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MODICA - 03/09/2013
Cronache - Sentenza di condanna per il 33enne nell’udienza straordinaria in tribunale

Condannato il truffatore seriale modicano Fabio Macrì

Per l’imputato, difeso dall’avvocato Salvatore Campanella, il pm Diana Iemmolo aveva chiesto la pena di cinque anni di reclusione e 5mila 500 euro di multa Foto Corrierediragusa.it

E’ stato condannato a 4 anni e 8 mesi di carcere e 2mila euro di multa nell’ambito dell’udienza straordinaria di ieri mattina il modicano 33enne Fabio Macrì (foto), sul quale pendevano ben 28 capi d’imputazione per truffe e raggiri vari. La sentenza è stata emessa dal giudice Corrado Celeste. Per l’imputato, difeso dall’avvocato Salvatore Campanella, il pm Diana Iemmolo aveva chiesto la pena di cinque anni di reclusione e 5mila 500 euro di multa. Tra le vittime del presunto truffatore, arrestato dalla polizia nel giugno 2012, pure il direttore di filiale di una banca, una impiegata del medesimo istituto di credito, parenti stretti e svariati amici. Dopo aver collezionato un discreto numero di furti e truffe, per un ammontare di circa 30mila euro, non facendosi mancare neanche il reato di ricettazione, la breve ma intensa attività truffaldina di Macrì (fino ad allora incensurato) era terminata con l’arresto. L’uomo non aveva esitato a derubare persino il padre e il nonno, appropriandosi di carte d’identità, carte di credito, assegni e bancomat.

Il modicano era stato ammanettato a Misterbianco, nel Catanese, dove si era stabilito da qualche tempo, dopo aver lasciato dietro di sé una lunga scia di denunce. Gli altarini erano stati scoperti dagli agenti del vice questore aggiunto Maria Antonietta Malandrino. Macrì era stato raggiunto da ben tre ordinanze di custodia cautelare in carcere per i reati di cui era ritenuto responsabile e da cui erano scaturiti altrettanti procedimenti penali. Tra gli episodi accertati dalla polizia quello ai danni del modicano S.F., cui Macrì aveva sottratto la carta di credito e un assegno bancario. La vittima e il ladro erano legati da una solida amicizia, e proprio di questa circostanza Macrì avrebbe approfittato, sottraendo la carta e l’assegno mentre era ospite in casa dell’amico, in quel momento sotto la doccia.

Il truffatore si era quindi recato dal titolare di una gioielleria a Modica per fare acquisti con la carta di credito sottratta all’ignaro amico, producendo altresì la falsa «Procura Speciale», a firma falsificata «F. S.», riportante il timbro, contraffatto, con la sigla di un notaio, risultato estranei ai fatti, e il timbro lineare del medesimo studio notarile.