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Domenica 11 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:05 - Lettori online 470
MODICA - 06/07/2008
Cronache - Modica - Sarebbero venuti meno i gravi indizi di colpevolezza

Chiesta la remissione in libertà per Giuseppe Busso: è in regola

L’imprenditore ha risposto a tutte le domande del gip.
Oggi è il turno della già dirigente Anita Portelli
Foto Corrierediragusa.it

La ditta «Busso» avrebbe presentato tutti i requisiti di legge per partecipare al bando di gara per la gestione del servizio di raccolta e smaltimento rifiuti. Tutti i mezzi da lavoro sarebbero stati regolarmente immatricolati e in regola con le normative sulla sicurezza. Gli operatori ecologici assunti sarebbero stati 76, due in più rispetto a quanto previsto dal capitolato d’appalto. Solo queste due unità in esubero sarebbero state inquadrate con qualifiche inferiori rispetto alle mansioni effettivamente svolte. Questo il sunto dell’interrogatorio di ieri mattina nel carcere di Piano del Gesù a carico del titolare dell’impresa che gestisce il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti a Modica.

L’imprenditore Giuseppe Busso (nella foto), 41 anni, ha risposto per un’ora a mezza a tutte le domande poste dal gip Michele Palazzolo, chiarendo la sua posizione in riferimento alla gestione del servizio per il biennio 2007-2008, oggetto delle indagini della Guardia di finanza che hanno portato agli arresti dello stesso Busso e di Anita Portelli, allora dirigente del decimo settore ecologia. Le accuse vanno dall’abuso d’ufficio, al peculato alla frode in pubbliche forniture. La Portelli, che si trova ai domiciliari, sarà sentita nelle prossime ore, così come le altre quattro persone raggiunte da altrettanti avvisi di garanzia: un dirigente di settore, due funzionari comunali e il socio di Busso.

Tornando a quest’ultimo, all’interrogatorio di ieri mattina erano presenti gli avvocati Saverio La Grua e Alessandro Agnello, che hanno prodotto una corposa documentazione a sostegno delle dichiarazioni rese dal loro assistito. Il magistrato si è riservato di decidere sulle richieste avanzate dai difensori: la scarcerazione di Busso o, in subordine, la concessione dei domiciliari. Secondo l’avvocato La Grua sarebbero difatti venuti meno i presupposti minimi dei gravi indizi di colpevolezza.

Un’eventuale remissione in libertà del suo assistito, sempre secondo La Grua, non comporterebbe alcun rischio di inquinamento delle prove o di fuga. Questa tesi sarebbe suffragata dall’atteggiamento di totale collaborazione di Busso con il magistrato in sede d’interrogatorio. La documentazione a corredo delle dichiarazioni rese in carcere comproverebbe l’avvenuta immatricolazione degli autocompattatori entro le scadenze di legge, nonché la regolarità delle assunzioni in numero addirittura superiore rispetto a quanto previsto dal capitolato d’appalto.

Numeri, dati e annotazioni contabili agli antipodi rispetto alle prove raccolte dalle fiamme gialle e che avevano indotto il procuratore Domenico Platania a richiedere le ordinanze di custodia cautelare, emesse dallo stesso gip che ieri ha sentito Busso. Stando sempre alla tesi difensiva, l’Ati (associazione temporanea d’imprese) composta dall’omonima ditta di Busso e dalla «Ecosì» non avrebbe incamerato dall’amministrazione somme di denaro superiori a quelle previste dal capitolato d’appalto. Stando invece alle indagini dei finanzieri, la ditta che gestisce il servizio di raccolta dei rifiuti avrebbe ingiustamente percepito 760mila euro per fatture gonfiate e servizi pagati più volte oppure spacciati per straordinari, come nel caso della ripulitura della città in occasione della sette giorni di «Eurochocolate 2007».

Stando alla tesi difensiva adottata dai due legali per smontare il castello accusatorio, tutto ciò sarebbe scaturito da una errata interpretazione del capitolato d’appalto da parte degli organi inquirenti. Proprio nel caso di «Eurochocolate», difatti, la ripulitura della città sarebbe da considerarsi come prestazione straordinaria non prevista dal capitolato in riferimento alla lunga durata (sette giorni) della manifestazione. Le motivazioni tecniche sarebbero contenute nel sostanzioso dossier raccolto dagli avvocati La Grua e Agnello e consegnato al magistrato al termine dell’interrogatorio in carcere.


GLI ALTRI FILONI D´INCHIESTA

Sono almeno tre i filoni d´inchiesta delle fiamme gialle, tra cui quello relativo al secondo foglio del Mud 2004 (modello unico di dichiarazione ambientale) in cui è scritto nero su bianco il nome della ditta che avrebbe incamerato i 714mila euro spesi dal comune per la gestione della raccolta differenziata, ma dei quali non sono finora stati trovati né fatture, né altra documentazione.

Dalla pagina 2 del Mud 2004 si evince che il comune abbia conferito alla ditta che gestiva il servizio oltre 100 milioni e 800mila euro. Altri 714 mila euro risulterebbero erogati ad una ditta di Modica per la raccolta e lo smaltimento di 150 tonnellate di materiale ferroso.

La ditta aveva invece esibito fatture relative al 2004 e dalle quali si evinceva che il materiale ferroso effettivamente raccolto nel territorio comunale, poi consegnato ad un impianto autorizzato di Catania per lo smaltimento, era di 16 tonnellate e mezzo, per un costo di circa 820 euro già da tempo erogati dal comune. Una bella differenza rispetto ai 714mila euro che si evincono dal Mud e che risulterebbero comunque effettivamente spesi dall’ente.

Dal decimo settore, dove le fiamme gialle hanno sequestrato documentazione varia e persino i cellulari dei dipendenti e dei dirigenti, non hanno mai reso note le previsioni di spesa per il costo complessivo del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti per l’anno 2005 e per quello in corso.

(Nella foto in alto un momento della conferenza stampa della GdF. Sotto i due arrestati)

Anita Portelli