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MODICA - 22/07/2009
Cronache - Modica: il fascicolo principale verte sull’omicidio colposo e sulle lesioni

Inchiesta sui cani assassini ad una svolta, tra gli 11 indagati il sindaco di Scicli Venticinque

Nell’elenco anche il comandante della stazione dei Carabinieri di Sampieri Giuseppe Agosta e il comandante della polizia municipale di Scicli Franco Nifosì
Foto CorrierediRagusa.it

Tentò di sottrarre la turista tedesca di 24 anni agli aguzzi canini del branco di randagi che quel marzo maledetto sfigurarono la poveretta al volto, riducendola in fin di vita sulla spiaggia di Sampieri, dopo aver sbranato a morte appena poche ore prima Giuseppe Brafa, il bambino modicano di 10 anni.

Questo gesto eroico non ha evitato al sindaco di Scicli Giovanni Venticinque (nel riquadro della foto che mostra la capobranco dei randagi assassini) di finire nel registro degli indagati del troncone principale dell’inchiesta sui cani assassini del Pisciotto. L’ipotesi di reato prospettabile a carico di Venticinque è quella di lesioni, proprio in riferimento all’aggressione del branco alla turista tedesca. Il sindaco ha sempre sostenuto che il comune ha fatto quanto in suo dovere per scongiurare il pericolo costituito dai cani randagi al Pisciotto, nell’ambito delle ristrette disponibilità economiche e degli scarsi mezzi a disposizione per arginare il fenomeno del randagismo.

Il nome del primo cittadino compare nel registro degli indagati assieme a quelli di altre 10 persone tra vigili urbani, geometri, assistenti sociali e medici veterinari dell’Ausl 7 di Ragusa. Le ipotesi di reato prospettabili a carico degli indagati, ciascuno in riferimento alle rispettive e presunte responsabilità, vanno dalle già citate lesioni all’omicidio colposo, per quanto riguarda la tragica fine del piccolo Giuseppe. E poi ancora omissioni d’atti d’ufficio, ritardi nella redazione degli stessi, violazioni varie dal punto di vista burocratico e favoreggiamento. Tra gli indagati spicca anche il nome di Franco Nifosì, comandante della polizia municipale di Scicli, del comandante della stazione dei Carabinieri di Sampieri Giuseppe Agosta.

A differenza di quanto erroneamente riportato in precedenza, al maresciallo Agosta non viene contestata nessuna omissione, quanto piuttosto l´affidamento dei cani allo sciclitano Virgilio Giglio, anch´egli indagato per omicidio colposo e arrestato dagli stessi Carabinieri lo scorso marzo per la morte del piccolo Giuseppe. L´affidamento dei cani a Giglio si registrò nell´ambito del sequestro degli animali, il cui fascicolo non venne subito visionato per la convalida dal procuratore di turno nella prima metà di settembre 2008.

La donna sporse regolare denuncia ma, stando alle indagini, pare non vennero poste in essere tutte le condizioni per scongiurare il ripetersi di nuove aggressioni. E difatti, sette mesi dopo, accadde l’irreparabile. Risultano iscritti nel registro degli indagati anche l’ingegnere del comune di Scicli Salvatore Calvo, il geometra comunale Giuseppe Pisana, l’operaio Carmelo Burletti e l’assistente sociale Patrizia Di Stefano, quest’ultima in riferimento alle relazioni a suo tempo stilate per far luce sulla situazione in cui versava Giglio, il custode dei cani. Completano l’elenco i medici veterinari dell’Ausl 7 Roberto Turlà, Antonino Avola e Saverio Agosta. Questi ultimi tre indagati rispondono del famoso sopralluogo eseguito ad agosto nel casolare di Giglio, ancora sotto sequestro giudiziario, dopo la denuncia sporta dalla villeggiante azzannata dai randagi ad una gamba.

