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Venerdì 9 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 15:44 - Lettori online 1630
POZZALLO - 23/08/2011
Cronache - La proposta dopo i subbugli

Da centro di accoglienza per gli immigrati a carcere

A dare manforte a questa ipotesi, il Coisp, il sindacato di Polizia
Foto CorrierediRagusa.it

Da centro di accoglienza temporanea per gli immigrati a carcere. Sarebbe questa l’ipotesi al vaglio della Questura di Ragusa e delle forze dell’Ordine, all’indomani delle riunioni di due comitati di ordine pubblico, coordinati dal questore di Ragusa, Filippo Barboso, che si sono svolte fra lunedì pomeriggio e ieri, al fine di mettere la parola fine sui disordini e le paventate fughe degli immigrati giunti nel comune rivierasco.

A dare manforte a questa ipotesi, il Coisp, il sindacato di Polizia, il quale alza la voce dopo l’ennesimo grave attacco perpetrato a chi garantisce ordine e disciplina presso il Centro. Troppi feriti, le condizioni di difesa per le forze dell’ordine quasi nulle e nuovi possibili scontri non lasciano dormire sonni tranquilli. La convinzione unanime è che la repressione, a questo punto delle cose, sia più utile della libertà concessa in passato.

L’ennesimo appello della segreteria nazionale del Coisp, in cui si chiede al Ministero dell’Interno di rinforzare i cordoni della sicurezza intorno all’impianto sembra accelerare l’iter per la trasformazione del Cpa in Cie.

"Il Centro di Pozzallo deve essere adeguato immediatamente sotto il profilo della sicurezza passiva, o deve essere chiuso! Non servono a nulla le ordinanze – dice il sindacato - che impongono vigilanze e controlli serrati se gli «ospiti» sono ammassati dentro un capannone con letti a castello che forniscono una quantità infinita di sbarre da usare per attaccare i poliziotti. La sistematica devastazione di tutte le strutture, degli infissi, delle porte e delle finestre dovrebbero avere già consigliato di dichiarare il Centro non sicuro, senza attendere gli incidenti dei giorni scorsi, i quali non fanno altro che confermare la serietà degli allarmi lanciati dal Coisp".

A Pozzallo, poi, pare siano giunti quelli che non hanno niente da perdere. Gente che si «riscalda» facilmente e che non ci pensa due volte ad imbracciare quello che gli capita per mano al fine di infrangere vetri e rompere infissi pur di non ritornare in patria. Il Viminale non tiene evidentemente conto della facilità con cui si può evadere dal Centro.

A mali estremi, dunque, estremi rimedi. Se da Lampedusa arrivano questi «ospiti», il Cpa sarà presto una zona militarizzata. Un carcere dove detenere anche i più facinorosi. Così facendo, l’auspicio è quello di limitare i danni per l’impianto e le persone che vi lavorano dentro, militari, volontari della protezione civile, persino gli addetti alle pulizie. Inoltre, non si dovrebbero più assistere a scene come quelle viste nei giorni passati. Niente più rivolte, niente più vetri spaccati, nessun carabiniere, finanziere o agente ferito.

Se il Cpa diventa carcere a tutti gli effetti, sarà potenziato (e non potrebbe essere altrimenti) il numero di militari operanti presso l’ex Dogana del porto. «Sentinelle» con armi in braccio e il colpo in canna sorveglierebbero l’area, a partire dal cancello fino all’area esterna dell’edificio.

E il sindaco di Pozzallo, Peppe Sulsenti, sembra essere restìo all’area militarizzata. "Non possiamo continuare a mettere a rischio la vita degli agenti delle forze dell’ordine e quella di chi opera all’interno della struttura - dice Sulsenti - In più per evitare queste ribellioni il centro si sta trasformando in un vero e proprio carcere con grate e porte di ferro. L’intenzione della struttura non era quella di detenere ma di accogliere. Da un pò di tempo a questa parte non è più così, ecco perché chiediamo risposte adeguate dalle autorità competenti perché la situazione è diventata insostenibile".

Il Cpa pozzallese era nato, più di dieci anni fa, come avamposto temporaneo per il trasferimento di immigrati verso sedi più appropriate e maggiormente più estese e tale dovrebbe rimanere, secondo anche buona parte della popolazione locale, timorosa, a sentire i primi commenti, nell’apprendere che il Cpa possa divenire presto un carcere.

Ieri, intanto, altra giornata di quiete, dopo la tempesta dei giorni passati. Continuano le ricerche di quei pochi immigrati che ancora mancano all’appello. Per tutti, l’obiettivo di svuotare il Cpa di Pozzallo entro la fine del mese di agosto, sempre se non accadono altri fatti incresciosi.

