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Domenica 11 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:05 - Lettori online 612
MODICA - 05/12/2007
Cronache - Modica - Sotto processo le ditte "Colacem" e "Profetto"

Allargamento cave di pietra:
l´accusa chiede 14 anni
di carcere per gli 8 imputati

La difesa: "I periti della Procura hanno preso un abbaglio" Foto Corrierediragusa.it

La difesa sostiene che i consulenti tecnici d’ufficio nominati dalla Procura avrebbero preso un abbaglio. Ma aldilà di questa eccezione sollevata ieri mattina in aula, il pm Francesca Aprile è andata giù duro. Sono stati difatti chiesti 14 anni e due mesi di carcere complessivi per gli otto imputati del procedimento in corso dinanzi al gup Fabio Ciraolo sull’allargamento abusivo delle cave di pietra «Colacem» e «Profetto».

Gli stessi difensori che avevano chiesto il giudizio abbreviato per i loro assistiti hanno fatto notare come le foto accluse dai professionisti alla loro perizia si riferiscano a cava Nacalino e non a cava Cella (nella foto). Proprio in questo sito, secondo l’accusa, si sarebbe consumato il parziale allargamento abusivo delle due cave di pietra.

Ci sarebbe quindi una palese discrasia tra quanto si evince dalle foto e il reale stato dei luoghi. Una divergenza macroscopica che, secondo la difesa, renderebbe nulla la perizia disposta dalla Procura. Anche alla luce di questa circostanza il comune di Pozzallo si è costituito ieri mattina parte civile tramite l’avvocato Giorgio Terranova, sentendosi parte lesa nel procedimento in quanto le due cave si estendono anche sulla porzione di territorio ricadente nella giurisdizione della cittadina marinara.

L’altra porzione interessata è di pertinenza del comune di Modica che, almeno per il momento, ha ritenuto opportuno non seguire l’esempio di Pozzallo. Le accuse parlano di abuso d’ufficio, falso e deturpamento del territorio, in quanto la cava «Colacem» di Giarrusso Liccio e la «Profetto» di Zimmardo Bellamagna sarebbero state allargate senza i necessari nullaosta e solo in base alle concessioni rilasciate dall’ufficio tecnico comunale in maniera illegittima, visto che le aree in oggetto risultano protette da vincoli ambientali e paesaggistici.

In questo caso sarebbe spettato ai responsabili del dipartimento minerario in cui ricadono le due aree interessate vigilare sul rispetto dei vincoli.

Queste, nel dettaglio, le richieste di condanna avanzate dal pm Aprile a carico degli otto imputati, tra funzionari dell’assessorato regionale al territorio ed ambiente, dell’ufficio tecnico del comune di Modica e del distretto minerario, nonché i titolari e i legali rappresentanti delle ditte «Colacem» e «Profetto»: due anni e sei mesi di reclusione (la pena più alta) per Giuseppe Angelo Trupìa, ingegnere capo del distretto minerario di Catania; due anni di carcere e 20mila euro di ammenda per Vincenzo Profetto, titolare dell’omonima ditta modicana; un anno e 8 mesi per Francesco Paolino, dirigente pro tempore del settore urbanistica del comune di Modica.

Un anno di reclusione è stato poi chiesto per Alessandro Modica, responsabile del procedimento della sezione urbanistica; due anni per Vincenzo Sansone, dirigente del servizio di valutazione d’impatto ambientale dell’assessorato regionale al territorio ed ambiente; un anno per Mario Bernardello, procura-tore della «Colacem». Infine due anni di carcere ciascuno sono stati richiesti per Carlo e Giovanni Colaiacovo, amministratori delegati della «Colacem».

Alla requisitoria del pm Aprile sono seguite le arringhe difensive degli avvocati Nino Frasca Caccia, Pippo Rizza e Giorgio Assenza, che hanno inteso smontare il castello accusatorio basandosi in primis sull’equivoco scaturito dalle foto accluse alla perizia dei consulenti della Procura, che ritrarrebbero luoghi distanti chilometri dal sito interessato dall’allargamento delle cave. Prossima udienza il 12 dicembre.