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Martedì 6 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 18:26 - Lettori online 846
MODICA - 25/08/2009
Cronache - Modica: è stato convalidato dal magistrato l’arresto dell’omicida

Moncada: "Ho ucciso mio padre perchè mi ha provocato"

Il modicano ha ammesso le sue responsabilità. Domani l’autopsia sulla salma di Emanuele Moncada
Foto CorrierediRagusa.it

Ha ammesso le proprie responsabilità Corrado Moncada, il modicano di 47 anni, che, all’alba di sabato, ha ammazzato in strada a colpi di spranga il padre Emanuele, di 73 anni. L’omicida ha assestato una decina di colpi alla testa dell’anziano, uccidendolo sul colpo dopo avergli fracassato il cranio.

Gli agghiaccianti attimi della tragedia familiare sono stati rievocati ieri da Corrado Moncada, nel corso dell’interrogatorio in carcere. L’omicida ha riferito d’essere stato provocato dal padre, che ha inveito contro di lui con un tubo d’acciaio. Corrado Moncada ha allora reagito, inseguendo il padre in strada e colpendolo ripetutamente alla testa. Ancora in stato semi confusionale e straziato dal rimorso per il delitto di cui si è macchiato, il modicano ha risposto alle domande poste dal gip Maurizio Rubino e dal sostituto procuratore Domenico Platania, che ha proposto il mantenimento della custodia cautelare in carcere.

Nessuna richiesta è stata invece inoltrata dall’avvocato di fiducia Carmelo Ruta al magistrato, che ha convalidato l’arresto del parricida. Il legale preferisce attendere l’esito dell’autopsia sulla salma della vittima, in programma per domattina. Anche se non ci dovrebbero essere dubbi sulle cause del decesso di Emanuele Moncada, l’avvocato Ruta intende sentire il parere del medico legale che effettuerà l’esame autoptico, i cui esiti si conosceranno comunque nei dettagli tra qualche giorno. Il legale punta alla derubricazione del reato da omicidio volontario a omicidio preterintenzionale.

Anche se Corrado Moncada ha confessato le sue colpe al magistrato e al procuratore, l’avvocato pare intenda incentrare la strategia difensiva sullo stato d’animo in cui versava il suo assistito al momento del delitto, nel tentativo di dimostrare che l’omicida non era, con buona probabilità, del tutto lucido, in quanto accecato dall’ira. D’altronde neanche ieri pomeriggio, nel corso dell’interrogatorio, Corrado Moncada appariva completamente in sé.

Pare che il modicano presentasse più o meno lo stesso stato d’animo in cui lo hanno trovato sabato scorso in via Egitto i Carabinieri, al momento dell’arresto, a pochi passi dal cadavere insanguinato del padre. Corrado Moncada era vuotato di ogni energia e quasi assente, in preda al bruciante rimorso. Ad inchiodare il modicano alle sue responsabilità, anche la spranga di ferro che lo stesso omicida aveva nascosto nell’armadio di casa, pochi minuti dopo il delitto. La pesante sbarra di ferro, lunga circa mezzo metro e piuttosto pesante, presentava evidenti tracce di sangue, capelli e materia cerebrale.

Nel corso dell’interrogatorio di ieri, sono state confermate le cause scatenanti della tragedia familiare: Corrado Moncada non tollerava più che il padre si appropriasse dei suoi soldi per giocarseli al Superenalotto e al Gratta e vinci. Emanuele Moncada, difatti, oltre a dilapidare la sua modesta pensione al gioco, pare si appropriasse spesso anche del denaro del sussidio di disoccupazione del figlio, che arrotondava con lavoretti saltuari nel settore edile e in quello agricolo.

Resta invece da accertare se l’anziano si facesse spillare soldi da un’amica intima di Ispica, paese dove l’ex operatore ecologico in pensione si recava quasi ogni giorno in autobus. Stando a quanto riferito da Corrado Moncada al magistrato, il padre donava di frequente dei costosi regali alla ispicese. Pare che la donna, che sarà sentita in queste ore dai Carabinieri, condividesse con Emanuele Moncada il vizio del gioco. Un vizio che l’anziano ha pagato con la vita. Nelle sue tasche, i Carabinieri avevano rinvenuto alcune ricevute del Superenalotto e un corposo fascio di biglietti Gratta e vinci, a conferma dei motivi che erano alla base delle accese discussioni tra padre e figlio, l’ultima delle quali sfociata in tragedia.

LA CRONACA DELL’OMICIDIO
Prima o poi doveva succedere. La febbre del gioco, acuita dal miraggio di una ricchezza facile, ancora più agognata a causa della crisi economica, è sfociata nel dramma. Un anziano e incallito scommettitore non solo del Superenalotto, ma anche del «Gratta e vinci», ha pagato con la vita il vizio del gioco, e nella maniera più terribile e cruenta. Emanuele Moncada, 73 anni, è stato ammazzato in strada a colpi di spranga dal suo stesso figlio, al culmine di una lite sfociata nella tragedia familiare. Corrado Moncada, 46 anni, non ci ha visto più. Dopo aver ripreso di buon mattino una violenta discussione cominciata la sera prima con l’anziano padre, per ammonirlo a non mettere mano al suo portafogli per pagarsi le giocate, lo ha finito con una sbarra di ferro. Per l’anziano, che ha pure tentato di difendersi, non c’è stato scampo.

