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Giovedì 8 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 14:58 - Lettori online 720
MODICA - 25/07/2008
Cronache - Modica - Le decisioni dei giudici del Tribunale della libertà etneo

Anita Portelli è tornata libera
Busso resta ai domiciliari

Non ci sarebbero i presupposti per il reato di peculato.
Per l’imprenditore resta l’accusa di frode in pubbliche forniture
Foto Corrierediragusa.it

E’ stata rimessa in libertà la già dirigente del settore ecologia Anita Portelli, 55 anni. Per la donna i giudici del tribunale della libertà di Catania hanno difatti revocato gli arresti domiciliari che, invece, continueranno a permanere fino ai primi di settembre per Giuseppe Busso, 41 anni. Si tratta dell’imprenditore di Giarratana contitolare della Ati (associazione temporanea d’imprese) che gestisce dal 2007 il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani in città.

Portelli e Busso erano stati arrestati circa tre settimane fa dalla Guardia di finanza del comando provinciale con le accuse di abuso d’ufficio, frode in pubbliche forniture e peculato. Proprio quest’ultimo reato è stato annullato dai giudici etnei, in riferimento all’edizione 2007 della manifestazione «Eurochocolate», che era stata oggetto delle indagini delle fiamme gialle. Anita Portelli, in qualità di pubblico funzionario, aveva affidato alla ditta di Busso la pulizia straordinaria e continuativa del centro storico.

In questo caso il Tdl ha accolto la tesi difensiva degli avvocati Saverio La Grua e Alessandro Agnello secondo cui il servizio di spazzamento della città nel corso della manifestazione, protrattasi per una settimana, era da considerarsi come prestazione straordinaria e quindi non compresa nelle mansioni previste dal capitolato d’appalto. Tutto questo in base alla durata estesa dell’evento.

Per Anita Portelli non esisterebbero quindi i presupposti per l’accusa di peculato proprio in riferimento a questo episodio singolo, in cui le fiamme gialle avevano ipotizzato una sorta di connivenza tra la stessa Portelli (pubblico funzionario) e Busso (privato imprenditore) per trarre vantaggio economico dall’intera operazione. Secondo i giudici etnei, invece, non sussistono i presupposti in tal senso.

Busso, per esigenze di natura probatoria, resta invece ai domiciliari a tempo determinato fino ai primi di settembre, vale a dire il lasso di tempo ritenuto congruo dai giudici etnei per l’acquisizione di eventuali e ulteriori prove a carico. Il reato contestato è quello di frode in pubbliche forniture. Stando alle indagini, l’imprenditore avrebbe assunto un numero inferiore di dipendenti con qualifiche inferiori rispetto a quelle previste dal capitolato d’appalto, utilizzando altresì un numero ridotto di automezzi da lavoro, peraltro già obsoleti e non in regola con le rigide normative in materia di sicurezza.

Busso aveva negato queste circostanze nel corso dell’interrogatorio in carcere condotto dal gip Michele Palazzolo, vale a dire lo stesso magistrato che emise le ordinanze di custodia cautelare. Busso aveva spiegato che solo due dipendenti erano stati inquadrati con qualifiche diverse rispetto alle mansioni che nei fatti svolgevano, perchè si sarebbe trattato di due unità lavorative in esubero. Gli autocompattatori sarebbero invece risultati in regola, come comprovato dalle carte di circolazione e dalle date d’immatricolazione. Dichiarazioni in linea con la tesi difensiva evidentemente non condivisa dai giudici etnei in ordine a questi punti. Così come Busso, anche Anita Portelli aveva risposto alle domande del magistrato, chiarendo la sua posizione.

Oltre alla vicenda di «Eurochocolate 2007», erano stati contestati altri 16 episodi sia a Busso che alle altre quattro persone destinatarie di altrettanti avvisi di garanzia. Si tratta di una dirigente di settore, di due funzionari comunali e della sorella del socio catanese di Busso, anch’essa responsabile di una delle due ditte che compongono l’Ati. Nel frattempo le indagini della Guardia di finanza proseguono.

Anita Portelli Giuseppe Busso