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MODICA - 06/07/2009
Cronache - Modica: 31 imputati accusati di truffa allo stato

Processo biomassa, al via il troncone sui reati finanziari

Il collegio penale ha assolto ieri mattina, perché il fatto non sussiste, la già soprintendente ai beni culturali di Ragusa Beatrice Basile, i suoi collaboratori Giuseppe Saggio, Calogero Rizzuto e Francesco Ascanio, e l’allora dirigente comunale del terzo settore Francesco Paolino

Al via il processo per truffa allo Stato scaturito dal progetto di realizzazione di un impianto di trattamento della biomassa in contrada Gisana Liccio. Si tratta della seconda tranche del processo sulle concessioni illegittime relative anche alla costruzione del kartodromo a Zimmardo Bellamagna. La prima parte del procedimento, conclusasi lo scorso novembre, verteva esclusivamente su reati di natura ambientale, paesaggistica ed edilizia.

Questa seconda fase del processo è invece incentrata sui reati di natura finanziaria. 37 gli imputati. Uno di loro aveva già chiuso i conti con la giustizia patteggiando la pena, mentre la posizione di altri cinque è stata stralciata. Il collegio penale ha difatti assolto, perché il fatto non sussiste, la già soprintendente ai beni culturali di Ragusa Beatrice Basile, i suoi collaboratori Giuseppe Saggio, Calogero Rizzuto e Francesco Ascanio, e l’allora dirigente comunale del terzo settore Francesco Paolino. Il Tribunale ha inteso procedere allo stralcio, assolvendo i cinque imputati, in accoglimento dell’eccezione sollevata dalla difesa secondo cui, a fronte della precedente sentenza d’assoluzione scaturita dalla conclusione della prima tranche del procedimento, gli imputati non possono essere giudicati per la seconda volta in riferimento ai medesimi fatti.

Giorgio Iemmolo aveva invece patteggiato tremila euro di pena pecuniaria in udienza preliminare. Lo stesso collegio penale non ha invece accolto l’altra eccezione relativa all’incompatibilità territoriale. Secondo il collegio difensivo, il processo sarebbe dovuto essere di competenza dei giudici romani, dal momento che il reato era stato commesso in danno del ministero alle attività produttive. Dopo circa due ore di camera di consiglio, il Tribunale ha rigettato l’eccezione, in quanto le somme indebitamente richieste allo Stato, sono comunque state percepite in territorio di Modica.

Gli altri 31 imputati sono: Graziella Candiano; Ignazio Morana; Antonino Di Rosa; Francesco Fratantonio; Alessandro Modica; Giorgio Buscema; Giorgio Sarta; Pietro Spadola; Sabina Monaco; Maurizio Currò; Andrea Dominici; Michele Rizza; Rosario Pitino; Vincenzo Iemmolo; Benedetto Girasa; Rosario Puglisi; Pietro Natale Modica Agnello; Rosario e Marco Spadaro; Biagio Guastella; Giorgio Iachininoto; Gianluca Regali; Pietro Spadola; Marcello Abate; Franca Cerruto; Giovanni Morana; Raffaele Cappello; Giuseppe Terranova; Giovannella Abate; Francesco Di Raimondo e Giuseppe Castagnetta. Quest’ultimo, all’epoca dei fatti responsabile dello sportello unico del comune di Modica, è stato l’unico imputato ad essere stato condannato nella prima tranche del processo: il collegio penale inflisse difatti a Castagnetta la pena di sei mesi di reclusione, oltre all’interdizione dai pubblici uffici per la medesima durata della pena detentiva.

Tornando al processo incardinato ieri mattina, i Carabinieri accertarono false fatturazioni per oltre 300mila euro su un finanziamento di poco meno di un milione di euro concesso dallo Stato, in base ad una legge europea specifica per gli impianti di smaltimento di rifiuti speciali. Stando a quanto accertato a suo tempo dai militari, la «Itis», società titolare dell’impianto di trattamento della biomassa, che sarebbe dovuto sorgere in contrada Giarrusso Liccio, non sarebbe stata in possesso dei requisiti necessari per poter accedere al maxi finanziamento. Partendo da questo assunto, i militari avviarono le indagini che portarono ad individuare fatturazioni per 300mila euro relative ad operazioni inesistenti o effettuate solo in parte, quali la posa in opera e l’acquisto del materiale per il costruendo impianto.

I soldi, che dovevano essere impiegati per la realizzazione dell’impianto idrico, di quello elettrico e degli infissi, pare finirono persi per strada. Se le somme indebitamente percepite dai richiedenti in danno della Comunità Europea e dallo Stato risultavano in teoria spese, nei fatti non furono mai realizzate le opere per le quali era stata avanzata richiesta di finanziamento.

L’esigenza di scoprire dove fossero finiti tutti quei soldi portò all’avvio di un secondo filone d’indagini, che si aggiunse a quello relativo ai reati ambientali, e che fu portato a termine dalla Guardia di Finanza, con i controlli incrociati dei conti corrente delle persone implicate nella vicenda e sulle quali i Carabinieri raccolsero tempo prima parecchio materiale probatorio tramite intercettazioni telefoniche ed ambientali. L’acquisizione di questo materiale è stata chiesta ieri mattina dal pm Maria Mocciaro. Nell’udienza seconda udienza fissata al 21 settembre saranno ascoltati i primi dieci testimoni della pubblica accusa.