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Lunedì 5 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 20:53 - Lettori online 874
MODICA - 15/03/2014
Cronache - La vicenda giudiziaria dell’immobile di via Trani

Edificio alveo: non luogo a procedere

Tutto partì dalla denuncia dei residenti di edifici limitrofi all’area inquisita Foto Corrierediragusa.it

Il fatto non sussiste. Sentenza di non luogo a procedere per due dipendenti comunali di Modica e per due proprietarie del terreno che si trova a ridosso dell’alveo di Via Trani, sequestrato dalla Polizia Provinciale, dove doveva essere realizzato un immobile (foto). Il Gup del Tribunale di Ragusa, Giovanni Giampiccolo, ha emesso sentenza di non luogo a procedere nei confronti di Carmelo Denaro, all’epoca dirigente del Settore Urbanistica del Comune, difeso dall’avvocato Luigi Piccione, e di Antonino Gerratana, dipendente dell’ente civico presso Urbanistica, nella qualità di responsabile del procedimento per la realizzazione dell’edificio inquisito, difeso dall’avvocato Daniela Coria, entrambi accusati di abuso d’ufficio, e di Silvana e Maria Di Rosa, rispettivamente patrocinate dagli avvocati Michele D’Urso e Alfonso Cannata, proprietarie del terreno, beneficiarie e ritenute dirette istigatrici dell’illecito. Tutto partì dalla denuncia dei residenti di edifici limitrofi all’area inquisita. Secondo l’accusa, i proprietari avevano chiesto ed ottenuto dal Comune di Modica la concessione edilizia per la realizzazione di un edificio per civile abitazione, procedendo ai primi lavori di spianamento e movimento terra. Le indagini avevano accertato che la concessione edilizia sarebbe stata rilasciata omettendo ogni valutazione circa le conseguenze che la realizzazione dell’edificio avrebbe avuto sulla regimentazione delle acque.

Infatti, l’edificio sarebbe sorto in una zona di impluvio naturale dove convoglia buona parte delle acque piovane (superficiali e di infiltrazione) di tutto il bacino sovrastante la Via Trani, oggi fortemente urbanizzato. Il cantiere del costruendo immobile, come si evince dagli ulteriori accertamenti svolti dal settore Geologia della Provincia Regionale di Ragusa, avrebbe modificato i profili dell’impluvio e avrebbe ristretto la sezione naturale del cosiddetto letto di piena e/o di magra con possibili rischi geomorfologici ed idraulici dei luoghi e con processi di erosione accelerata, in occasione di eventi piovosi critici e non solo. Le indagini avevano, tra l’altro, documentato quanto accaduto nell’agosto 2012, allorquando, a seguito di un violento temporale, le acque piovane provenienti dalle vie sovrastanti e dalle traverse della Via Trani, l’avevano trasformato in un unico fiume in piena con allagamenti. Sulla vicenda c’è, comunque, una stranezza. Il pubblico ministero, aveva chiesto il rinvio a giudizio per tutti e quattro gli imputati.