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Venerdμ 9 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 19:51 - Lettori online 1027
MODICA - 31/03/2009
Cronache - L’inchiesta sui cani assassini a una svolta. Elementi di conferma dal sopralluogo al Pisciotto

L´avvocato Trantino sulla tragedia di Giuseppe: "Qualcuno pagherà"

Ricostruita la dinamica dell’aggressione: "I cani hanno accerchiato e assalito il piccolo, trascinandolo in una radura per divorarlo"
Foto CorrierediRagusa.it

E’ rimasto inaccessibile ad avvocati e polizia giudiziaria il casolare – canile, adesso sotto sequestro, dal quale fino a un paio di settimane fa sarebbero potuti entrare e uscire liberamente i randagi che si aggiravano al Pisciotto, compresi forse anche i cani assassini che sbranarono il piccolo Giuseppe Brafa, quella tragica domenica mattina del 15 marzo.

Il sopralluogo della polizia giudiziaria e degli avvocati dei tre indagati dell’inchiesta aperta dalla procura si è svolto solo nel perimetro esterno, quello dove i cani divorarono il bambino. Il delegato al quale è stato affidato in custodia il casolare, vale a dire il comandante della polizia municipale di Scicli Franco Nifosì, all’ultimo minuto ha difatti dato forfait per problemi di salute. Essendo non consentito dalla legge che il custode deleghi un’altra persona, il casolare è rimasto off-limits.

Questo tassello, fondamentale per la composizione del puzzle di una vicenda tanto assurda quanto poco chiara, sarà recuperato a breve, con un secondo sopralluogo. Entrare in quella casa è difatti un passo obbligato per gli avvocati, al fine di potersi rendere conto se Virgilio Giglio, il possessore dei cani adesso ai domiciliari nell’abitazione paterna per omicidio colposo, potesse essersi accorto dei cani assassini che si stavano accanendo sull’inerme bambino. Dalle finestre Giglio avrebbe potuto scorgere o no i cani che sbranavano la piccola vittima? Dall’interno della struttura fatiscente avrebbe potuto udire le belve che abbaiavano? Domande rimaste ieri senza risposte.

«E’ sicuro che tutti i dubbi saranno sciolti – ha dichiarato l’avvocato Enzo Trantino (nella foto di Andrea Maltese durante il sopralluogo al Pisciotto), che patrocina la famiglia Brafa – così come è certo che la lista degli indagati è destinata ad allungarsi». Oltre a Giglio, lo sciclitano di 64 anni arrestato dai Carabinieri 12 ore dopo l’aggressione mortale dei cani al bambino, risultano indagati due medici veterinari dell’Ausl 7 di Ragusa, che presero parte al sopralluogo del settembre 2008 con il quale, dall’esterno della proprietà di Giglio, fu attestata la salubrità del luogo, dove invece abbondavano rifiuti pericolosi e carcasse d’animali, con la presenza di una ventina di cani.

I veterinari indagati sono Roberto Turlà e Antonino Avola, per i quali sono prospettabili le ipotesi di reato di omissione d’atti d’ufficio e falso in atto pubblico. Tornando al sopralluogo, Trantino ha ricostruito le fasi concitate della tragedia: «I cani – ha detto – hanno scavato un fosso per uscire dal recinto del casolare, hanno visto il bambino in bicicletta che stava invadendo involontariamente il loro territorio, lo hanno accerchiato e trascinato nella radura per fare scempio del corpicino, come testimoniato ancora oggi dai fiori pietosi deposti in ricordo della piccola vittima. Resta da accertare se Giglio avesse potuto accorgersi, dal vicino casolare, della tragedia che si stava consumando».

L’avvocato Carmelo Riccotti, che difende il possessore dei cani, resta convinto che i randagi non appartenessero ai cani del suo assistito. Ieri si era diffusa la voce che un avviso di garanzia fosse stato notificato al sindaco di Scicli Giovanni Venticinque. Ipotesi subito smentita dall’interessato e dai suoi legali.


IL SINDACO DI SCICLI E LA GIUNTA ASSICURANO COLLABORAZIONE – Intanto il sindaco di Scicli Giovanni Venticinque e l’amministrazione precisano in un comunicato che «è in corso – si legge – un attento e approfondito esame della situazione per contribuire, assieme agli altri organi competenti, amministrativi e di giustizia, alla ricostruzione di tutta la filiera delle competenze e delle responsabilità in ordine a quanto accaduto, a partire proprio da quelle che la legge ed i regolamenti attribuiscono ai comuni, con specifico riguardo alle attività compiute dal comune di Scicli. E’ stata messa a disposizione delle altre autorità competenti, compresa quella giudiziaria, tutta la documentazione ed ogni informazione o elemento utile alla ricostruzione della verità, delle responsabilità pubbliche e di quelle personali – conclude il documento – derivanti da condotte anche omissive, contrarie ai doveri di legge».

I VETERINARI DELL’AUSL 7 SI DIFENDONO – Ampia collaborazione è stata assicurata anche dal responsabile dei servizi veterinari dell’Ausl 7 Giuseppe Licitra, il quale ha ringraziato il direttore generale dell’azienda sanitaria Fulvio Manno. Quest’ultimo, in una nota inviata al sottosegretario al wlfare Francesca Martini, conferma «piena fiducia nell’operato dei medici veterinari dell’Ausl 7, garantendo sulla professionalità e sulla qualità dei servizi erogati». Sempre Licitra, in qualità di presidente dell’ordine dei medici veterinari di Ragusa, firma una nota in cui ribadisce che «i tragici fatti accaduto sono indubbiamente da ricondurre al randagismo. Perciò – scrive Licitra – le colpevoli inadempienze nel contrasto a questo dilagante fenomeno sono da ricercare nei comuni, nelle regioni e nello Stato».