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MODICA - 27/09/2013
Cronache - Il processo in Corte d’Appello a Catania: la richiesta del procuratore generale

"Modica bene", invocata assoluzione

I giudici etnei decideranno nell’ultima udienza fissata per il prossimo 12 dicembre dopo le arringhe difensive Foto Corrierediragusa.it

Assoluzione per tutti gli imputati alla luce della mancanza dei presupposti di colpevolezza. E’ la richiesta avanzata dal procuratore generale in Corte d’Appello a Catania nell’ambito dell’udienza sulla vicenda nota come «Modica bene». Lo scorso maggio gli stessi giudici etnei avevano rigettato l’acquisizione agli atti delle dichiarazioni rese a suo tempo alla procura di Modica da Bruno Arrabito in ordine a determinati episodi, ritenendo quindi superfluo sentire il teste. Si è invece conclusa, come accennato, con la richiesta di assoluzione l’udienza di ieri a carico degli otto imputati già assolti in primo grado con formula piena dall’accusa di associazione per delinquere finalizzata alla concussione e al riciclaggio di denaro e che chiesero di essere giudicati con il rito abbreviato. Si tratta dell’ex presidente della Regione ed ex deputato regionale Giuseppe Drago, del fratello Carmelo, all’epoca assessore al bilancio a palazzo San Domenico, e dell’allora sindaco di Modica Piero Torchi. E poi ancora Giorgio Aprile, Giancarlo Floriddia, Massimo La Pira, Vincenzo Pitino e Giovanni Vasile.

I giudici etnei della Corte d’Appello avevano rinviato il procedimento per esaminare altresì le motivazioni che avevano indotto la Corte di Cassazione di Roma ad annullare la sentenza di primo grado per gli altri 11imputati (tra cui lo stesso Arrabito) assolti con il rito ordinario. In questo caso gli atti erano stati rimessi al gup perché il processo deve ripartire da zero. Di queste motivazioni anche il procuratore generale avrà evidentemente tenuto conto nel formulare la richiesta di assoluzione per questi otto imputati che optarono per il giudizio abbreviato. I giudici etnei decideranno nell’ultima udienza fissata per il prossimo 12 dicembre dopo le arringhe difensive degli avvocati del collegio difensivo, tra cui quelle di Bartolo Iacono, Luigi Piccione e Mario Caruso.