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Lunedì 5 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 0:33 - Lettori online 944
MODICA - 07/04/2016
Cronache - Si tratta di almeno una ventina di utenti deferiti alla procura

Commenti "pesanti" su Facebook: denunciati

Il reato penale contestato è quello di istigazione all’odio razziale Foto Corrierediragusa.it

Dei commenti a sfondo razziale forse un po’ troppo sopra le righe su un post condiviso sul popolarissimo social network Facebook è costato ad alcuni modicani (e non solo) una denuncia penale da parte della polizia postale di Ragusa. I fatti risalgono al 2014. Originariamente le persone nel mirino della polizia postale erano molte di più ma alla fine sono stati presi in considerazione solo i post «più pesanti». Tutti i soggetti denunciati sono già stati convocati in procura ed invitati ad eleggere il rispettivo domicilio e a nominare i difensori di fiducia. Si tratta di almeno una ventina di utenti, per la maggior parte residenti a Modica, deferiti alla procura per il reato penale di istigazione all’odio razziale, secondo quanto previsto dalla legge 205 del 1993. E´ una norma della Repubblica Italiana che sanziona e condanna gesti, azioni e slogan legati all´ideologia nazifascista, e aventi per scopo l´incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali.

La legge punisce anche l´utilizzo di simbologie legate ai suddetti movimenti politici. Emanata con il decreto legge 26 aprile 1993 n. 122 e convertito con modificazioni in legge 25 giugno 1993, n. 205, è nota come legge Mancino, dal nome dell´allora Ministro dell´Interno che ne fu proponente, ovvero il democristiano Nicola Mancino. Tale legge è oggi il principale strumento legislativo che l´ordinamento italiano offre per la repressione dei crimini d´odio.

Chi commette tale reato è punibile con la reclusione fino a un anno e sei mesi o con la multa fino a 6 mila euro, in particolare «Chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull´odio razziale o etnico, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi». La punibilità prevede altresì la reclusione da sei mesi a quattro anni per chi, in qualsiasi modo, incita a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi.

Quando la polizia postale di Ragusa ha informato i diretti interessati della denuncia penale a loro carico, questi ultimi ci sono rimasti di sale, giustificandosi asserendo che gli epiteti scritti su Facebook in riferimento al post condiviso, erano stati già «sdoganati» in passato, persino da qualche politico, anche su Twitter. Spiegazioni che non hanno persuaso la polizia postale. Ai denunciati quindi non è rimasto altro da fare che rivolgersi ai rispettivi legali, tra cui l’avvocato Michele Ragusa, il quale sta esaminando il caso per studiare il da farsi e capire come procedere.

Una vicenda che la dice lunga sull’utilizzo talvolta non consono alle regole che si fa di Facebook da parte di una platea sempre più folta di utenti. Se si offende qualcuno, anche pigiando sulla tastiera di uno smartphone, di un tablet o di un pc, dal profilo virtuale di un social si può passare alla denuncia penale nella realtà.