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Sabato 18 Novembre 2017 - Aggiornato alle 10:36 - Lettori online 727
MODICA - 08/11/2017
Cronache - Con formula piena "Perchè il fatto non sussiste" dopo 6 anni

Processo Copai: tutti assolti

Per le persone coinvolte nella vicenda la fine di un lungo calvario Foto Corrierediragusa.it

Dopo 6 lunghi anni si è concluso con l’assoluzione con formula piena di tutti gli imputati il processo Copai, scaturito da uno dei casi politici più pesanti negli Iblei, dal punto di vista giudiziario. Era l’aprile 2011 quando l’allora deputato regionale Riccardo Minardo (foto), Mario Barone, Pietro Maienza, Rosaria Suizzo (moglie di Barone) e Giuseppa Zocco (moglie di Minardo) a seguito dell’indagine condotta dalla Guardia di finanza, furono posti agli arresti domiciliari per truffa aggravata ai danni dello Stato e malversazione. Nel corso delle indagini furono mosse ulteriori accuse a Minardo, ovvero quelle di associazione per delinquere ed estorsione aggravata e, a carico della moglie, quello di riciclaggio. Da tutte queste accuse, gli imputati sono stati assolti con formula piena. Per gli inquirenti si trattò di un giro d’affari di circa 2 milioni di euro gestiti da un ente, il Copai per l’appunto, che venne considerato uno «stipendificio» ai danni della Regione siciliana. Non dello stesso avviso i giudici, che, come accennato, hanno assolto tutti gli imputati con la formula «perché il fatto non sussiste», ovvero quella più ampia.

Altri 17 imputati facevano parte del procedimento Copai 2, poi accorpato con il troncone principale. Cinque imprenditori si erano costituiti parte civile assieme all’ex presidente del Copai Corrado Monaca. Nelle varie udienze gli inquirenti che erano stati ascoltati dai giudici quali teste, avevano parlato, tra l’altro, di soldi passati dal Copai a fornitori stranieri, tra cui uno della Slovenia, per l’acquisto di forniture quali arredi e computers, dal momento che le quattro società esterne che dovevano occuparsi dei pagamenti, in quanto orbitanti attorno al Copai, non avevano la disponibilità delle somme.

Il Copai aveva invece ottenuto un fido di un milione e mezzo di euro dalla Banca agricola popolare di Ragusa. Secondo gli inquirenti «Questo denaro transitava alle quattro società per il pagamento sulla carta dei fornitori, e poi ritornavano al Copai». Da questo aspetto della vicenda erano sempre risultati estranei ai fatti sia Minardo che la moglie, rispetto agli altri imputati, ciascuno limitatamente alle rispettive e presunte responsabilità. Un altro finanziere sentito nel corso delle udienze era invece stato a tratti lacunoso nella sua testimonianza, rispetto a determinati passaggi della complessa vicenda.

Anche la pubblica accusa aveva chiesto l’assoluzione degli imputati nel procedimento, in accoglimento della richiesta avanzata in tal senso dai difensori, gli avvocati Carmelo Scarso e Giovanni Grasso, che si sono ovviamente detti molto soddisfatti della sentenza assolutoria. Per l´avvocato Scarso "Purtroppo, dopo questi traumi di carattere giudiziario nei confronti di un politico e della moglie, la giustizia è purtroppo arrivata solo a distanza di tempo. Questa sentenza assolutoria è il giusto epilogo che si andava delineando durante le varie udienze del lungo procedimento giudiziario". Per gli imputati, che si sono sempre professati innocenti, la fine di un calvario durato, come accennato, circa 6 anni.