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Domenica 11 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:05 - Lettori online 673
PALERMO - 15/01/2013
Cronache - Nel blitz "Nikla" sono 22 gli arresti operati dai Carabinieri

Operazione antidroga da Palermo a Ragusa

Vi hanno preso parte 150 militari

A dare una mano ai carabinieri ad arrestare i pusher che si rifornivano di droga nel capoluogo siciliano, sono stati i lavori dell´Anas in autostrada Palermo-Catania: nei pressi di Buonfornello c´era un cantiere che restringeva la carreggiata. In quel punto le auto rallentavano e procedevano a passo d´uomo e in quel momento è stata bloccata la vettura con a bordo gli spacciatori. Quindici sono stati arrestati la scorsa notte nell´operazione "Nikla", dal nome di un cane dell´antidroga. Nell´indagine coordinata dal procuratore aggiunto Maurizio Scalia e dal sostituto Diana Russo sono finiti 41 indagati. Eseguite 20 ordinanze di custodia cautelare in carcere e 2 ai domiciliari. Le ordinanze sono state firmate dal gip Luigi Petrucci.

La mente della rete di spacciatori, per i carabinieri del gruppo di Monreale, è Andrea di Maggio, lo "Zio", che non aveva cellulari intestati. "Una persona molto furba - dice Pierluigi Solazzo, comandante del Gruppo di Monreale - Non ha mai consegnato una dose di droga e faceva sempre la staffetta per i pusher. Non è stato semplice risalire a lui. Di Maggio aveva la possibilità di rifornire numerosi spacciatori di medio livello, non solo nel palermitano ma anche nel Trapanese e nel Ragusano, con cessioni dai 5 ai 10 chili di stupefacente. Di Maggio utilizzava giovani disoccupati", ed era lui stesso a recarsi dai suoi clienti per ritirare il corrispettivo, prima o dopo la
cessione, senza portare con sé la droga.

Nella rete sono finite anche tre donne: Rossella Russo, Antonina Quattrocchi e Nancy Pezzino. Un´intera famiglia, a Partinico, spacciava in casa: Benedetto Mattina, 35 anni, Antonino e Nancy Pezzino, che abitano di fronte alla caserma dei carabinieri.

"Un´operazione complessa - dice il procuratore aggiunto Maurizio Scalia -. La banda era composta da professionisti in grado, grazie ai proficui introiti, di garantire persino la tutela legale ai loro gregari, come le grandi imprese".
Un´indagata - intercettata al telefono - parla con il tunisino Mohamed Hedi Bedoui, uno dei tre immigrati che avrebbe gestito lo spaccio a Ragusa e gli confida la sua preoccupazione di perdere l´affidamento della figlia minore, ottenendo dal maghrebino i soldi per le spese legali. (Ansa)