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Martedì 6 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:23 - Lettori online 1002
POZZALLO - 12/07/2011
Cronache - Dopo l’arresto dei 17 immigrati tra scafisti e rivoltosi

Questore all´Asp 7: "Un solo ospedale per i clandestini"

Chiesto un maggiore appoggio delle strutture sanitarie che devono accogliere gli immigrati che abbisognano di cure mediche
Foto CorrierediRagusa.it

Sono 27 gli scafisti arrestati negli ultimi mesi, compresi i dieci dell’ultimo sbarco, grazie al lavoro congiunto tra Polizia, Carabinieri e Guardia di finanza. Una sinergia apprezzata dal questore di Ragusa Filippo Barboso (foto) ieri in procura a Modica, nell’ambito della presentazione dell’operazione che ha consentito di assicurare alla giustizia anche gli scafisti dello sbarco di 105 giovanissimi egiziani di giovedì scorso.

Le manette sono scattate per dieci presunti egiziani, di cui due sedicenti minorenni, per il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Il questore, dopo aver rivolto il plauso alle forze dell’ordine, ha poi «bacchettato» l’Asp 7 di Ragusa per quanto riguarda l’appoggio delle strutture sanitarie che devono accogliere quei clandestini che abbisognano di cure mediche.

«Restando tacita la circostanza che ciascuno mette tutto il suo impegno per arginare il fenomeno dell’immigrazione clandestina, non posso però esimermi – ha dichiarato Barboso – dall’esortare l’Asp a fare in modo che, dal prossimo, eventuale sbarco, diventi una sola la struttura d’emergenza del pronto soccorso deputata ad accogliere quei clandestini che dovessero necessitare di cure mediche.

Ospitare difatti gli immigrati in più strutture sanitarie – ha proseguito il questore – non aiuta di certo le forze dell’ordine, il cui già risicato personale deve dividersi tra più ospedali della provincia iblea per piantonare gli immigrati ricoverati e a rischio di fuga. Non bisogna difatti dimenticare – ha aggiunto Barboso – che spesso i clandestini fingono di sentirsi male, specie se scafisti, al fine di prepararsi una via di fuga potenzialmente più facile dal pronto soccorso dove vengono ricoverati.

Il poter contare – ha concluso il questore – su un solo ospedale dove ricoverare in via temporanea i clandestini bisognosi di cure, faciliterebbe in maniera sostanziale il lavoro delle forze dell’ordine, che dovrebbero in tal modo piantonare gli immigrati in un unico pronto soccorso, potendoli così tenere in maniera più agevole sotto controllo, e con un minore impiego di personale».

Nessuna fuga si è comunque registrata per quest’ultimo sbarco, che, in realtà, come hanno tenuto a sottolineare ieri le forze dell’ordine, è stato piuttosto uno sbarco bloccato prima che si verificasse, Il potente moto pesca a bordo di cui i clandestini attendevano d’essere trasbordati sulla terraferma, era stato difatti individuato a circa 50 miglia dal porto di Pozzallo da un aereo e da una motovedetta delle Fiamme Gialle.

L’equipaggio del moto pesca, composto dai dieci scafisti arrestati, tra cui i due minorenni, aveva a quel punto tentato di speronare la motovedetta, ma senza successo. «Per fortuna – ha dichiarato il colonnello delle fiamme gialle Joselito Minuto – il nostro comandante è stato più bravo del timoniere del moto pesca, altrimenti avremmo potuto non trovarci qui per raccontare com’è andata». Proprio per il tentativo di speronamento, i dieci presunti scafisti rischiano anche l’accusa di resistenza a nave militare, reato previsto dal codice della navigazione. L’obiettivo degli scafisti, prima d’essere scoperti in mare aperto, era quello di far sbarcare i clandestini a piccoli gruppi, tramite un gommone che sarebbe dovuto apparire da lì a poco dalla spiaggia pozzallese.

Tutto questo per non rischiare il moto pesca, decisamente costoso, potente e capiente, e quindi riutilizzabile per altri viaggi della speranza. L’imbarcazione è stata invece posta sotto sequestro. Nelle tasche dei clandestini, tutti giovanissimi, e alcuni di loro pure minorenni, sono state rinvenute banconote egiziane. Un particolare che la dice lunga sulla nazionalità e sul luogo di partenza, come evidenziato dal capitano dei Carabinieri di Modica Alessandro Loddo.

