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MODICA - 28/11/2008
Cronache - Modica - La conclusione del processo di primo grado

Kartodromo e biomassa: deciso ripristino dello stato dei luoghi

Maxi risarcimento allo Stato di oltre un milione di euro Foto Corrierediragusa.it

Il ripristino dello stato dei luoghi nelle contrade Gisana Giarrusso Liccio e Zimmardo Bellamagna, con la demolizione degli scheletri dell’impianto di biomassa e del kartodromo, giudicati illegittimi, oltre al risarcimento danni allo Stato da liquidarsi in separata sede e quantificato in oltre un milione 200mila euro. Si è chiuso in questi termini il processo di primo grado sul rilascio di concessioni illegittime da parte dell’ufficio tecnico comunale per la realizzazione dei due impianti.

Gli imputati erano accusati, a vario titolo, di abuso d’ufficio e della violazione del piano regolatore generale in materia di inedificabilità e del deturpamento della macchia mediterranea, passando per la violazione del vincolo paesaggistico e di quello idrogeologico.

Dei 13 soggetti alla sbarra solo l’allora responsabile dello sportello unico del comune di Modica Giuseppe Castagnetta è stato condannato a sei mesi di reclusione e all’interdizione dai pubblici uffici per la medesima durata della pena detentiva. Alcuni dei coimputati hanno rimediato solo contravvenzioni per reati in materia edilizia, altri sono stati assolti. Tutti i soggetti condannati hanno beneficiato della sospensione condizionale della pena. La sentenza è stata emessa nella tarda serata di mercoledì dal collegio penale presieduto dal giudice Giovanna Scibilia, al termine di una lunghissima camera di consiglio durata oltre dieci ore.

Si è chiusa, almeno per questo primo grado di giudizio, una vicenda scoppiata circa quattro anni fa grazie alle indagini dei Carabinieri, che sventarono il tentativo di edificazione dei due impianti in 14 ettari delle contrade interessate, dove insiste macchia mediterranea e altre colture. Erano stati i residenti i primi ad insorgere, subito appoggiati dalle associazioni ambientaliste e, addirittura, anche dal ministero dell’ambiente, costituitosi parte civile in avvio di processo a porte aperte tramite l’avvocato Domenico Maimone.

Questa, nel dettaglio, la sentenza per ciascun imputato: all’ingegnere Antonino Di Rosa, 43 anni, di Modica, ad Ignazio Morana e a Graziella Candiano, modicani di 49 e 44 anni, rispettivamente socio gestore e legale rappresentante della «Itis», società che avrebbe dovuto costruire l’impianto di trattamento della biomassa, sono stati inflitti tre mesi di arresto e 22mila euro di ammenda ciascuno; due mesi di arresto e 22mila euro di ammenda per l’ingegnere Ignazio Agosta e per Giovanni Carpenzano, 49 anni, modicano, amministratore unico della «Servizio casa», società che avrebbe dovuto realizzare l’impianto di go kart.

Sono stati assolti da tutti i reati la già soprintendente Beatrice Basile e il suo collaboratore Giuseppe Saggio, nonché il dirigente comunale del terzo settore Francesco Paolino, 50 anni, sciclitano. Assoluzione anche per Calogero Rizzuto, 51 anni, di Agrigento; Francesco Ascanio, 57 anni, nativo di Caltagirone ma residente a Pozzallo, tecnico istruttore dell’unità operativa IV paesaggistica della Soprintendenza di Ragusa; Corrado Borgh, ennese di 48 anni, comandante del distaccamento di Scicli del Corpo forestale regionale e Alessandro Modica, 56 anni, modicano, responsabile del procedimento della sezione urbanistica del comune di Modica.

Il pm Maria Mocciaro aveva chiesto la condanna a complessivi nove anni di carcere per alcuni imputati e l’assoluzione per altri. Il collegio difensivo era tra gli altri composto dall’avvocato Salvatore Poidomani. Oltre al ministero dell’ambiente si erano costituiti parte civile una decina di residenti, due associazioni ambientaliste, «Movimento azzurro» e «Legambiente», e il comune di Pozzallo, il cui territorio era limitrofo alle due aree ricadenti nel comune di Modica, la cui amministrazione di allora non ritenne invece opportuno costituirsi parte civile in giudizio.

Soddisfazione è stata espressa da Corrado Rizzone, ambientalista e promotore del comitato dei residenti. «Questa sentenza – ha dichiarato Rizzone – costituisce un precedente: è la vittoria dell’interesse pubblico su quello privato. La stessa decisione dei giudici di procedere all’abbattimento degli scheletri dei due impianti – ha concluso Rizzone – la dice lunga sull’effettiva illegittimità delle due costruzioni nelle contrade interessate, difese dai residenti a loro volta appoggiati dallo Stato».

(Nella foto in alto di Ambiente Ibleo l´area dove sarebbe dovuto sorgere il kartodromo)