Corriere di Ragusa
Email
Corrierediragusa.it mobile
Feed Rss Corrierediragusa.it
Corrierediragusa.it - Motore di ricerca
Corrierediragusa.it su Facebook
Corrierediragusa.it su Twitter
Corrierediragusa.it su Google+
Dimensione testo:
|
A
|
Corriere di Ragusa.it
Venerdμ 9 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 15:44 - Lettori online 1086
MODICA - 07/11/2008
Cronache - Modica - Il parlamentare nazionale parla della vicenda giudiziaria

Drago è sereno e soddisfatto:
"Nutro fiducia nella Giustizia"

Dopo l’iscrizione nel registro degli indagati per le ipotesi di reato di concussione e associazione a delinquere finalizzata
al riciclaggio di denaro assieme ad altri 18 indagati
Foto CorrierediRagusa.it

Si dice sereno e soddisfatto Peppe Drago (nella foto di Maurizio Melia nella sua segreteria politica), pur confermando le ipotesi di reato per le quali è stato iscritto nel registro degli indagati assieme ad altri 18 soggetti: concussione e associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio di denaro. Il parlamentare nazionale Udc, già presidente della Regione, ha inteso dire la sua sulle indagini della Guardia di Finanza che, nelle fasi finali, lo hanno interessato in maniera diretta.

«Dopo la conclusione delle indagini registratasi lo scorso 31 ottobre – ha dichiarato il leader ibleo dell’Udc – ho finalmente potuto leggere gli incartamenti dell’inchiesta che ha finito con l’interessare anche me. Mi sento di dichiarare che da queste pagine non si evincono distrazioni di fondi pubblici, non c’è riferimento alcuno ad appalti truccati e a nessun conto offshore. Dalle intercettazioni ambientali e telefoniche – prosegue Drago – non risulta nessuna richiesta esplicita di denaro da parte mia e della maggior parte degli altri 18 indagati, per i quali mi sento di garantire, in particolar modo per chi fa parte della mia squadra. Non è stato concesso nessun favoritismo ad imprenditori».

Drago è un fiume in piena nell’escludere queste circostanze, ma tentenna nell’entrare nel merito dei reali fatti contestati nel fascicolo che stringe tra le mani, a cominciare dall’episodio dal quale scaturì un paio d’anni fa l’inchiesta. «Diciamo – aggiunge Drago – che le indagini partirono dall’assegno di uno degli attuali indagati rinvenuto nell’ambito di un’altra inchiesta incentrata su altre circostanze. I finanzieri hanno poi controllato i conti corrente degli indagati, compreso il mio, contestualmente ad altri accertamenti. Da tutto questo lavoro investigativo sono stati riscontrati dei prestiti effettuati e ricevuti dagli indagati tramite assegni bancari. Anch’io – precisa il parlamentare – ho chiesto dei prestiti e pagato le rate, così come a mia volta ha concesso dei prestiti. Non ci vedo nulla di male. Ma evidentemente la procura ravvisa in questi movimenti di denaro dai vari conti correnti miei e degli altri indagati l’ipotesi di reato di concussione. Ritengo – aggiunge Drago – che sia bene precisare che ad ogni entrata è corrisposta un’uscita. Di questo aspetto della vicenda, però, pare che i finanzieri non abbiano tenuto conto, sommando ciò che si sarebbe dovuto sottrarre e moltiplicando ciò che si sarebbe dovuto dividere. Ne sono venute fuori cifre astronomiche assolutamente inesistenti nei singoli conti corrente, ma ravvisabili procedendo ad una somma complessiva».

Quando a Drago viene fatto notare che forse proprio nelle motivazioni di tutti questi prestiti la Procura ravvisa l’ipotesi di reato di concussione, l’interessato risponde che «è vero che alcune somme di denaro sono state in effetti prestate ad alcuni degli indagati su loro esplicita richiesta, ma sono poi state restituire ai creditori. Si è trattato di prestiti elargiti in forma amichevole, senza la pretesa o la concessione di favoritismi. Si tratta solo di ipotesi – precisa il parlamentare nazionale – che chiariremo nelle opportune sedi giudiziarie. Tra un mese la Procura fisserà l’udienza preliminare e deciderà successivamente per il proscioglimento o per il rinvio a giudizio. In tutti i casi – aggiunge Drago – sono sereno e, soprattutto, soddisfatto per la chiusura di queste lunghe indagini che, ne sono certo, contribuiranno a fare chiarezza, deludendo magari chi ci ha speculato sopra dal punto di vista politico. Nutro grande rispetto e fiducia nell’operato degli inquirenti». Aldilà di ciò Drago non è entrato nel merito dei singoli episodi contestati nella corposa documentazione. «So di cosa sto parlando – conclude il leader ibleo dell’Udc – ma non entro nei particolari in questa sede. Darei luogo ad una sorta di processo di piazza. Preferisco invece che la chiarezza sia fatta nelle opportune sedi giudiziarie».


