tutto l’arco del pomeriggio e le «ultime» giunte dal Cpa di Pozzallo riferiscono di altri due scafisti. Maggiori dettagli saranno diffusi nella giornata di oggi.

All’interno del centro di prima accoglienza, gli egiziani giunti ieri «godono» della compagnia di altri connazionali, giunti, a loro volta, con lo sbarco di venerdì scorso. Tutti sotto la vigilanza di carabinieri e finanzieri e la custodia dei volontari della Protezione Civile di Pozzallo, impegnati nella distribuzione dei tre pasti quotidiani.

I soldi, anche in questo caso, sono stati la «molla» dei continui andirivieni delle carrette del mare, dall’Africa in Europa e viceversa. Tre o quattro mila euro la somma verosimilmente versata agli scafisti. Calcolatrice alla mano, anche se ogni persona avesse pagato solo tre mila euro, il bottino per gli scafisti sarebbe stato intorno alle 213 mila euro, sommati ai 243 mila euro (degli 81 sbarcati lo scorso fine settimana) si raggiunge la somma di 450 mila euro circa, euro più euro meno. E questo solo per due sbarchi. Figurarsi cosa possono introitare quando, nel corso di un anno solare, gli sbarchi possono raggiungere anche quota trenta. E il dato è relativo solo a quanto accade a Pozzallo.

Appare chiaro che, chi recluta la manovalanza per effettuare gli sbarchi in Europa, ha tutto l’interesse a velocizzare l’arrivo di immigrati nel nostro territorio, infischiandosene di alcuni sedicenti pescatori che finiscono in galera. E al mese di ottobre, è bene ricordarlo, mancano ancora due mesi.

GLI ARRESTI DEI 5 SCAFISTI DELLO SBARCO DI 86 EGIZIANI
Sembrerebbe esserci l’ombra lunga di un’organizzazione ben radicata dietro l’ultimo sbarco che ha interessato la scorsa settimana le coste iblee. Un’organizzazione egiziana che sarebbe composta da individui senza scrupoli pronti al sacrificio di vite umane, pur di fare soldi a palate sulla pelle dei disperati in fuga dal loro paese natio e alla ricerca dell’Eldorado in terre, come l’Italia, che non hanno nulla da offrire.

E così, alla fine, sono saltati fuori anche i cinque presunti scafisti dell’ultimo sbarco di 86 egiziani, 55 dei quali minorenni, verificatosi nella notte tra venerdì e sabato scorsi a Pozzallo. Uno sbarco rocambolesco che poteva finire male, non fosse stato per il salvataggio tempestivo da parte dei militari della Capitaneria di porto di Pozzallo. In una operazione congiunta tra Squadra mobile, Carabinieri e Guardia di finanza, le manette sono scattate per cinque egiziani di età compresa tra i 57 e i 28 anni.

Si tratta di Elbary Ali Adel, Mekdi Arabi Abdl Saram, Sied Ali Ebrahim, Gafex Mahmoud e Elsaed Hesham Ibrahim. Tutti devono rispondere di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. I cinque scafisti avevano stipato il carico umano nella stiva, al riparo da occhi indiscreti. L’obiettivo era quello di non dare nell’occhio in caso di controlli, passando per un peschereccio composto da pescatori intenti nel loro lavoro in mare.

In effetti, particolare questo al vaglio degli inquirenti, l’imbarcazione era del tutto in regola, anche perché i cinque presunti componenti l’equipaggio era in possesso dei tesserini marittimi. Invece si trattava di un viaggio della speranza per il quale i clandestini avevano pagato dai 3 ai 4mila euro a testa, per complessivi 280mila euro circa.

Una somma, che, per gli scafisti senza scrupoli, avrebbe anche potuto valere la perdita di qualche giovane vita. Per condurre i disperati sulla terraferma ci sarebbe dovuta essere una sorta di staffetta organizzata dalla nave madre attraverso l’utilizzo di scafi più piccoli, che, forse per problemi organizzativi, in questo viaggio è venuta a mancare. I dettagli sono stati resi noti in procura a Modica ieri mattina dagli investigatori di Polizia, Carabinieri e Finanzieri.

Sono state le immagini girate dall’equipaggio della motovedetta della Capitaneria di porto di Pozzallo ad inchiodare gli scafisti alle proprie responsabilità, in base agli atteggiamenti assunti sulla nave durante la fase dell’abbordaggio. Le testimonianze dei disperati, una volta giunti sulla terraferma, hanno fatto il resto.

Erano state due le imbarcazioni partite dalla Libia, ognuna col proprio carico umano. Una volta in acque maltesi, un peschereccio aveva proseguito verso la Sicilia, mentre l’altro era stato intercettato dall’equipaggio di un elicottero dell’Aeronautica di Malta, a 30 miglia a sud dell’isola dei Cavalieri. Su quest’ultimo barcone viaggiavano per l’appunto gli 86 immigrati poi sbarcati a Pozzallo. Tra loro si nascondevano pure i cinque scafisti egiziani, che, a quanto pare, farebbero parte della stessa organizzazione che gestisce il traffico illegale di migranti dalla costa africana a quella europea.

Tre immigrati si erano persino gettati in acqua per tentare un’improbabile fuga verso la costa, facendo scoprire così gli altri disperati stipati nella stiva del peschereccio, nascosti alla vista delle forze dell’ordine. Le scuse del motore in avaria e dei soccorsi in arrivo (circostanze non veritiere) non avevano tratto in inganno i militari, che, dopo il rifocillamento e le operazioni di foto segnalamento, hanno individuato i cinque scafisti, che adesso si trovano rinchiusi nel carcere di Modica.