Il dirigente della Squadra mobile di Ragusa Francesco Marino e il comandante provinciale della Fiamme Gialle Francesco Fallica hanno invece posto l’attenzione sulle varie operazioni che hanno condotto all’individuazione degli scafisti. Le manette, come ha ricordato il procuratore capo di Modica Francesco Puleio, sono altresì scattate anche per altri sette clandestini facinorosi, responsabili della rivolta che ha causato il lieve danneggiamento del centro di prima accoglienza del porto di Pozzallo, senza comunque provocare feriti.

LA SOMMOSSA NEL CENTRO DI PRIMA ACCOGLIENZA DEL PORTO DI POZZALLO
Una sommossa in piena regola, danni alla struttura, calma riportata dopo quattro ore di autentica guerriglia. Mattinata convulsa quella al centro di prima accoglienza di Pozzallo (foto) dove un gruppo numeroso di migranti, «ospiti» della struttura, ha cominciato prima ad inveire contro le forze dell’ordine e poi a danneggiare la struttura che li accoglie. Alla base degli scontri, ci sarebbe la promessa di un rimpatrio immediato (forse già oggi) in Egitto, terra d’origine per molti degli africani giunti ieri sera in provincia di Ragusa. I facinorosi sono stati arrestati assieme ai presunti scafisti dello sbarco. In tutto le manette sono scattate per 17 persone.

Quando, in mattinata, in molti si sono visti additare per un immediato ritorno in patria, alcuni migranti sono andati in escandescenza, tentando di forzare la porta d’ingresso del centro. Molti immigrati hanno riferito di non aver raggiunto la maggiore età (sebbene i riscontri effettuati avessero detto il contrario), e sol per questo, hanno arrogato il diritto di permanenza in Italia. Solo la prontezza di una folta rappresentanza di Polizia e Carabinieri ha evitato il peggio. Pare che, per qualche minuto, la struttura, messa a soqquadro, sia finita in mano agli africani. Qualcuno è riuscito pure a scavalcare la porta d’ingresso della struttura, nella speranza di poter saltare il cordone di forze dell’ordine, sistemato in assetto di guerra, pronto a contrastare l’azione dei rivoltosi. Alla fine, però, tutto è tornato alla calma, con l’ausilio anche dei vigili del fuoco del distaccamento di Modica, impegnati congiuntamente alle forze dell’ordine per far ritornare l’ordine all’interno della struttura.

Altro dato che sta emergendo in queste ore. Molti migranti avrebbero viaggiato gratis. Sembra che, per pagarsi la traversata, i ragazzi arrivino nel Nord Italia al fine di lavorare gratis e così ripagare «in natura» il debito contratto dalla famiglia con l’organizzazione che li ha condotti in Italia. È chiaro che un ritorno immediato in patria mette a repentaglio l’accordo fra le parti e, forse, a rischio anche qualche componente della famiglia che ha «investito» nel ragazzo per il loro riscatto sociale.

Nel pomeriggio, è stata fatta una prima valutazione dei danni, oltre alla conta dei contusi, sia per le forze dell’ordine sia per gli immigrati. Danni che hanno interessato porte e finestre della struttura, oltre che i servizi igienici, insiti nella struttura.

Nel pomeriggio, è stato potenziato il numero delle forze dell’ordine e saranno inevitabilmente presi dei provvedimenti disciplinari per qualche immigrato decisamente «facinoroso».

Giovedì sera, la conta dei centocinque immigrati era finita a tarda notte, e nulla lasciava presagire l’azione di guerriglia messa in atto nella giornata di ieri. Un solo immigrato, verso la mezzanotte, dopo essere stato medicato nella tenda messa a disposizione della Protezione Civile, è dovuto ricorrere alle cure dell’ospedale «Maggiore» di Modica. La diagnosi prescritta era di assideramento a causa del lungo viaggio dall’Africa verso l’Italia. Dopo aver trascorso la notte in maniera tranquilla, lo stesso immigrato è stato ricondotto al centro di prima accoglienza, pronto anche lui ad essere schedato e rifocillato, così come prevede la prassi in caso di sbarchi.

