Corriere di Ragusa
Email
Corrierediragusa.it mobile
Feed Rss Corrierediragusa.it
Corrierediragusa.it - Motore di ricerca
Corrierediragusa.it su Facebook
Corrierediragusa.it su Twitter
Corrierediragusa.it su Google+
Dimensione testo:
|
A
|
Corriere di Ragusa.it
Sabato 3 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 16:41 - Lettori online 834
MODICA - 17/03/2015
Cronache - Lo ha deciso il ministero della giustizia accogliendo il ricorso

Sesso in carcere? Agente reintegrato in servizio

L’uomo aveva già ottenuto l’annullamento degli arresti domiciliari su decisione del riesame di Catania Foto Corrierediragusa.it

E’ stato riammesso in servizio dal ministero della giustizia l’agente di polizia penitenziaria modicano che lo scorso 18 giugno era stato raggiunto da ordinanza di custodia cautelare, insieme con un collega originario di Rosolini, per violenza sessuale aggravata ai danni dei detenuti del carcere di Modica (ormai chiuso) e spaccio di sostanze stupefacenti durante l’orario di servizio nella stessa casa circondariale. Il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria del ministero della giustizia ha infatti accolto il ricorso dei difensori dell’agente di polizia penitenziaria F.C., 46 anni, restituendo il posto di lavoro al ricorrente che ha quindi ripreso il servizio in una casa circondariale del Siracusano. Dopo alcuni giorni di arresti domiciliari, l’uomo aveva ottenuto l’annullamento del provvedimento restrittivo su decisione del riesame di Catania. I giudici etnei avevano ritenute valide le motivazioni a difesa presentate dagli avvocati, mentre avevano lasciato ai domiciliari il collega A.L., pure lui 46enne, originario di Rosolini. La gravità delle posizioni dei due indagati nella torbida vicenda era diversa: il modicano era stato accusato da un solo detenuto, mentre l’altro da tre.

L’indagine, condotta tra maggio 2012 e marzo 2014 dai carabinieri, era scaturita dalle dichiarazioni di un detenuto straniero, trasferito dalla casa circondariale di Modica a quella di Ragusa. Il galeotto si era confidato con un agente il quale aveva, a sua volta, informato i superiori. Secondo quanto emerso nel corso dell’inchiesta, i due agenti di custodia avrebbero preteso, anche se è tutto ancora da stabilire nel processo, prestazioni sessuali da alcuni detenuti del carcere di Modica, con la minaccia di far trovare della droga tra gli effetti personali di chi si fosse rifiutato ad assecondare gli appetiti sessuali dei due arrestati. In altre parole i due agenti di polizia penitenziaria avrebbero ricattato una mezza dozzina di detenuti, minacciandoli di far comminare loro pene severe se, a seguito dei controlli periodici, fosse saltata fuori la droga appositamente «piazzata» per incastrarli. Viceversa ai detenuti più «accondiscendenti» sarebbero state concesse regalie varie, dalle sigarette ad altri «bonus».


un galera
21/03/2015 | 10.01.05
nick

metteteli in galera nella stessa cella delle vittime