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Sabato 3 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 16:41 - Lettori online 570
MODICA - 19/01/2015
Cronache - Spacciavano a Pozzallo, Ispica, Modica e Vittoria

Sette condanne e 16 rinvii a giudizio per "Polvere rosa"

Erano le 4 ragazze a suo tempo finite in manette ad occuparsi dell’organizzazione della rete di spaccio Foto Corrierediragusa.it

Sono state condannate a complessivi 20 anni di carcere in udienza preliminare col rito abbreviato dal gup Andrea Reale sette delle 12 persone arrestate circa un anno fa dai carabinieri nell’ambito dell’operazione antidroga «Polvere rosa» che sgominò una banda di giovanissimi (alcuni anche di buona famiglia) che spacciavano stupefacente a Pozzallo, Ispica, Modica e Vittoria. Altri 16 soggetti sono invece stati rinviati a giudizio e dovranno comparire dinanzi ai giudici tra un paio di mesi. Pesanti le condanne decise dal gup: quattro anni, 8 mesi e 30 mila euro di multa sono stati inflitti a Sebastiano Morana; due anni, otto mesi e 6 mila euro a Rosy Giery; un anno e quattro mesi e 2 mila 400 euro di multa per Silvia De Liberto; Francesco Agosta è stato condannato, invece, a tre anni, quattro mesi e 20 mila euro di multa; sette anni di reclusione sono stati inflitti al tunisino Mohsen Souf, di 34 anni, mentre Miloud Alimi, 38 anni, è stato condannato a due anni e 4 mesi.

Tutti gli altri sono stati rinviati a giudizio. Si tratta di Mary Salonia, 24 anni; Daniela Biazzo, 28 anni, di Pozzallo; Adhem Ben Slama , tunisino di 31 anni; Antonino Campo, 34 anni; Francesco Runza, 27 anni; Daniele e Rosario Scolaro, rispettivamente di 25 e 29 anni; Alessia Spadola, sciclitana di 24 anni. Rinvio a giudizio pure per Samuela Assenza Parisi; Emanuele Cicero; Saverio D’Antoni; Riccardo Eterno; Paolo Gambuzza; Antonino Giardina; Carmelo Pace e Angelo Vinci.

Erano le 4 ragazze a suo tempo finite in manette ad occuparsi dell’organizzazione della rete di spaccio, dell’acquisto, del trasporto e della custodia della droga in attesa di spacciarla al minuto. La banda contattava direttamente i fornitori, solitamente extracomunitari, organizzavano i viaggi, tramite altre persone fidate, finalizzati all’acquisto della droga ed infine provvedevano alla suddivisione in dosi delle sostanze stupefacenti ed al successivo spaccio al dettaglio, generalmente anche dalle proprie abitazioni durante l’assenza dei genitori. La droga veniva lanciata dal balcone agli assuntori che lasciavano il denaro in posti ben precisi.