LA CRONACA DELLA GUERRIGLIA ASSURDA
Cinque carabinieri feriti, 13 immigrati arrestati, circa 50 africani ancora da trovare in giro per la provincia di Ragusa, vetri e infissi nuovamente distrutti (foto). Raccontare quello che è successo lunedì, al centro di prima accoglienza del porto, dà l’esatta idea di quanto siano sacrosante le proteste che i sindacati di Polizia hanno denunciato nei giorni scorsi.

Nella notte fra domenica e lunedì, una telefonata dall’Africa diretta al cellulare di un immigrato ospite del Centro, mette lo scompiglio fra i nuovi arrivati. "Guardate che vi faranno rientrare in Africa, se non oggi, sarà domani". Il messaggio si diffonde in pochi minuti fra gli immigrati, molti dei quali già con una richiesta di asilo politico inoltrata alle forze dell’ordine dell’isola pelagica dopo l’arrivo dei giorni scorsi in Italia. Scatta la follia da parte di alcuni immigrati, sedicenti libici, i quali hanno riferito di non voler tornare nei luoghi dove è in corso una guerra civile. Alcuni immigrati smontano i letti a castello di ferro, che si trovano fra le mura dell’edificio.

Inizia, così, una colluttazione che durerà più di trenta minuti, dove, a farne le spese, saranno cinque carabinieri, feriti in modo lieve e trasportati all’ospedale «Maggiore» di Modica, dove saranno dimessi nel primo pomeriggio di ieri. Distrutti anche i vetri e gli infissi della struttura. I carabinieri feriti godranno di qualche giorno di riposo, vista la situazione occorsa. Gli infissi saranno riparati, invece, nella giornata odierna.

Nel contempo, circa 50 immigrati fuggono, davanti ad uno sparuto gruppo fra carabinieri, polizia e finanzieri. Poche unità contro più di cento persone. Il confronto è impari. I mezzi a disposizione irrisori. La fuga dal Centro, oramai, è divenuta una cosa da ragazzi. Basta smontare qualche pezzo di ferro e il gioco è fatto.

Tredici persone, delle cinquanta in fuga, vengono rintracciate e riportate al centro nella mattinata. Qualcuno è stato acciuffato nel pomeriggio. Diversi automobilisti, in transito per la strada provinciale Modica-Pozzallo, hanno visto immigrati camminare sotto il sole cocente di ieri, a piedi scalzi. Qualcuno ha avvisato le forze dell’ordine. Anche oggi le ricerche proseguiranno.

La conta degli immigrati al Centro era aggiornata ogni tre ore, con l’arrivo di uno o due immigrati, intercettati per le campagne del Modicano. Alle 12, è iniziato l’interrogatorio per tredici immigrati presso la caserma dei carabinieri di Pozzallo, sita al lungomare Raganzino. Alle 15, gli stessi tredici immigrati venivano trasferiti nelle carceri di Modica e Ragusa. L’accusa, danneggiamento e resistenza a pubblico ufficiale.

Intanto, dopo il trasferimento nel centro di prima accoglienza a Pozzallo di 60 immigrati, che facevano parte di un gruppo di persone sbarcate clandestinamente a Lampedusa il 13 agosto scorso, la Squadra Mobile di Ragusa ha arrestato due tunisini: Mohamed Torkhani, 25 anni e El Akremi Marouan, vent´anni, oltre ad un marocchino, Emaydi Hisin, 32 anni.

I tre sono accusati di essere entrati in Italia senza l´autorizzazione del Viminale. Nei confronti di Emaydi Hisin, inoltre, sono state ripristinate due ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse dal Tribunale di Bologna. Il marocchino, infatti, deve scontare un anno e tre mesi, pagare una multa di 4 mila 400 euro, per vicende legate al traffico di stupefacenti.

Il Questore di Ragusa Filippo Barboso, al porto di Pozzallo per commemorare un evento organizzato dalle Fiamme Gialle, riceve in continuazione, per tutta la mattinata, le telefonate dai funzionari della Questura. L’ordine impartito è quello di tenerlo informato sui gravi fatti successi ieri mattina.

Alle ore 12, i giornalisti presenti al porto chiedono una dichiarazione al Questore di Ragusa, Barboso, il quale, vista la situazione, s’infervora come non mai. "Contusi? - dice Barboso – Dovete scrivere che sono feriti, e non contusi, le forze dell’ordine che hanno rischiato grosso all’interno del Cpa. C’è una bella differenza. È diventata, comunque, una situazione insostenibile. L’unica cosa che posso dire con certezza è che siamo parecchio arrabbiati. Non si può proseguire in questo modo, con il bollettino dei carabinieri ricoverati in ospedale sempre in continuo aggiornamento". Accanto al Questore, il comandante provinciale dei Carabinieri, Nicodemo Macrì, annuiva in silenzio. Il disagio, per la situazione in essere, è indubbio, la misura sembra essere colma.