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MODICA - 24/10/2007
Cronache - Modica - Il processo "Lirìa"

Condanna a 158 anni di carcere
ribaltata in appello

La Corte d’Appello di Catania ha assolto quasi tutti gli imputati Foto Corrierediragusa.it

E’ stata ribaltata dai giudici della Corte d’appello di Catania la sentenza di primo grado emessa dal Tribunale il 27 giugno 2005 e che aveva visto infliggere oltre un secolo e mezzo di carcere nei confronti delle persone arrestate al termine dell’operazione «Lirìa», culminata il 14 marzo 2002 con l’arresto di 29 persone ad opera della squadra mobile di Ragusa, con il coordinamento della direzione distrettuale antimafia di Catania.

Il numeroso gruppo, in larga parte composto da albanesi, doveva rispondere dell’accusa di associazione per delinquere finalizzata al traffico ed allo spaccio di sostanze stupefacenti.

Adesso i giudici etnei hanno ribaltato la sentenza di condanna, assolvendo tutti gli imputati ad eccezione di Roland Kalemaj, al quale erano stati inflitti un anno e sei mesi di carcere. Assolto anche l’unico modicano implicato nel procedimento, vale a dire Angelo Pulino, in primo grado condannato a tre anni. All’altro italiano Vincenzo Verdicchio erano stati inflitti quattro anni.

Le condanne più pesanti erano state inflitte agli albanesi Mikel Shuli (16 anni), Romè Sajmon (15 anni e sei mesi), Luan Gjata, Fathos Xima, Gerond Stefo e Edison Colaj (14 anni ciascuno) e infine Ilir Xhima, Ferdinand Martini, Arben Pula e Edmond Brahimaj (13 anni).

Pene decisamente minori, da uno a quattro anni di reclusione, erano state decise per gli altri coimputati. L’operazione «Lirìa» consentì di sgominare una vasta organizzazione criminale internazionale, con ramificazione in diverse regioni del Paese e con l’Albania, operante in territorio ibleo ed in altre sei regioni d’Italia e dedita al traffico di sostanze stupefacenti, al traffico d’armi ed allo sfruttamento della prostituzione, con ragazze fatte appositamente giungere dall’Albania e ridotte addirittura in schiavitù. Una di loro, stanca di subire soprusi, sotto protezione denunciò i fatti.