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Sabato 10 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:18 - Lettori online 885
MODICA - 12/07/2014
Cronache - E’ stato interessato il consolato italiano a Sòfia. Liberato dalla polizia

Sequestro lampo in Bulgaria di un modicano

"La nostra speranza – sottolinea lo zio, Marcello Turlà – è che si riesca a fare rientrare in Italia Giuseppe in tempi rapidi"
Foto CorrierediRagusa.it

Un giovane imprenditore modicano è stato rapito da un’organizzazione criminale in Bulgaria. Giuseppe Turlà (foto), 34 anni, gestisce un ristorante a Sòfia, insieme alla sua compagna, una giovane del posto. Da qualche tempo l’imprenditore avrebbe subito richieste estorsive e minacce proprio legate alla sua attività di ristoratore. Stanco di queste ripetute vessazioni, aveva deciso di denunciare i fatti alla polizia. Mentre stava tornando a casa insieme alla compagna, nei pressi dell’abitazione hanno trovato ad attenderli un’auto dalla quale sono scese cinque persone che li hanno prima bloccati con la forza e poi picchiati. Quindi hanno caricato a bordo Turlà, lasciando sul selciato dolorante e insanguinata la giovane bulgara, che, dopo alcuni minuti, ha chiamato le forze dell’ordine. Sono scattate immediate le ricerche fino a quando la polizia è riuscita a individuare il luogo dove era tenuto sequestrato Giuseppe Turlà da una ventina di ore.

L’irruzione degli agenti è andata a buon fine perché sono riusciti ad arrestare i sequestratori e a liberare l’imprenditore di Modica. I parenti sperano in un rientro del loro congiunto in Italia per poterlo riabbracciare dopo questa brutta avventura conclusasi per fortuna senza danni ma le autorità bulgare, al momento, non intendono farlo partire, almeno fino a quando non sarà celebrato il processo contro l’organizzazione criminale. E’ stato interessato il consolato italiano a Sòfia affinché si faccia carico delle procedure per consentire al ristoratore di rientrare nel più vreve tempo possibile a Modica per rassicurare la madre che sta vivendo ore di ansia insieme agli altri familiari. Giuseppe Turlà si era trasferito in Bulgaria da circa sette anni.

"La nostra speranza – sottolinea lo zio, Marcello Turlà – è che si riesca a fare rientrare in Italia Giuseppe in tempi rapidi. Comprendiamo che si deve celebrare il processo, ma mio nipote in questo momento ha bisogno della sua famiglia. Poi, al momento della fissazione del procedimento a carico dei suoi rapitori – conclude lo zio – rientrerà in Bulgaria".