Corriere di Ragusa
Email
Corrierediragusa.it mobile
Feed Rss Corrierediragusa.it
Corrierediragusa.it - Motore di ricerca
Corrierediragusa.it su Facebook
Corrierediragusa.it su Twitter
Corrierediragusa.it su Google+
Dimensione testo:
|
A
|
Corriere di Ragusa.it
Sabato 3 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 22:30 - Lettori online 474
PALERMO - 15/04/2011
Cronache - Ragusa: la solidarietà all’ex presidente della Commissione antimafia

Minacce di morte a Lumia e Liarda, solidarietà di Digiacomo

Il senatore e il sindacalista hanno impedito che il fondo sequestrato al boss Michele Greco nell’80 da Giovanni Falcone ritornasse nella disponibilità della mafia
Foto CorrierediRagusa.it

Il deputato del Pd Pippo Digiacomo ha manifestato solidarietà al senatore siciliano Giuseppe Lumia (foto)e al sindacalista della Cgil Vincenzo Liarda, oggetti di minacce di morte piuttosto esplicite tramite un messaggio firmato «viva la mafia» il cui contenuto diceva: «Voi ci avete tolto la terra, noi vi toglieremo la vita. Finirà questa attenzione e voi sarete soli e morti…». Il messaggio sotto forma di ritagli di giornale è stato fatto recapitare al senatore e al sindacalista presso l’ufficio dell’ex presidente della Commissione nazionale antimafia.

La vicenda che ha messo i due esponenti pubblici nel mirino della criminalità è quella legata al feudo Verbumcaudo, confiscato da Giovanni Falcone al boss Michele Greco negli anni ’80. Lumia e Liarda con la loro battaglia hanno impedito che il bene ritornasse nella disponibilità di esponenti mafiosi.

Al senatore Lumia e a Liarda sono giunti attestati di solidarietà anche dai parlamentari Sonia Alfano (Idv) e Carlo Vizzini (Pdl), Renato Schifani presidente del Senato. Pippo Digiacomo, amico e compagno della stessa corrente di Lumia scrive: «Non è la prima volta che l´on. Lumia e Liarda si occupano della questione. Un attacco infame e vile che respingiamo con forza nell´auspicio che la magistratura possa fare presto piena luce e che le autorità preposte possano al più presto rimuovere gli ostacoli che ancora bloccano la concessione ad usi comunitari del bene».