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Domenica 4 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 15:22 - Lettori online 1412
MODICA - 31/07/2015
Cronache - L’epilogo della prima fase dell’inchiesta della procura di Ragusa per inquinamento

Sequestrato depuratore Modica, 2 indagati nominati custodi giudiziali

I sigilli sono stati apposti dalla polizia provinciale, che ha condotto le indagini in collaborazione con l’Arpa Foto Corrierediragusa.it

Sequestro preventivo per il depuratore di contrada Fiumara a Modica. I sigilli alla struttura sono stati apposti in mattinata dalla polizia provinciale che ha nominato custodi giudiziali due degli undici indagati, già raggiunti da avviso di conclusione delle indagini: si tratta di Antonio Guastella, presidente della SpM Servizi per Modica che gestisce l’impianto, e del direttore tecnico della struttura Salvatore Vindigni. Alle operazioni di sequestro ha preso parte, tra gli altri, l´avvocato Ignazio Galfo. E’ questo l’epilogo della prima fase dell’inchiesta della procura di Ragusa che ipotizza, tra le altre cose, l’illecito smaltimento dei reflui non trattati. Gli indagati devono rispondere, a vario titolo, di inquinamento e disastro ambientale, abuso d’ufficio ed omissioni in atti d’ufficio. Il sequestro dell’impianto è solo cartolare, e non materiale, nel senso che la struttura continuerà regolarmente a funzionare per non arrecare ulteriore danno ai residenti di Modica e Scicli, i cui territori risulterebbero inquinati dal cattivo funzionamento del depuratore, sottodimensionato rispetto al reale fabbisogno. Non a caso i reflui non trattati sarebbero stati sversati nel torente Modica – Scicli, inquinando le falde acquifere ed i terreni del Modicano e dello Sciclitano, arrivando con buona probabilità fino alla spiaggia di Arizza, il cui mare risulta essere fortemente inquinato, stando ai dati di Goletta Verde, secondo cui pure Marina di Modica è a rischio inquinamento.

La polizia provinciale ha quindi eseguito il provvedimento di sequestro preventivo deciso dal gip del tribunale di Ragusa Andrea Reale, su richiesta del sostituto procuratore Gaetano Scollo. Le indagini, partite da un esposto in procura, sono state svolte dal nucleo di polizia ambientale della polizia provinciale in collaborazione con l’Arpa di Ragusa. Il gip, si legge nell’ordinanza, «Ha ritenuto sussistere l’astratta sussumibilità del fatto relativa ai reati ipotizzati di illecito smaltimento di rifiuti liquidi, costituiti da acque reflue non trattate, direttamente nell’alveo dello stesso torrente, ovvero un corso d’acqua di interesse comunitario,, così da creare una situazione di grave pericolo di inquinamento per l’ambiente ed in particolare per il corso d’acqua quale corpo recettore, ipotizzandosi così la violazione del testo unico ambientale, del codice dei beni culturali e del paesaggio (alterazione e danneggiamento del corso d’acqua su un bene paesaggistico), nonché il deterioramento delle acque destinate alla pubblica utilità oltre all’offesa e molestia nei confronti della collettività».

Le indagini, condotte per diversi mesi, hanno consentito di scoprire, in una prima fase, scarichi di acque reflue non trattate direttamente nel torrente, ivi convogliate tramite bypass ad attivazione manuale. In un secondo momento è stata rilevata «L’indebita (rectius non autorizzata) appostazione di una tubazione in polietilene interna all’impianto ed in uscita dall’unità di stacciatura e recapitante nel pozzetto bypass dell’unità di clorazione», in un punto a valle del pozzetto di ispezione utilizzato per i campionamenti dell’Arpa. I dati analitici, risultanti dai controlli della polizia provinciale e dalle analisi tempestivamente eseguite dall’Arpa sui campioni delle acque in uscita dall’impianto in questione (confrontati con i campioni prelevati a monte del depuratore), hanno permesso di evidenziare il superamento dei limiti dei parametri di legge stabiliti dal testo unico ambientale, così da creare una situazione di grave pericolo di inquinamento per l’ambiente circostante e di danno ambientale.

I due soggetti indagati già raggiunti da avviso di conclusione delle indagini, ovvero i già citati Guastella e Vindigni, come accennato stati nominati custodi dell’impianto sequestrato, con l’onere di assicurare la continuità nell’espletamento del servizio pubblico, anche al fine di eliminare definitivamente le disfunzioni riscontrate nell’impianto di depurazione. Soddisfazione è stata espressa dal consigliere comunale del Pd Ivana Castello, che da mesi ha seguito le varie fasi delle indagini, evidenziando fin da prima dell’esposto in procura il malfunzionamento dell’impianto e lo sversamento nel torrente dei reflui non trattati, con tanto di dati alla mano, foto e video in loco.

Anche i grillini si erano interessati della vicenda ed esattamente un mese fa era stato effettuato un sopralluogo nella struttura da parte della senatrice Cinque Stelle Ornella Bertorotta, al termine di cui il sindaco di Modica Ignazio Abbate si era vantato asserendo che il depuratore era il migliore del territorio ibleo. Questi ultimi fatti giudiziari lo smentiscono clamorosamente, semmai ce ne fosse stato bisogno.