Il figlio, accecato da una improvvisa furia omicida, ha ucciso suo padre a pochi passi da casa, assestandogli una decina di colpi al volto e fracassandogli il cranio. Emanuele Moncada è morto sul colpo in via Egitto, un stradina che collega il quartiere Fontana con Modica Alta, nella zona di Santa Teresa, tra le aree più vecchie della città, dove i vicoli stretti si snodano attraverso piccole case addossate l’un l’altra. E proprio da una di queste abitazioni l’anziano era corso via, inseguito dal figlio, che lo ha poi ammazzato sotto gli occhi atterriti dei vicini di casa.

Agghiacciante la scena del crimine all’arrivo dei Carabinieri: il cadavere di Emanuele Floridia era a faccia in giù in una pozza di sangue mentre, qualche metro più in là, il figlio si teneva la testa fra le mani, seduto in stato confusionale sui gradini dell’uscio di casa. Quando i militari gli hanno stretto le manette ai polsi, Corrado Moncada sembrava assente, inconsapevole d’aver ucciso suo padre. Eppure, appena pochi attimi prima, il modicano aveva ancora mostrato la lucidità necessaria per nascondere l’arma. I Carabinieri hanno difatti trovato la spranga di ferro, del modello utilizzato per le recinzioni, all’interno di un armadio, ancora sporca di sangue e con tracce evidenti di capelli e materia cerebrale.

Nelle tasche della vittima, i militari hanno invece rinvenuto alcune ricevute di gioco del Superenalotto e un corposo mazzo di biglietti ancora da grattare, forse acquistati la sera prima. I vicini racconteranno che le liti tra padre e figlio erano negli ultimi tempi divenute più frequenti e violente, e sempre per lo stesso motivo: il vizio del gioco di Emanuele Moncada, acuitosi per via del ghiotto montepremi del Superenalotto. Il jackpot milionario, che rende bramosi di denaro anche i giocatori meno accaniti, aveva indotto l’anziano modicano ad intensificare il numero delle giocate, scommettendo molti più soldi rispetto al solito, senza per questo rinunciare alla vecchia passione del «Gratta e vinci».

Ma, per pagarsi le giocate, la pensione da ex operatore ecologico non bastava ad Emanuele Moncada. E così l’anziano si appropriava spesso dei soldi del figlio, un disoccupato che sbarcava il lunario con lavoretti occasionali nel settore edile e in quello agricolo. Più volte Corrado Moncada aveva minacciato il padre, raccomandandogli di non prendersi i suoi soldi per scommettere al gioco. Proprio l’ostinatezza della vittima, che continuava a mettere le mani nelle tasche del figlio, era alla base dei frequenti litigi.

L’ennesima, accesa discussione scoppiata venerdì sera, è sfociata nel sangue all’alba di ieri. Stando alla ricostruzione dei Carabinieri, dopo aver covato rancore per l’intera nottata nei riguardi del padre, Corrado Moncada lo ha aggredito verbalmente appena sveglio, afferrando la spranga di ferro e brandendola contro il genitore. Questi ha cercato scampo fuori dall’abitazione, prendendo un’altra sbarra di ferro appoggiata a lato della porta d’ingresso e con la quale ha tentato di difendersi dal figlio in strada. Ma Corrado Moncada, accecato dall’ira e molto più in salute rispetto all’anziano padre, lo ha colpito ripetutamente al volto e alla testa, fracassandogli il cranio e uccidendolo all’istante.

Nel frattempo, gli atterriti vicini di casa, che avevano assistito all’agghiacciante scena dai balconi delle loro case, hanno telefonato al 112. Quando gli uomini del capitano Alessandro Loddo e l’ambulanza sono giunti sul luogo del delitto, per lo sfortunato e incallito giocatore non c’era più nulla da fare. Ai militari non è rimasto che ammanettare il parricida, pressoché inoffensivo e svuotato di ogni forza dopo l’atroce delitto.

Corrado Moncada è stato rinchiuso nel carcere di Piano del Gesù a Modica Alta con la pesante accusa di omicidio volontario. I dettagli del fatto di sangue sono stati resi noti ieri mattina in caserma dal tenente colonnello del comando provinciale del Carabinieri Nicodemo Macrì e dallo stesso capitano della compagnia di Modica Alessandro Loddo. Padre e figlio vivevano nella modesta abitazione da soli, dopo la morte della moglie della vittima, e tiravano a campare con la pensione di Emanuele Moncada e il sussidio di disoccupazione del figlio Corrado, che, come accennato, lavorava saltuariamente come muratore o operaio agricolo.

Emanuele Moncada era solito girare in città in sella ad una vecchia «Vespa» bianca. Quasi ogni giorno pare si recasse in autobus ad Ispica per andare a trovare una sua amica intima con la quale, forse, divideva la stessa passione per il gioco. Un vizio che ha scatenato la furia omicida del figlio di Emanuele Moncada, risultandogli fatale.

Nelle foto sotto la vittima Emanuele Moncada e, in conferenza stampa, il capitano Alessandro Loddo e il tenente colonnello Nicodemo Macrì. Nell´ultima foto, la scena del crimine. CLICCATE SULLE FOTO PER INGRANDIRLE

La vittima Emanuele Moncada Da dx il tenente colonello Nicodemo Macrì e il capitano della compagnia dei Carabinieri di Modica Alessandro Loddo durante la conferenza stampa