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Mercoledì 7 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 9:49 - Lettori online 1068
MODICA - 16/05/2010
Cronache - Modica: dalla procura viene confermata la trasparenza nel rispetto di tutti

Il procuratore risponde agli avvocati: "Fornirò le notizie"

Il procedimento giudiziario «Modica bene» prima, e quello sui cosiddetti «Cani assassini» poi, avevano indotto i legali a mettere in discussione l’opportunità della divulgazione, da parte della procura, di notizie a loro avviso coperte da riservatezza

«La procura ritiene opportuno, in conformità con la legge, di evitare strumentalizzazioni e condizionamenti nella diffusione di notizie su fatti oggetto di accertamento penale». Emblematiche le parole del procuratore capo del tribunale di Modica Francesco Puleio, che, dopo essere stato chiamato in causa per ben due volte in meno di un mese dalla Camera penale, ha deciso di rompere il silenzio sull’argomento, esprimendo il suo punto di vista.

Il procedimento giudiziario «Modica bene» prima, e quello sui cosiddetti «Cani assassini» poi, avevano indotto i legali a mettere in discussione l’opportunità della divulgazione, da parte della procura, di notizie a loro avviso coperte da riservatezza, e quindi lesive degli interessi degli imputati. Alla luce di questa presa di posizione, il procuratore Puleio chiarisce adesso in una nota che «Questo ufficio ritiene opportuno fornire notizie sull’attività giudiziaria, al fine di garantire la corretta informazione dell´opinione pubblica e l’esercizio del diritto di cronaca, tutelando al contempo l’onore e la reputazione dei cittadini ed evitando la costituzione, o l’utilizzazione, di canali informativi personali riservati, privilegiati, ovvero orientati secondo interessi precostituiti di talune parti.

Tutto questo – scrive Puleio – nel doveroso rispetto delle esigenze investigative e di pratica efficacia del processo, nonché delle esigenze di tutela del diritto alla riservatezza dei soggetti coinvolti, siano essi imputati o persone offese, in ossequio alla corretta, equilibrata e serena formazione del convincimento del Giudice, senza tralasciare – conclude il procuratore – le esigenze di controllo sociale e la trasparenza dell’operato degli investigatori e della magistratura».

La procura chiude la nota ribadendo quindi che «Tali notizie verranno dunque diffuse, così come è avvenuto nel passato, nel rispetto dei criteri di equilibrio e misura cui sempre si è attenuto questo ufficio, contemperando il diritto della collettività all’informazione piena e completa in ordine a tutti quei fatti non coperti da segreto istruttorio e che presentino carattere di gravità, per il prevedibile, rilevante impatto che potrebbero determinare nell’opinione pubblica, tenendo nella debita considerazione i legittimi diritti e gli interessi di tutti i soggetti coinvolti nel processo».

LA PRESA DI POSIZIONE DELLA CAMERA PENALE
Ancora una stoccata della camera penale di Modica al procuratore della Repubblica Francesco Puleio. Dopo il biasimo registrato nell’ambito del processo «Modica bene», che vede coinvolti politici ed imprenditori, adesso l’oggetto della critica degli avvocati diventa il procedimento sui cosiddetti cani assassini del Pisciotto, che ha fatto registrare la richiesta di rinvio a giudizio da parte della procura per gli otto imputati, uno dei quali nel frattempo deceduto.

Per la seconda volta in poco più di un mese, la camera penale rimarca in una lunga nota che «La procura ha reso note informazioni coperte da riservatezza, prima che ne venissero a conoscenza le stesse parti coinvolte nel procedimento giudiziario».

In altre parole, come sostenuto dal presidente della camera penale Salvatore Poidomani, gli imputati avrebbero appreso dai media della richiesta di rinvio a giudizio a loro carico. «Persino la camera penale – scrive nella sua nota Poidomani – era all’oscuro della richiesta di rinvio a giudizio avanzata dal procuratore per i tragici fatti del Pisciotto, del 15 e 17 marzo 2009, culminati nella morte del piccolo Giuseppe Brafa, sbranato vivo dagli stessi randagi che poi ferirono gravemente una giovane turista tedesca.

Dal comunicato trasmesso dalla procura – prosegue il presidente della camera penale – si evince l’elencazione minuziosa delle imputazioni, con riferimenti certosini alle circostanze che hanno visto protagonisti gli imputati. Al riguardo si evidenzia che, come accertato a tutt’oggi, nessuna comunicazione nei modi e termini di legge è pervenuta agli imputati, alle parti offese ed ai rispettivi difensori . Si censura quindi ancora una volta – aggiunge l’avvocato – questa scelta della procura, che lede gli interessi delle parti causa e può altresì condizionare l’altrimenti equilibrato e sereno giudizio del giudice».

