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Domenica 11 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:05 - Lettori online 517
MODICA - 05/04/2009
Cronache - Modica: concussione e associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio

Fissata l´udienza preliminare per Drago, Torchi e gli altri 17 imputati

Dovranno comparire dinanzi al gup il prossimo 29 ottobre

E’ stata fissata al prossimo 29 ottobre l’udienza preliminare a carico di 19 imputati, alcuni dei quali esponenti politici di spicco dell’Udc. Tra loro il parlamentare nazionale Giuseppe Drago e il già sindaco di Modica Piero Torchi (da sx nella foto), accusati di concussione e associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio.

L’elenco completo degli imputati annovera l´ex assessore al bilancio Carmelo Drago, il segretario provinciale Udc Giancarlo Floridia e il consigliere provinciale Vincenzo Pitino, detto ‘Nzuliddu. E poi ancora quattro collaboratori del gruppo di vertice dell´Udc locale: i fratelli Bruno e Massimo Arrabito, Massimo La Pira, autista personale di Peppe Drago, il giornalista Gabriele Giannone, Carlo Fiore e gli imprenditori edili Giuseppe Sammito e Giuseppe Zaccaria. Il 29 ottobre compariranno dinanzi al giudice per le udienze preliminari anche Giancarlo Francione, Marcello Sarta, Rosario e Giovanni Vasile, Vincenzo Leone, Giorgio Aprile e Giuseppe Piluso.

Tutto cominciò in sordina nei primi mesi del 2007, quando si sussurrava timidamente nelle piazze della fantomatica lettera di un imprenditore modicano che denunciava presunti favoritismi a beneficio di alcuni colleghi più «fortunati». Decisioni che sarebbero state prese nelle stanze di palazzo San Domenico da alcuni componenti dell’allora amministrazione retta da Torchi. Si sarebbe in prevalenza trattato di presunti «sconti» accordati dal comune su parte dei crediti per la fornitura di servizi vantati da certi imprenditori che, in questo modo, sarebbero risultati «privilegiati» rispetto ad altri colleghi nella liquidazione in tempi più rapidi delle somme dovute dall’ente.

La procura avviò un’inchiesta sul riciclaggio di denaro e le indagini della Guardia di Finanza proseguirono per mesi, con l’iscrizione nel registro degli indagati di parecchi nomi di un certo rilievo. Solo in un secondo tempo si apprese che le indagini delle Fiamme gialle scaturirono dal rinvenimento dell’assegno di uno degli indagati, nell’ambito di una inchiesta parallela incentrata su altre circostanze. I finanzieri controllarono i conti corrente delle persone coinvolte, contestualmente ad altri accertamenti dai cui emersero prestiti effettuati e ricevuti dagli indagati tramite assegni bancari. Giuseppe Drago, Giancarlo Floriddia e Piero Torchi sono stati qualche mese fa sentiti in procura, come loro stessi avevano espressamente chiesto tramite i loro rispettivi avvocati.

In un incontro convocato circa un anno fa per esprimere la sua opinione sulla vicenda, Piero Torchi dichiarò pubblicamente di «umiliarsi nel nome della verità, dopo le minacce di farmi fuori senza bisogno di armi». L’umiliazione dell’ex sindaco si palesò nell’aver reso note le somme accreditate sul suo conto corrente, nell’aver elencato gli immobili posseduti o gli altri beni mobili a lui intestati, oltre a svariate informazioni di natura patrimoniale.

Anche Giuseppe Drago aveva qualche mese fa deciso di dire la sua sulla vicenda giudiziaria, confermando d’essere allora indagato assieme agli altri 18 soggetti per le ipotesi di reato prospettabili di concussione e associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio di denaro. Il parlamentare nazionale Udc, già presidente della Regione, dichiarò che «dal fascicolo dell’inchiesta non si evincono distrazioni di fondi pubblici, non c’è riferimento alcuno ad appalti truccati e a nessun conto offshore.

Dalle intercettazioni ambientali e telefoniche – proseguì il parlamentare – non risulta nessuna richiesta esplicita di denaro da parte mia e della maggior parte degli altri 18 indagati, per i quali mi sento di garantire, in particolar modo per chi fa parte della mia squadra. Non è stato concesso nessun favoritismo ad imprenditori. Anch’io – aggiunse il parlamentare – ho chiesto dei prestiti e pagato le rate, così come a mia volta ho concesso dei prestiti, e ad ogni entrata è sempre corrisposta un’uscita. Di questo aspetto della vicenda, però, pare che i finanzieri non abbiano tenuto conto, sommando ciò che si sarebbe dovuto sottrarre e moltiplicando ciò che si sarebbe dovuto dividere. Ne sono venute fuori cifre astronomiche assolutamente inesistenti nei singoli conti corrente – concluse Drago – ma ravvisabili procedendo ad una somma complessiva».