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Sabato 3 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 22:30 - Lettori online 582
MODICA - 06/06/2008
Cronache - Modica - Le richieste del pm nel processo in Corte d’Assise

Omicidio Firringieli: chiesti
12 anni per Dino Scarnato

Chiesta la derubricazione del reato da omicidio volontario
a omicidio preterintenzionale. La sentenza martedì prossimo
Foto Corrierediragusa.it

Derubricazione dell’originario reato di omicidio volontario in omicidio preterintenzionale e proposta di condanna a dodici anni di reclusione. Sono le richieste avanzate ai giudici della Corte d’Assise di Siracusa dal pm , al termine della sua lunga requisitoria nel processo a carico di Dino Scarnato, 43 anni, originario di Noto, accusato dell’omicidio del ragusano di 28 anni Davide Firringieli. Il delitto si verificò nella zona dei laghetti di Marina di Modica (nella foto) nel dicembre 2004.

Il malcapitato venne ritrovato dalla polizia dopo 48ore di ricerche, riverso a faccia in giù in un pantano, morto annegato. Il giovane fu impossibilitato a tirarsi fuori in quanto paralizzato dallo shock spinale provocato da un colpo proibito di karate che, secondo l’accusa, sarebbe stato inferto da Scarnato. Quest’ultimo, stando alla deposizione del perito La Bella della Polizia postale, si trattenne nei pressi della zona dei laghetti almeno tre quarti d’ora in più rispetto all’orario in cui lo stesso imputato ha sempre dichiarato d’essersene andato via, vale a dire intorno alle 4,14 del mattino. La prova è scaturita dai ripetitori telefonici che agganciarono le celle del telefonino del presunto omicida almeno fino alle 5 del mattino.

Secondo il perito di parte Rossitto, la morte del 28enne fu da imputare alla rovinosa caduta da un dirupo, che provocò lo shock spinale alla base della paralisi che impedì al giovane di tirarsi fuori dal pantano in cui morì annegato. Ma i due esperti della scientifica che condussero le indagini, effettuando altresì numerose perizie, esclusero la presenza di dirupi tanto scoscesi o profondi da provocare una caduta dal fatale esito. E’ rimasta quindi in piedi fino all’ultimo la tesi del colpo proibito di karate che, secondo l’accusa, venne inferto al giovane dall’imputato, ma non con l’intenzione di ucciderlo.

Nella sua requisitoria, il pm ha effettuato il lungo excursus dei fatti, soffermandosi sulle contraddizioni della perizia dei due esperti della scientifica e di quella del consulente di parte e giungendo alla conclusione che solo una persona allenata e con una notevole forza fisica avrebbe potuto provocare la frattura della quinta vertebra della colonna vertebrale, alla base dello shock spinale che provocò la paralisi della vittima.

Come evidenziato dal medico legale Giuseppe Ragazzi, la rottura della vertebra sarebbe stata causata da uno strattone, dopo che Firringieli venne bloccato in una morsa alla base del mento e quindi scaraventato a faccia in giù nel pantano, dal quale fu impossibilitato a venir fuori, morendo annegato. Proprio passando in rassegna questi elementi, il pm è giunto alla conclusione che l’imputato colpì la giovane vittima con l’intenzione di farle male, ma non di ucciderla.

In altre parole, nelle intenzioni di Scarnato il colpo proibito di karate non sarebbe stato eseguito con l’intento di paralizzare Firringieli. La sentenza dei giudici aretusei è attesa per martedì.