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Sabato 10 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 15:39 - Lettori online 635
MODICA - 27/08/2009
Cronache - Modica: i funerali di Emanuele Moncada nella chiesa di San Giorgio

Don Stracquadanio: "Sgomenta che la morte di un padre sia causata dal figlio"

I primi esiti dell’autopsia sulla salma confermerebbero il decesso a causa dello sfondamento della calotta cranica. Non è esclusa una perizia psichiatrica sull’omicidia Corrado Moncada
Foto CorrierediRagusa.it

«Suscita in noi tutti un profondo sgomento l’agghiacciante consapevolezza che, a causare la morte del padre, sia stata la mano del suo stesso figlio». Con queste poche ma incisive parole, don Giuseppe Stracquadanio ha introdotto la sua omelia, nell’ambito della cerimonia funebre di Emanuele Moncada, detto «don Neli», il pensionato di 73 anni ammazzato a colpi di spranga dal figlio Corrado, 47 anni. E così, mentre nella chiesa di San Giorgio si svolgevano le esequie, l’omicida se ne stava nel silenzio di una cella del carcere di Modica Alta.

Il mutismo in cui Corrado Moncada è sprofondato dopo il fatto di sangue, è stato interrotto solo in occasione dell’interrogatorio di garanzia. Dinanzi al magistrato, il modicano aveva ammesso tutte le sue responsabilità. Tornando ai funerali di ieri, un discreto numero di parenti e amici della vittima ha reso l’estremo saluto, nell’ambito di una cerimonia sobria. Padre Stracquadanio ha rimarcato la solidarietà sua e della comunità tutta alla famiglia, «colpita dalla doppia tragedia – ha detto il sacerdote nella sua omelia – della morte del fratello Emanuele e delle conseguenze che segneranno in maniera indelebile la vita del figlio.

Quando accadono episodi del genere, di cui non vorremmo mai essere testimoni – ha proseguito don Stracquadanio – ci affrettiamo e mettere le dovute distanze tra noi e la tragedia. Eppure non siamo affatto dissimili l’uno dall’altro, il bene e il male ci lega in maniera indissolubile. Il seme dell’odio è insito in ognuno di noi, nessuno ne è immune. Basti pensare – ha proseguito il prete – ai litigi quotidiani tra marito e moglie, tra colleghi di lavoro, tra compagni di gioco. Le volgarità e il linguaggio sboccato che fanno ormai parte del nostro vivere quotidiano – ha aggiunto don Stracquadanio – sono emblematici della nostra condizione, del nostro modo d’essere. Questa tragedia altro non è se non la manifestazione concreta della miseria dell’uomo peccatore, esaltata ai massimi livelli. La felicità – ha concluso il sacerdote – non si trova nel denaro».

L’anziana vittima è stata uccisa dal figlio a causa del vizio del gioco, che induceva l’incallito scommettitore a spendere anche i soldi del figlio, oltre a quelli della pensione. L’ennesima lite è sfociata, all’alba di sabato, nell’omicidio commesso in via Egitto, sotto gli occhi atterriti degli impotenti vicini, a pochi passi dalla modesta casa che padre e figlio dividevano dopo la morte della moglie. L’autopsia, i cui esiti si conosceranno nel dettaglio entro un paio di mesi, ha confermato che sono stati almeno due i colpi fatali inferti alla testa di Emanuele Moncada dal figlio Corrado, con una pesante spranga di ferro, e che hanno ucciso la vittima quasi sul colpo.

(Nella foto di Carmelo Poidomani l´uscita del feretro di Emanuele Moncada dalla chiesa di San Giorgio, preceduto da padre Giovanni Stracquadanio al termine della cerimonia funebre)