LA VICENDA GIUDIZIARIA
Si aggrava la posizione giudiziaria di sette degli otto imputati del procedimento scaturito dalla tragica vicenda dei cosiddetti cani assassini del Pisciotto. Il procuratore capo del tribunale Francesco Puleio ha chiesto il rinvio a giudizio per tutti, specificando i capi d’imputazione e le singole responsabilità attribuite agli imputati negli eventi drammatici che culminarono nella morte del piccolo Giuseppe Brafa, 10 anni, di Modica, e nel grave ferimento di una turista tedesca di 24 anni.

Il bambino e la ragazza sarebbero stati attaccati e sbranati dai cani randagi affidati in custodia a Virgilio Giglio, che abitava nel casolare a pochi passi dal quale le bestie finirono a morsi il bimbo, che stava pedalando in bici. La ragazza invece fu attaccata neanche 24 ore dopo sulla spiaggia di Sampieri, mentre faceva jogging. Giglio risulta tra gli imputati per il quale il procuratore ha chiesto il rinvio a giudizio assieme al sindaco di Scicli Giovanni Venticinque, ai funzionari comunali Antonino Calvo e Giuseppe Pisana, e ai medici veterinari dell’allora Ausl e adesso Asp 7 Antonino Avola, Roberto Turlà e Saverio Agosta.

Tra gli imputati figurava anche il comandante della polizia municipale di Scicli Franco Nifosì, deceduto lunedì scorso per una grave malattia. Gli imputati sono accusati, ciascuno per le rispettive responsabilità, di omicidio colposo aggravato, lesioni personali colpose gravissime, resistenza a pubblico ufficiale, omissione di atti d’ufficio e falsità ideologica in concorso e interruzione di pubblico servizio.

Quest’ultimo capo d’imputazione scaturisce dal presunto annullamento della richiesta di cattura dei randagi, da parte dei competenti uffici comunali, ad una ditta autorizzata. Nella fattispecie, Virgilio Giglio è accusato di omicidio colposo aggravato e lesioni personali gravissime per la morte del bambino e il grave ferimento della turista tedesca causati dalla quindicina di cani sotto la sua custodia. Giglio è altresì accusato di resistenza a pubblico ufficiale per aver inveito, al momento dell’arresto, contro i carabinieri, due dei quali rimasero feriti nel tentativo disperato di strappare il bambino alle fauci dei randagi.

Lo sciclitano è accusato anche di gestione di discarica abusiva, avendo accumulato ciarpame vario, ma anche resti organici e carcasse di cani in putrefazione nei pressi del casolare, dove i randagi si aggiravano abitualmente. I veterinari Avola e Turlà devono rispondere del reato di omissioni d’atti d’ufficio in concorso per non aver specificato, dopo il sopralluogo nel casolare di Giglio, che i randagi erano privi del microchip per l’anagrafe canina e tenuti dal proprietario in condizioni precarie, liberi di entrare ed uscire da un rudimentale recinto. A causa di ciò non fu possibile procedere ad impiantare i microchip, nonché alla sterilizzazione dei cani da parte della stessa Ausl 7.

Sempre Turlà, ma in concorso con Agosta, è accusato di falsità ideologica per non aver specificato, nella relazione sul sopralluogo, la reale situazione di pericolo determinata dai randagi, attestando falsamente che le condizioni di salute, igiene e nutrizione dei circa 30 cani erano accettabili. Secondo la procura, in sostanza, i medici veterinari non avrebbero svolto nel migliore dei modi il loro dovere, accumulando ritardi che si sarebbero poi rivelati determinanti nelle drammatiche circostanze dello scorso marzo. Alla luce di ciò, Avola, Agosta e Turlà sono altresì accusati di omicidio colposo e lesioni personali colpose.

Il sindaco Giovanni Venticinque e i funzionari comunali Calvo e Pisana sono invece accusati omissioni di atti d’ufficio in concorso per non essersi attivati come componenti dell’ente comune, ciascuno per le proprie competenze, a predisporre i controlli e le eventuali azioni necessarie da concretizzare al Pisciotto dopo le denunce sporte da alcuni residenti. Venticinque deve altresì rispondere di omicidio colposo e lesioni personali colpose. Spetterà adesso al giudice per le udienze preliminari decidere se accogliere o meno la richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla procura per i sette indagati.