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Venerdì 9 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 19:51 - Lettori online 868
MODICA - 18/06/2014
Cronache - Violenza sessuale aggravata e continuata

Gli agenti arrestati e i "superdotati"

Ai 2 agenti di custodia che avevano trasformato la casa circondariale nella loro personale Sodoma, sono stati concessi i domiciliari Foto Corrierediragusa.it

Da almeno due anni un paio di pubblici ufficiali avevano trasformato il carcere di Modica nella loro personale Sodoma, facendo sesso in cella con tanto di ricatti ai detenuti, spartiti e accuratamente scelti tra quelli virilmente più dotati, in particolare stranieri, alla stregua delle bestie da monta, come specificato nel comunicato degli inquirenti. Da agenti di polizia penitenziaria si sono ritrovati dietro le sbarre assieme a quei detenuti di cui avrebbero abusato per mesi, minacciando di «incastrarli» nascondendo droga nelle loro celle e nei loro vestiti se non avessero soddisfatto i loro appetiti. Le manette dei carabinieri ai due assistenti capo di polizia penitenziaria sono scattate all’alba dopo mesi di indagini cominciate nel maggio 2012, per i reati di concussione e violenza sessuale continuata e aggravata, nonché detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Ai due agenti di custodia, A.L., originario di Rosolini, sposato e in servizio al carcere di Noto, e F.C., modicano, separato in servizio al carcere di Modica, sono stati concessi i domiciliari.

IL COMANDANTE GAGLIANO: "UNA VICENDA SCABROSA"
Uno dei due pubblici ufficiali è stato arrestato a casa sua, l’altro invece mentre prestava servizio in carcere. Dalle dichiarazioni rese dai detenuti coinvolti, i carabinieri hanno ricostruito le dinamiche di questa «Scabrosa vicenda», come l´ha definita il comandante provinciale dei carabinieri Salvo Gagliano. I due agenti di custodia riuscivano ad ottenere prestazioni sessuali in particolare da cinque detenuti uomini rinchiusi nel carcere di Piano del Gesù a Modica (di cui è stata decisa la chiusura) ove prestavano servizio. I carcerati venivano molestati sotto la doccia e persino in infermeria o nella cappella del carcere. E’ emerso infatti che i due arrestati, forti del loro status di agenti di custodia, facendo leva sulla condizione di soggetti limitati nella libertà personale, ottenevano prestazioni sessuali ripetute nel tempo. Inoltre, i due agenti di custodia introducevano all’interno dell’istituto di pena dosi di hashish che venivano regalate ai detenuti che si sottomettevano alle loro richieste, insieme ad altri beni che non avrebbero altrimenti potuto ottenere facilmente (cibo, scorte di sigarette, tabacco, ecc.).

I RICATTI SESSUALI
Altre volte, come accennato, i due agenti si servivano dell’hashish come strumento di ricatto nei confronti di quei detenuti che non intendevano soddisfare le loro illecite richieste, minacciando di nascondere le dosi tra i loro effetti personali e di farli poi perquisire dai loro superiori, che, rinvenendo lo stupefacente, avrebbero comminato gravi sanzioni a loro carico. I due agenti, come evidenziato, si «spartivano» letteralmente i detenuti uomini, scegliendoli tra quelli virilmente più dotati, preferibilmente di nazionalità straniera. Sfruttando momenti particolari in cui erano da soli, palpeggiavano i carcerati e li costringevano a rapporti sessuali di varia natura, anche completi.

GLI EPISODI DOCUMENTATI
Gli episodi, documentati meticolosamente dai carabinieri che hanno escusso molteplici soggetti informati su tali fatti, si sono rivelati numerosi. Gli arresti sono il frutto di prolungata attività investigativa scaturita da alcune dichiarazioni rese da un detenuto al personale in servizio nella casa circondariale di Ragusa, e successivamente trasmesse dalla locale amministrazione penitenziaria all’autorità giudiziaria iblea.

LE REAZIONI E I COMMENTI
Per il segretario generale aggiunto del sindacato di categoria Osapp Domenico Nicotra «L’arresto dei due assistenti capo di polizia penitenziaria costituisce un episodio gravissimo, ma non può e non deve minare l’immagine del corpo che quotidianamente è impegnato per assicurare la sicurezza penitenziaria. È evidente – conclude il sindacalista – che episodi del genere devono subito essere sanzionati, epurando dalle «mele marce» il corpo di polizia penitenziaria, espressione di legalità nelle patrie galere».

"Non appartengono certo al Dna della polizia penitenziaria i gravi comportamenti che hanno portato all´arresto di due assistenti capo del Corpo in servizio nel carcere di Modica. La responsabilità penale è personale e chi si è reso responsabile di gravi reati, una volta acquisite le prove certe e inequivocabili, ne deve pagare le conseguenze e deve essere cacciato dal corpo di Polizia Penitenziaria, che è una istituzione sana". Lo dice Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe dopo l´arresto dei due agenti a Modica.

"Queste accuse - aggiunge - fanno male a coloro che il carcere lo vivono quotidianamente nella prima linea delle sezioni detentive, come le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria che svolgono quotidianamente il servizio con professionalità, zelo, abnegazione e soprattutto umanità in un contesto assai complicato per l´esasperante sovraffollamento. E´ utile ricordare che negli ultimi 20 anni la Polizia Penitenziaria ha sventato, in carcere, più di 16 mila tentati suicidi ed impedito che quasi 113 mila atti di autolesionismo potessero avere nefaste conseguenze".