Emergono, intanto, nuovi particolari sullo sbarco di giovedì sera. La segnalazione della presenza del peschereccio egiziano è arrivata alle 15.45. Gli immigrati sono stati presi dopo un pericoloso inseguimento, spiega la Guardia di Finanza, durato circa 45 minuti e conclusosi a poco più di 20 miglia dalle coste ragusane, condotto da due guardacoste veloci dipendenti dal gruppo aeronavale della guardia di finanza di Messina e da un Atr 42 di stanza presso il gruppo esplorazione aeromarittima della guardia di finanza di Pratica di Mare.

LA CRONACA DELLO SBARCO
Uno sbarco di migranti «anomalo», per tempi, modalità e gente trasportata, ha avuto la sua conclusione a Pozzallo, ieri sera, intorno alle ore 20. Uno sbarco le cui operazioni di avvicinamento verso la terraferma sono iniziate tre giorni fa quando un natante con un centinaio di migranti si «aggirava» a 50 miglia dalla costa iblea, con i militari delle Fiamme Gialle pronti ad intervenire. Tre giorni di attesa e di navigazione a vuoto, nel tentativo di trovare il momento giusto per giungere sugli scogli di qualche località del sud-est siciliano e farla in barba alle forze dell’ordine.

Gli scafisti, però, non hanno fatto bene i conti con i militari della Guardia di Finanza. I militari, difatti, avevano capito che quel motopesca egiziano, lungo venti metri, trasportava un carico umano di migranti. E per questo motivo gli scafisti temporeggiavano, attendendo un momento più propizio per effettuare lo sbarco. E’ così scattato il provvedimento di sequestro dell’imbarcazione da parte del procuratore di Modica, Francesco Puleio, e i finanzieri sono saliti a bordo per gestire le ultime fasi dell’approdo. Quel natante si ritiene sia una sorta di «nave madre» che, secondo gli investigatori, veniva utilizzata per realizzare un fitto traffico di esseri umani tra il Nordafrica e la Sicilia.

Una volta a bordo, i finanzieri hanno visto una masnada di giovanissimi, sistemati l’uno accanto all’altro, tutti stretti fra di loro. Novanta giovanissimi, tutti compresi fra un’età di 14 e 20 anni. Solo in cinque, di primo acchito, sembrano con un’età da persona adulta, gli altri tutti minori. In quasi dieci anni di sbarchi, a Pozzallo, questo è stato il primo con la quasi totalità di minori, a bordo della «carretta del mare».

Tra loro, spiegano fonti delle Fiamme gialle, sono stati individuati alcuni presunti scafisti. Ad attendere i nuovi arrivati, oltre ai finanzieri, la polizia e i carabinieri, a testimonianza degli effetti dell’attività congiunta sul fronte del contrasto all’immigrazione clandestina. Presenti al porto di Pozzallo, anche il Prefetto e il Questore della Provincia iblea, oltre al comandante della Capitaneria di porto, Ennio Garro.

Arrivati a Pozzallo, solo in tre hanno dovuto ricorrere alle cure dei medici, ospitati in una tendopoli messa a disposizione dalla Protezione Civile di Ragusa. Dei tre, uno è stato sistemato in una barella e subito ubicato all’interno della tendopoli. Secondo le prime ricostruzioni, pare che il giovane sia disidratato e sofferente per le lunghe giornate trascorse sotto il sole. È escluso comunque, sempre secondo quanto riferito dai medici, che in giornata possa essere trasferito presso qualche nosocomio ibleo.

Oggi, per tutti, impronte e fotografie per la schedatura. Cominceranno gli interrogatori in mattinata e solo nel primo pomeriggio si avrà un quadro migliore su quanto hanno speso per la traversata, la nazionalità (ma c’è chi asserisce che, vista la pelle olivastra, molti arriverebbero dall’Egitto) e il racconto dei giorni in mare.

"Chissà se anche loro avranno speso una montagna di soldi – hanno detto alcuni militari della Guardia di Finanza – per arrivare in Italia. È tutta gente, infatti, che i mille euro, richiesti solitamente dagli scafisti, non li ha mai visti nella propria vita". Le indagini dei funzionari, quindi, saranno orientate anche a capire le motivazioni di uno sbarco esclusivamente di giovani, in fuga dalla fame e dagli orrori della guerra.

Tutti i migranti hanno trovato spazio all’interno del centro di prima accoglienza dell’ex dogana portuale. Solo a notte fonda, sono terminate le operazioni di sistemazione per i quasi cento migranti africani.