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Sabato 10 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 18:19 - Lettori online 949
MODICA - 26/03/2010
Cronache - Modica: il vicario foraneo della diocesi di Noto scrive al presidente della Regione

La Chiesa: al "Maggiore" di Modica i posti letto non bastano

Il piano di riordino ospedaliero è fonte di perplessità nel mondo ecclesiastico Foto Corrierediragusa.it

Anche la Chiesa scende in campo sulla vicenda sanità. Il piano di riordino ospedaliero è fonte di perplessità nel mondo ecclesiastico, tanto da indurre il vicario foraneo don Umberto Bonincontro (nella foto) a scrivere una lunga lettera sull’argomento indirizzata al presidente della regione Raffaele Lombardo, all’assessore regionale alla sanità Massimo Russo e al direttore generale dell’Azienda sanitaria provinciale 7 di Ragusa Ettore Gilotta.

«Dopo aver consultato i confratelli presbiteri ed essere stato da loro stessi incoraggiato, esclusivamente in spirito di leale collaborazione tra Chiesa ed istituzioni civili – scrive don Umberto – e nella consapevolezza che la Chiesa di Gesù Cristo non può non essere vicina a quanti soffrono per la malattia, sento l’urgente bisogno di condividere alcune considerazioni sul sistema sanitario in generale, con particolare riguardo a Modica ed al suo comprensorio, a seguito della recente rimodulazione della rete ospedaliera».

Secondo il vicario foraneo, e, di conseguenza, degli altri presbiteri di cui si fa portavoce nella missiva, l’ospedale Maggiore di Modica risulterebbe decisamente sottodimensionato rispetto all’ampio bacino d’utenza da servire, che travalica i confini provinciali, visto che gli utenti giungono anche dal Siracusano, ed in particolare da Rosolini, Pachino, Palazzolo e Noto. «Nel constatare – scrive il vicario foraneo – che l’ospedale Maggiore risulterebbe sottodimensionato per un bacino di utenza così vasto, e che la situazione si aggraverà ancora di più per i tagli paventati negli ospedali di Noto e di Avola, e che già adesso non riesce ad assicurare i ricoveri urgenti, che vengono spesso dirottati in altri presidi della provincia e anche fuori provincia, ci si chiede se i suoi posti letto, assieme agli altri ospedali della provincia, raggiungano il tetto massimo possibile del 3,8 per mille della popolazione residente, ovvero se siano in difetto rispetto a tale tetto.

Qualora così fosse – prosegue la nota – se ne auspica fortemente l’aumento fino al massimo consentito dalla normativa. Inoltre si ritiene che l’assistenza sanitaria non deve limitarsi esclusivamente, o quasi, alle prestazioni ospedaliere. Si ha infatti l’impressione – scrive il vicario foraneo – che spesso i pazienti vengano ricoverati perché l’attività sanitaria sul territorio non costituisce un adeguato «filtro» nei confronti dell’ospedale». Secondo la Chiesa, l’assistenza sanitaria territoriale deve essere potenziata perché spesso, a causa dei ticket troppo onerosi e delle lunghe liste di attesa, per le varie indagini cliniche le persone ricorrono al ricovero ospedaliero in maniera impropria, oppure a volte non eseguono affatto le analisi, dimenticando di disdire l’appuntamento, non utilizzando al meglio la prenotazione, che è una risorsa sanitaria.

«Si tratta solo di alcune impressioni – conclude il vicario foraneo – che però evidenziano come i complessi problemi del mondo della sanità debbano essere affrontati in un’ottica non esclusivamente aziendale, ma con una strategia complessiva e sinergica tra amministratori, istituzioni civili e di volontariato, direttori generali delle Asp e medici di famiglia, specialisti, ospedalieri e di strutture convenzionate». La Chiesa chiede dunque agli organi istituzionali il potenziamento dell’assistenza ospedaliera, e, soprattutto, di quella territoriale atta a prevenire i ricoveri, ad evitare sprechi, ad impedire possibili clientelismi, a dare in definitiva un volto più umano ad un’attività nobile e delicata quale è quella volta a curare i malati.