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Sabato 3 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 22:30 - Lettori online 592
MODICA - 03/03/2014
Cronache - Reato di diffusione della patologia con pregiudizio per il patrimonio zootecnico della Nazione

Brucellosi nel Modicano: condannati 2 allevatori

Si tratta di Salvatore e Matteo Cappello, padre e figlio Foto Corrierediragusa.it

Per un presunto caso di brucellosi bovina nel Modicano due allevatori , Salvatore e Matteo Cappello, padre e figlio, sono stati condannati dal collegio penale del Tribunale (Maggiore presidente, Chiavegatti e Scifo Rada a latere) a conclusione di un processo nel quale era stato contestato, tra gli altri, un reato gravissimo: diffusione della patologia brucellotica con pregiudizio per il patrimonio zootecnico della Nazione. Reato dal quale, comunque, Salvatore e Matteo Cappello sono stati assolti. I due sono stati però condannati per altri reati minori: il primo a 2 anni e 6 mesi di carcere, il secondo a 2 anni pena sospesa. Il pm Gaetano Scollo aveva chiesto la condanna di Salvatore Cappello a 4 anni e del figlio Matteo a 3 anni e sei mesi. Coimputati nel procedimento Giuseppe Montagno, Gianni Principato Trosso, Benedetto Scaglione e Benedetta Lo Balbo. Mentre questi ultimi tre sono stati assolti, Montagno è stato condannato a 6 mesi di reclusione pena sospesa, a fronte della richiesta di 10 mesi della pubblica accusa, che aveva invocato la medesima condanna anche per Scaglione e la Lo Balbo, chiedendo invece l’assoluzione per il solo Principato Trosso. Il collegio difensivo era tra gli altri composto dagli avvocati Salvatore Giurdanella e Giovanni Iemmolo, che si sono visti assolvere i rispettivi assistiti.

Secondo i Nas, nel corso di controlli effettuati nell’allevamento modicano il 26 febbraio del 2008 insieme ai veterinari dell’Asp prima, e poi dalla polizia, furono trovati ventisei bovini che non potevano stare in quel luogo poichè l’azienda era stata dichiarata infetta da brucellosi. Fu tracciata l’origine e la provenienza dei capi. «Avevamo saputo – hanno spiegato ai giudici i militari del Nucleo Antisofistificazione – che anche gli allevamenti di provenienza erano infetti (sei erano di Giovanni Principato Trosso, operante in altra provincia). I veterinari sottoposero l’allevamento a sequestro. Quel giorno la consistenza era di trentuno capi ma ne erano presenti solo undici. Ci dissero che gli altri erano al pascolo. Quando li abbiamo diffidati a farci vedere dove fossero i bovini mancanti per controllare lo stato di salute, presentarono le denunce di smarrimento, addirittura presso la stazione carabinieri di Rosolini».

Secondo l’accusa, i capi mancanti potevano essere stati ugualmente macellati nonostante il sospetto di brucellosi. Le accuse che hanno portato alla condanna sono di contraffazione di sostanze alimentari destinate al consumo umano e inosservanza ai controlli di animali sequestrati e affidati loro in custodia giudiziale, reati per i quali i due allevatori modicani, padre e figlio, sono stati condannati. Ci sarebbero stati, secondo l’accusa, tre allevamenti, due dei quali a San Fratello, ed una movimentazione di ventisei bovini. I capi di bestiame, nonostante fossero sottoposti a vincolo sanitario per la brucellosi, attraverso false attestazioni di identità sarebbero stati movimentati su Modica, Nicosia, nell’ennese, e in una zona nei pressi di Vizzini, in provincia di Catania. Le indagini svolte dalle forze dell’ordine portarono a scoprire i presunti reati con il conseguente deferimento alla Procura della Repubblica di Modica dei proprietari degli allevamenti sottoposti a controllo.