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Mercoledì 7 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 9:41 - Lettori online 1446
MODICA - 10/11/2007
Cronache - Modica - Il processo scaturito dall’operazione "Hot money"

Estorsione e usura:
a giudizio 10 insospettabili

L’organizzazione criminale sgominata dalla polizia nel 2003 Foto Corrierediragusa.it

Rinvio a giudizio per i dieci imputati del processo «Hot money». Lo ha deciso ieri mattina il gup Fabio Ciraolo al termine di oltre due ore di camera di consiglio. Il processo prende il nome dall’operazione portata a termine nel luglio 2003 dalla polizia, che scoprì e sgominò una presunta organizzazione a delinquere dedita all’estorsione e all’usura in danno dei commercianti del Modicano.Gli arresti destarono parecchio scalpore perché in manette finirono anche persone assolutamente insospettabili, piuttosto note e ben viste in città. Nel corso delle numerose udienze preliminari succedutesi in questi anni, solo la posizione di uno degli arrestati è stata stralciata.

Il difensore del catanese Giovanni Bruno, 26 anni, aveva difatti proposto il giudizio abbreviato, accolto dal gup. I restati dieci imputati dovranno invece comparire dinanzi al Tribunale nella prima udienza del processo a porte aperte fissata per il 20 febbraio. Si tratta del reggino Giuseppe Arena, 46 anni, ebanista e contitolare di una falegnameria, presunto appartenente al clan calabrese dei Piromalli, ritenuto essere dagli investigatori la mente dell’organizzazione criminale. Il suo braccio destro sarebbe stato Giuseppe Sortino, 41 anni. Tra gli insospettabili spiccarono i nomi dell’allora direttore dell’agenzia di Modica Alta del «Banco di Sicilia» Renato Olivieri, 60 anni, nato a Catania, originario di Messina ma residente in città da oltre un ventennio.

Stando alle indagini della Polizia, Olivieri avrebbe aiutato Arena a eludere i controlli contabili e bancari, depositando il denaro provento dell’attività criminale in svariati conti correnti intestati a nomi fittizi o di persone decedute. Il reggino, copriva in tal modo la presunta attività di usuraio. Le riscossioni erano appannaggio dei catanesi Carmelo Coco e Giovanni Bruno, di 49 e 29 anni. Tutti i componenti dell’organizzazione criminale non si sarebbero mai conosciuti tra loro, su precise disposizioni di Arena. Questi avrebbe incontrato uno ad uno i complici nel ristorante «La Griglia d’Oro» di via Modica ? Giarratana, nella periferia di Modica Alta. Per questo motivo erano finiti in manette anche il titolare Giovanni Ferreri, 49 anni, e il figlio Salvatore, di 31. Dovrà comparire dinanzi al collegio penale anche il consulente finanziario Antonino Ruta, 59 anni, che avrebbe avuto il compito di reperire fatture per giustificare le entrate illecite, legalizzandole.

Rinvio a giudizio anche per Vincenzo Zacco, 56 anni, falegname e socio di Arena, che avrebbe fatto parte dell’organizzazione criminale solo in un secondo tempo. Imputato nel procedimento anche il parrucchiere Alessandro Gelardi, 57 anni, originario di Trapani ma residente a Ragusa. La difesa è tra gli altri composta dagli avvocati Carlo Ottaviano e Giorgio Terranova del foro di Catania. Proprio i legali avevano sollevato il caso, ben presto battezzato come «manette show», scaturito dalla mancata «discrezione» della polizia che, secondo gli avvocati, procedette agli arresti prelevando le persone nelle rispettive abitazioni a sirene spiegate, transitando poi lungo corso Umberto I per condurli nel carcere di Piano del Gesù a Modica Alta.

La maggior parte degli imputati, quasi tutti tornati in libertà, non aveva ammesso tutti i fatti. Gli interessati avevano chiarito le rispettive posizioni, dichiarandosi all’oscuro dell’esistenza della banda. Arena, che in primo tempo aveva scelto di fare scena muta, decise poi di tornare sui suoi passi, collaborando con gli inquirenti.