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Domenica 11 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:05 - Lettori online 672
MODICA - 17/02/2008
Cronache - Ragusa - L’incredibile vicenda scoperta dalla Guardia di Finanza

"Cure ai morti", archiviato procedimento a carico dell´Ausl

Oltre 3mila persone decedute addirittura dal 1990 risultavano ancora vive e vegete. La Corte dei conti non ha ravvisato gli estremi Foto Corrierediragusa.it

E´ stato archiviato dalla Corte dei conti il procedimento a carico dell’Ausl 7 per il presunto e indebito pagamento di indennità ai medici di base per la "cura" di pazienti deceduti.

La Corte dei conti non ha ravvisato negli atti la sussistenza dei necessari profili oggettivi e soggettivi per l’esercizio dell’azione di responsabilità, per cui ha disposto l’archiviazione del procedimento.

Tutto era partito dall’inchiesta della Guardia di Finanza, conclusa nell’ottobre del 2008, che aveva accertato la permanenza, negli elenchi degli assistiti, di persone risultate decedute. In realtà l’Ausl 7 ha provveduto a tenere aggiornata l’anagrafe dei propri assistiti, effettuando un collegamento diretto con l’anagrafe tributaria del Ministero delle Finanze che è gestita dalla Società Pubblica di Informatica Sogei.

Da un’analisi dei dati forniti dalla Sogei con quelli forniti dalle anagrafi dei Comuni della Provincia, era emerso il dato sorprendente di mille 544 persone ancora ritenute vive su un totale di 312mila 482 residenti, pari ad uno scostamento dello 0,49%.

Corretti i dati e avviata l’azione di recupero delle somme corrisposte in più ai medici di famiglia, l’azienda aveva dichiarato l’insussistenza del danno erariale e, in ultima analisi, l’inaffidabilità della società che gestisce i dati al Ministero delle Finanze.

Con l’archiviazione della procedura da parte del pubblico ministero, la Corte dei Conti ha dato ragione all’Azienda, dopo aver preso atto che l’Ente si è attivato per il recupero e che, di conseguenza non sussiste alcun danno all’erario.


I MEDICI RAGUSANI AVEVANO PARLATO DI ERRORE MADORNALE

I medici ragusani avevano dichiarato che "le notizie diffuse erano false non era assolutamente vero che i medici della provincia di Ragusa curavano dei pazienti deceduti con conseguente danno per l’erario". Questa era stata la reazione immediata della segreteria provinciale della Federazione Italiana dei Medici di Medicina generale.

Secondo i medici iblei, era stato commesso un errore madornale. Infatti, non sono i medici a dover cancellare dalle loro liste i pazienti deceduti, ma è un compito che spetta all’Ausl che deve comunicare al medico la cancellazione per avvenuto decesso. Questo non sempre viene fatto con tempestività. Questo non provoca alcun danno all’erario, casomai provoca un danno economico ai medici massimalisti perché l’ anagrafe assistiti non viene aggiornata, risultano massimalisti anche se non lo sono più e non possono acquisire la scelta di nuovi pazienti.

Inoltre, a norma di contratto, devono rimborsare le quote percepite per i pazienti deceduti. La notizia, dunque, vista da un’altra angolazione, assume una coloratura del tutto diversa. I medici, secondo quanto affermato dalla Fimmg, sono danneggiati e non sono certo coloro che provocano un danno all’erario. In alcuni casi, i pazienti deceduti restano nelle liste nonostante le segnalazioni degli stessi medici. E il compito di cancellare i nomi spetta all’Asl, che recepisce le segnalazioni dell’anagrafe, non certo ai medici di medicina generale, che subiscono questa situazione.


LO SCANDALO DELLE "CURE AI MORTI"

I medici di base della provincia di Ragusa si mettono adesso a curare anche i morti. Non si tratta di una nuova specializzazione «esoterica», quanto piuttosto della vicenda relativa ad oltre 3mila nominativi di persone che, nonostante fossero decedute da tempo, risultavano ancora in carico ai medici di base che, evidentemente, non avevano aggiornato gli elenchi dei pazienti, distinguendo quelli vivi e vegeti rispetto agli altri nel frattempo passati a miglior vita. Risultato: un danno erariale di oltre 500mila euro. E poi ci si lamenta del buco di oltre un miliardo di euro che rischia di affossare la sanità siciliana.

L’incredibile circostanza è stata accertata dal nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Ragusa, che ha in questi ultimi mesi effettuato controlli e verifiche sul buon funzionamento di alcuni uffici dell’Ausl 7. Dai controlli è emerso questo ulteriore, inquietante caso di malasanità. Alcuni pazienti risultavano deceduti addirittura da 18 anni. Ma gli impiegati dei «competenti» uffici non se ne erano neanche accorti. Una distrazione da poco che, oltre a provocare un danno erariale non indifferente, ha ulteriormente ingolfato le liste dei medici generici, molte delle quali risultano già piene, con grave nocumento di quanti girano per trovare un medico al quale affidarsi. E’ fin troppo ovvio che a pagare lo scotto di questo scandalo sono stati gli anziani.

Di contro, i medici di famiglia venivano lautamente pagati dall’Ausl per… curare i morti, manco ci trovassimo nell’isola di Haiti, dove notoriamente si pratica il rito voodoo. Ma i medici di base non effettuavano nessuna attività «esoterica», tranne quella di intascare le somme versate dall’Ausl 7 per persone decedute addirittura dal 1990. Risulta a questo punto persino beffardo parlare di risanamento del debito, con il piano di rientro dell’assessore alla sanità Massimo Russo di recente approvato dalla Giunta Regionale. Episodi incredibili e imbarazzanti al tempo stesso come quello portato alla luce dai finanzieri fanno cadere le braccia.

Ma le indagini amministrative sono ancora in corso, e altre «magagne» potrebbero essere scoperte, oltre alle gravi anomalie fin qui riscontrate. Copie della relazione delle indagini sono state inviate alla procura di Ragusa, per eventuali responsabilità penali, e alla procura regionale della Corte dei Conti di Palermo, per il recupero del danno erariale.