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Martedì 6 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:23 - Lettori online 860
MODICA - 21/12/2013
Cronache - Rinvio a giudizio per i presunti autori di parecchi reati

Furti a Modica: una banda davanti al giudice

Dovranno comparire dinanzi ai giudici Billel Jallabi, modicano di origini tunisine, Isabella Cannata, Claudio Verdelli, Orazio Caruso, tutti di Modica, e Sami Arbia e Slouma Marouane, tunisini Foto Corrierediragusa.it

Rinvio a giudizio per i presunti autori di una lunga sequela di furti e ricettazione a Modica. Dovranno comparire dinanzi ai giudici Billel Jallabi, modicano di origini tunisine, Isabella Cannata, Claudio Verdelli, Orazio Caruso, tutti di Modica, e Sami Arbia e Slouma Marouane, tunisini. La difesa è costituita dagli avvocati Salvo Maltese e Carmelo Scarso. Nel procedimento si è costituito parte civile l’avvocato Giovanni Favaccio (foto) attraverso il collega Enrico Belgiorno. Difatti il giorno stesso in cui fu scarcerato il principale imputato, si verificò un furto nello studio legale di corso Garibaldi di Favaccio e, successivamente, il cellulare rubato del professionista fu trovato in possesso del sospettato. La Cannata, invece, avrebbe danneggiato una Bmw in sosta a Pozzallo con l’intento di rubarla, ma il proprietario riuscì a sventare il tentativo chiamando i carabinieri. Verdelli e Caruso, insieme a Jallabi, sarebbero gli autori di un furto nell’abitazione di Carmelo Civello, un dipendente comunale dove avrebbero rubato oggetti preziosi, computer e orologi.

Il tunisino, nativo di Modica, che nel frattempo è stato espulso dall´Italia, insieme con gli altri imputati, avrebbe rubato il borsello da una «Fiat Panda» di Giuseppe Maltese. Utilizzando il bancomat della vittima avrebbe, quindi, tentato il furto in un appartamento di via Sacro Cuore, non andato a buon fine poiché arrivò in tempo la proprietaria, Mirella Ruta. I coimputati Arbia e Slouma avrebbero infine ricettato una carta di credito, rubato un borsello a Roberto Modica, una fotocamera digitale a Massimiliano Minardo e un telefonino a Giorgio Cappello.