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Venerdì 9 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:37 - Lettori online 288
MODICA - 07/06/2009
Cronache - Modica: la situazione è sotto controllo

Nessun contagio al "Maggiore" dopo il caso di scabbia

Sarebbe stato un’anziano paziente a trasmettere la malattia a 4 infermieri. Permane il riserbo sulla sospensione dall’incarico del primario Bulla
Foto CorrierediRagusa.it

Risaliva al 2007 l´ultimo caso di scabbia all’ospedale «Maggiore». Quello verificatosi la scorsa settimana, e che ha infettato quattro infermieri, presenta le stesse modalità di quell’episodio. Ora come allora, è stato un anziano ricoverato d’urgenza a trasmettere la malattia al quartetto d’infermieri dei due reparti nei quali il paziente ha trascorso la sua degenza: rianimazione e medicina.

«Nulla di eccezionale, solo routine» – dichiara il vice direttore sanitario Carmelo Zocco – «siamo attrezzati per casi del genere, sebbene piuttosto rari e imprevedibili». I quattro infermieri infettati sono già stati sottoposti a profilassi e al trattamento per la cura della malattia. Per cinque giorni dovranno spalmarsi su tutto il corpo una sorta di gel-shampoo per eliminare l’acaro. Gli altri colleghi sono sotto osservazione, così come l’anziano paziente portatore della malattia, che, nel frattempo, era tornato nella casa di riposo dove soggiornava da mesi.

«Abbiamo avvertito i titolari della struttura – aggiunge Zocco – affinché procedano a tutti i controlli del caso, coadiuvati da un medico. Per quanto ci riguarda, non appena possibile procederemo alla disinfestazione, a cura di una ditta specializzata, dei due reparti, per prevenire ogni rischio. Appena si libererà qualche posto, trasferiremo i pazienti in altre strutture». La situazione è insomma sotto controllo, come assicurato anche al sindaco Antonello Buscema, che si era rivolto alla direzione sanitaria del «Maggiore» dopo aver ricevuto le telefonate di alcuni cittadini preoccupati.

«Non vi è mai stato nessun pericolo di contagio, tantomeno per i degenti o per i loro parenti e amici che vengono a farvi visita – aggiunge il vice direttore sanitario – dal momento che, non appena la malattia si è manifestata, abbiamo agito con prontezza». La scabbia ha fatto la sua comparsa dopo che l’anziano paziente portatore era già stato dimesso. Un infermiere si è visto spuntare sulle braccia e sulle mani bollicine rosse, accompagnate da un intenso prurito: i sintomi tipici della scabbia, causati da un acaro che passa di persona in persona con il semplice contatto cutaneo. Le feci depositate dall’acaro sulla pelle umana, invisibili ad occhio nudo, scatenano i fastidiosi sintomi. Il periodo d’incubazione della malattia varia a seconda dei soggetti e può dilatarsi anche di qualche settimana.

«Pare che nessun altro infermiere sia stato infettato e in ogni caso – aggiunge il dottore Zocco – tutto il personale sanitario e parasanitario dei due reparti è sotto monitoraggio. Per mera cautela, abbiamo esteso le raccomandazioni anche ai pazienti e ai loro parenti ma, lo ripeto, non esiste nessun rischio di contagio, tantomeno per gli altri reparti. Come già accaduto tre anni fa – conclude Zocco – abbiamo agito per tempo». La scabbia non si sviluppa per carenza d’igiene. L’acaro trova terreno fertile soprattutto nei luoghi di aggregazione, dove numerose persone possono trovarsi insieme, anche a contatto tra loro, nello stesso ambiente. Proprio com’è accaduto, nel caso specifico, nella casa di riposo.


LA SOSPENSIONE DALL´INCARICO DEL PRIMARIO BULLA: PERMANE IL RISERBO

Resta avvolta dal riserbo l’altra vicenda che ha interessato l’ospedale, quella relativa alla sospensione temporanea del primario di cardiologia Vincenzo Bulla dal suo incarico. Contattato telefonicamente, il direttore generale dell’Ausl 7 Fulvio Manno si è limitato a precisare che «Bulla è stato temporaneamente sospeso per motivi personali e sostituito ad interim dal suo omologo del «Guzzardi» di Vittoria». E’ questa la motivazione ufficiale.

Nessun accenno da parte del manager all’inchiesta avviata dalla procura di Catania per l’ipotesi di reato di concussione e che vedrebbe, tra i nomi iscritti nel registro degli indagati, anche quello del primario. L’indagine sarebbe scaturita dalla fornitura dai contorni poco chiari di pacemaker per l’ospedale, in un lasso temporale di poco antecedente all’arrivo di Bulla al «Maggiore».

(Nella foto in alto le corsie del "Maggiore")