I medici veterinari non entrarono all’interno del casolare, sia perché non sarebbero stati autorizzati a farlo, sia perché temevano che Giglio potesse aizzare loro contro i suoi cani. Fatto sta che nella relazione fu pressappoco scritto che i luoghi risultavano salubri e sicuri. Invece pare che Giglio vivesse in condizioni di semi indigenza e che i circa 20 randagi di cui era in possesso potevano entrare e uscire liberamente dal rudimentale recinto.

L’avvocato difensore Francesco Riccotti ha sempre sostenuto che i cani che sbranarono a morte il bambino, a pochi passi dal casolare, appartenessero ad una altro branco distinto dai cani di Giglio. Giorno 29 sarà nominato dalla Procura il perito Michele Panzera, ordinario di etologia veterinaria e benessere degli animali dell’università di Messina, per stabilire se la tragedia potesse essere evitata. L’inchiesta, di cui è titolare il sostituto procuratore Maria Mocciaro, è composta da un altro troncone, in riferimento ai reati squisitamente ambientali, che vede indagate 8 persone, di cui due in maniera marginale.

LA NOMINA DI UN SUPER PERITO PER FARE CHIAREZZA
Il sostituto procuratore Maria Mocciaro, titolare dell’inchiesta, nominerà un perito che chiarisca tre quesiti di fondamentale importanza per determinare le eventuali responsabilità degli indagati. L’incarico sarà conferito giorno 29 al professore Michele Panzera, ordinario di etologia veterinaria e benessere degli animali dell’università di Messina. Piuttosto complesso e articolato il lavoro che si appresta a svolgere il docente universitario: in primo luogo dovrà accertare gli standard di sicurezza assicurati all’epoca dei tragici avvenimenti nella zona del Pisciotto, e precisamente nell’area del casolare di Virgilio Giglio, vale a dire uno degli indagati.

Giglio fu arrestato dai Carabinieri lo scorso marzo, poche ore dopo l’aggressione mortale al bambino, registratasi poco lontano dal casolare dell’anziano sciclitano, ancora sotto sequestro giudiziario e oggetto di ben due sopralluoghi. Giglio è accusato di omicidio colposo e di omessa custodia dei circa 20 cani che possedeva, e che sarebbero stati liberi di entrare e uscire a loro piacimento dal rudimentale recinto. Il perito dovrà per l’appunto stabilire il livello di sicurezza per uomini e animali.

Il professore Panzera sarà altresì chiamato a valutare l’effettiva aggressività dei randagi a suo tempo catturati dagli accalappiacani della «Maya» e della «Dog professional», vale a dire i due canili convenzionati con la provincia. L’ultimo compito di Panzera è forse quello più difficile: il docente universitario, in qualità di perito, dovrà difatti valutare il grado di prevedibilità, e quindi di evitabilità, dei tragici eventi che hanno causato tanto dolore per la morte di un bimbo innocente e per l’aggressione quasi letale alla turista tedesca, rimasta sfigurata al viso. Gli avvocati degli indagati avranno la facoltà di nominare i loro periti di parte. Sono 6 le persone aggredite dai cani assassini nel lasso di tempo compreso tra il 16 agosto 2008 e il 17 marzo 2009.

Tra queste anche il piccolo Giuseppe, che, purtroppo, non ce l’ha fatta. La sua famiglia risulta tra le parti offese, assieme al comune di Scicli e alla Lega antivivisezione (Lav). Ulteriori sviluppi giudiziari non si registreranno prima di settembre, il tempo necessario al perito per svolgere il lavoro affidatogli dalla Procura. Dopodiché la perizia sarà attentamente valutata e, anche in base alle risultanze, si deciderà per gli eventuali rinvii a giudizio o per i proscioglimenti, sempre nell’ambito dei due tronconi d’indagine: il primo, quello principale, con 11 indagati, e l’altro, relativo ai reati ambientali, con 8 persone iscritte nel registro.