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Venerdì 2 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 16:28 - Lettori online 1450
MODICA - 11/04/2015
Cronache - Il caso che ha scosso la politica iblea nell’aprile 2011

Ex assessore Digiacomo in processo Copai

Il presidente Vincenzo Saito ha fissato la prossima udienza al 15 maggio 2015 Foto Corrierediragusa.it

E’ ripreso in un’aula del Tribunale di Ragusa il processo Copai, uno dei casi politici più pesanti, dal punto di vista giudiziario, degli ultimi 5 anni, da quando nell’aprile 2011 l’allora deputato regionale Riccardo Minardo, Mario Barone, Pietro Maienza, Rosaria Suizzo e Giuseppa Zocco (moglie di Minardo, nel frattempo assolta insieme alla figlia Serena Minardo per mancanza di prove), a seguito dell’indagine condotta dalla Guardia di finanza, furono posti agli arresti domiciliari con l’accusa di truffa aggravata ai danni dello Stato, malversazione, estorsione, emissione di fatture false e favoreggiamento. Un giro d’affari di circa 2 milioni di euro gestiti da un ente che venne considerato uno «stipendificio» ai danni della Regione siciliana.

Nell’udienza dibattimentale il Collegio presieduto da Vincenzo Saito, a latere Giovanni Giampiccolo e Francesca Aprile, ha ascoltato i testi del pubblico ministero Gaetano Scollo, i 3 sottoufficiali della Guardia di finanza Davide Russotto, Vincenzo Riggio e Tommaso Monaco. Russotto ha confermato le dichiarazioni già rese al vecchio collegio, Riggio ha parlato delle nuove imputazioni e Monaco si è soffermato su accertamenti e finanziamenti delle società. Presente anche questa volta in aula, il personaggio di maggiore spicco dell’affaire Copai, Riccardo Minardo, difeso dall’avvocato Carmelo Scarso. Con Minardo in aula c’era anche Mario Barone.

Il processo Copai in questi anni si è arricchito di nuovi tronconi, ultimo dei quali, quello che vede coinvolto anche l’ex assessore provinciale allo Sviluppo economico Giovanni Digiacomo, assistito dall’avvocato Maurizio Catalano. Digiacomo entra nel processo perché secondo l’accusa, in concorso con Sara Suizzo, avrebbe trasmesso le fatture alla Regione attestando la congruità e la verità degli atti. L’avvocato Maurizio Catalano ha sostenuto che il suo assistito non poteva essere a conoscenza dei presunti falsi.

Folto il collegio difensivo degli imputati. L’avvocato Carmelo Scarso difende Minardo; l’avvocato Enrico Trantino (figlio di Enzo) difende Sara Suizzo, Mario, Giuseppe e Nives Barone); l’avvocato Maria Platania, difensore dei funzionari di banca Maria Chessari, Francesco Palumbo, Raffaele Nifosì, Nadia Zago; il penalista Enrico Platania, difende Giorgio Di Martino; l’avvocato Giorgio Assenza, difensore di Carmelo Emmolo, l’avvocato Guglielmo Barone assiste Angelo Giannì e Giovanni Moncada; l’avvocato Luca Gulino per Pietro Maienza; l’avvocato Giuseppe Pellegrino per Giuseppe Ruta; l’avvocato Massimo Garofalo per Valerio Tidona.

Il collegio difensivo ha chiesto contezza di determinati accertamenti che i testi verbalizzanti non avrebbero eseguito. L’udienza è stata aggiornata al prossimo 15 maggio per ascoltare altri testi d’accusa.