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Giovedì 8 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 15:45 - Lettori online 862
MODICA - 15/01/2016
Cronache - Operazione "Hot business" della polizia dopo 6 mesi di indagini

VIDEO Prostituzione al "Paradise" a Modica: 5 arresti

Tutti sono stati sottoposti ai domiciliari tranne Di Rosolini rinchiuso nel carcere di Ragusa
Foto CorrierediRagusa.it

In origine era «Le chat noir», night club dalla fama equivoca nelle campagne di Modica, poi ha cambiato gestione e nome in «Club Paradise», mutandosi in casa del piacere, come accertato dalla polizia che ha arrestato 5 persone, di cui 3 insospettabili (vedere video)


Le manette sono scattate nella notte per quattro uomini e una donna: si tratta di Corrado Di Rosolini, 54enne rosolinese, ovvero il principale indagato; Luca Interlando, 41 anni, e Giovanni Rubera, di 37, entrambi modicani; e poi ancora Gaetano Rametta, 53enne di Avola, la rumena Rodica Milea, 37 anni, compagna di Rubera. I cinque sono ritenuti responsabili di associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento e allo sfruttamento della prostituzione. Le indagini della polizia di Modica sono partite all’inizio del 2014 per contrastare il diffuso fenomeno della prostituzione che più volte era stato segnalato dai residenti della zona, in contrada Musebbi Cisterna Salemi, ingenerando allarme sociale. L’operazione, coordinata dal sostituto procuratore Gaetano Scollo e condotta dal vice questore aggiunto Maria Antonietta Malandrino, grazie all’impiego di attrezzature tecniche con cui sono state effettuate riprese all’esterno e all’interno del “Club Paradise”, h accertato l’esistenza di una illecita attività di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione di donne rumene in territorio di Modica. Tale scoperta è stata resa possibile anche grazie ai servizi di osservazione e appostamento che hanno visto impegnati numerosi poliziotti, i quali hanno registrato la presenza assidua di Di Rosolini, già noto per reati specifici tra cui una estorsione ai danni di un farmacista con la complicità di Rametta. Tutti erano intenti a gestire un’associazione senza fini di lucro, almeno sula carta, conosciuta ai più come “Night club Paradise”, ma al cui interno però si svolgeva l’attività illecita di prostituzione, un business che non conosce crisi.

I principali indagati Di Rosolini (peraltro già proprietario de “Le chat noir”) e Rametta, assieme agli altri due modicani Interlando e Rubera e alla compagna rumena di quest’ultimo, dopo aver rilevato tempo addietro il night “Le chat noir”, avevano messo su un giro di affari a luci rosse molto redditizio, da qui il nome dell’operazione. Tutto veniva pubblicizzato in maniera “criptata” tramite internet con veri e propri annunci su siti web specifici in cui si cercavano “ballerine, ragazze immagine e figuranti di sala” che poi nei fatti venivano avviate alla prostituzione. Circa dieci le ragazze rumene ospitate in una casa di contrada Fiumara dotata di tutti i confort, compresa una palestra privata, che poi venivano fatte prostituire al “Club Pardise” ogni notte per 50 euro a prestazione, ciascuna della durata massima di meno di un’ora, con un supplemento in caso di prestazioni sessuali extra. Il locale era dotato di telecamere e sistemi di allarme contro visite “sgradite” delle forze dell’ordine, che, nonostante questi accorgimenti, hanno scoperto gli altarini.

Le ragazze erano state assunte come ballerine, ma nei fatti facevano le prostitute, peraltro sottopagate, dal momento che gran parte della torta se la spartivano i cinque arrestati. I preservativi (con quelli usati addirittura era stata intasata la fognatura a causa della massiccia quantità) ed altro materiale compromettente, venivano nascosti in appositi spazi accessibili tramite pareti scorrevoli azionabili con i telecomandi. I componenti dell’organizzazione sorvegliavano i clienti mentre si intrattenevano con le prostitute, come documentato dalle immagini acquisite dalla polizia, che ha effettuato il blitz procedendo agli arresti e al sequestro del locale, nel cui interno sono stati trovati poco meno di 3 mila 500 euro in contanti. Le porte del carcere di sono aperte solo per Di Rosolini, visti i precedenti, mentre gli altri quattro complici sono stati sottoposti ai domiciliari.