I DETTAGLI DELL´INCHIESTA E I NOMI DEI 19 INDAGATI

C’è anche il nome del parlamentare nazionale Peppe Drago, leader ibleo dell’Udc, nell’elenco degli indagati dell’inchiesta coordinata dal procuratore Domenico Platania e condotta dal comando provinciale della Guardia di Finanza sul riciclaggio di denaro al Comune di Modica. Il registro degli indagati vedeva già iscritti altri 13 soggetti, tra cui il già sindaco di Modica Piero Torchi e alcuni ex amministratori. L’ipotesi di reato di concussione si è aggiunta a quella originaria di associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio di denaro.

E’ quanto si evince dalla notifica della conclusione delle indagini agli avvocati delle persone indagate. Tra i nuovi nomi, oltre a quello di Drago, figurano quelli del già assessore Giorgio Aprile, appena qualche giorno fa transitato nel Pdl, precisamente nella lista "Modica in primo piano" che fa capo a Innocenzo Leontini; Marcello Sarta, contitolare di un´agenzia di comunicazione e marketing e gli imprenditori Giancarlo Francione, Rosario e Giovanni Vasile, Vincenzo Leone e Giuseppe Piluso.

L’iscrizione di Peppe Drago e degli altri soggetti nel registro degli indagati si sarebbe registrata anche sulla base delle risultanze delle indagini svolte dai finanzieri in queste ultime settimane a Roma, nella sede della «Immobil D», la società che vede il parlamentare nazionale ibleo socio di maggioranza, mentre il fratello Carmelo, socio di minoranza, è amministratore delegato.

In uno dei comizi precedenti le elezioni amministrative, il deputato regionale Mpa Riccardo Minardo aveva messo in relazione l’attività della «Immobil D» agli utili della società «Modica Multiservizi» e agli alti costi sostenuti dal Comune per i servizi resi dalla società mista. Drago querelò Minardo, bollando le sue dichiarazioni come «gravissime falsità». Il parlamentare dell’Udc si rivolse quindi alla magistratura, affinché venisse accertata «l’infondatezza di quelle dichiarazioni e la loro valenza diffamatoria».

Le persone già indagate in precedenza erano, oltre a Piero Torchi, anche l’ex assessore al Bilancio Carmelo Drago, il segretario provinciale Udc Giancarlo Floridia e il consigliere provinciale Vincenzo Pitino; cinque collaboratori del gruppo di vertice dell’Udc locale: i fratelli Bruno e Massimo Arrabito, Massimo La Pira, Gabriele Giannone e Carlo Fiore; e gli imprenditori edili Giuseppe Sammito e Giuseppe Zaccaria. Sono stati invece esclusi dall’elenco degli indagati i funzionari comunali Francesco Paolino e Giuseppe Castagnetta, quest’ultimo all’epoca dei fatti direttore dello sportello unico.

Lo scorso settembre i finanzieri hanno effettuato gli ultimi atti dell’indagine che la Procura sta coordinando, alla ricerca di ulteriori elementi probatori. Altri accertamenti, i finanzieri li hanno compiuti anche nella capitale. Si è trattato degli atti propedeutici alla chiusura delle indagini, avvenuta il 31 ottobre.

L’inchiesta fu avviata oltre un anno fa, in riferimento a presunti atti di favoritismo da parte del Comune nei confronti di alcuni imprenditori nell’appalto di opere pubbliche. Le indagini verterebbero altresì su presunti «sconti» accordati dall’ente su parte dei crediti per la fornitura di servizi vantati da certi imprenditori che, in questo modo, sarebbero stati «privilegiati» rispetto ad altri colleghi nella liquidazione in tempi più rapidi delle somme dovute da Palazzo San Domenico. Di queste somme non ci sarebbe traccia nei conti corrente degli indagati.