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Domenica 11 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 10:38 - Lettori online 961
MODICA - 26/12/2009
Cronache - Modica: nella sede di via Lanteri non è indicato quando riapriranno i battenti

Copai chiuso a tempo indeterminato dopo le indagini della Guardia di Finanza

Il silenzio è assoluto, e non si vede nessuno da qualche giorno a questa parte
Foto CorrierediRagusa.it

Dopo le perquisizioni operate dalla Guardia di finanza nell’ambito della presunta truffa allo stato e all’Unione Europea di 7 milioni di euro al Copai sono andati tutti in vacanza. A tempo indeterminato, si deve supporre, visto che sul portone di ingresso della sede di via Lanteri a Modica non si ha modo di capire quando gli impiegati ritorneranno in ufficio visto che non sono indicate date. «Chiuso per ferie» si legge sul cartello, ed anche il telefono squilla invano.

Dalle parti di via Lanteri, dove si concentrano anche gli uffici del Centro di Formazione Europea, il silenzio è assoluto, e non si vede nessuno da qualche giorno a questa parte. Precisamente, come accennato, da quando è scoppiato il caso Copai, con tanto di inchiesta della Procura. Le ferie, comunque, sono cadute nel momento più propizio, vale a dire le festività.

Difficile dire quando il portone aprirà i battenti, ma, visto che si tratta anche di un centro di formazione, e quindi con un’attività didattica da portare avanti, è probabile che, per trovare qualcuno, bisognerà attendere il giorno dopo l’Epifania, anche se, nel cartello di «Chiuso per ferie», non è indicata nessuna data. Intanto l’indagine delle Fiamme Gialle va avanti, pur se il riserbo è massimo. Non filtrano dettagli e particolari e la Guardia di Finanza rimanda ai comunicati ufficiali che dovrebbero essere emessi nei prossimi giorni. Intanto la sede non risulta sotto sequestro, dal momento che non sono apposti sigilli di sorta.

Proprio la presidente del Copai, Sara Suizzo, risulta tra gli indagati, assieme al deputato regionale Riccardo Minardo, alla moglie di quest’ultimo e a un collaboratore dello studio tecnico che ha seguito le pratiche di una società collegata al Copai. Tutto questo nell’ambito del secondo filone dell’inchiesta, che, nella tranche principale, annovera circa una dozzina di altri indagati. I 7 milioni di euro di fondi pubblici richiesti per la ristrutturazione di palazzo Pandolfi a Pozzallo, dov’è ubicata un’altra sede del Copai, non sarebbero mai stati erogati, visto che le Fiamme gialle hanno agito per tempo.