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Lunedì 5 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 11:16 - Lettori online 946
MODICA - 28/04/2008
Cronache - Modica - Ribadita fiducia cieca verso gli organi inquirenti

Torchi: "Mi umilio in difesa dei miei cari. Vogliono ammazzarmi senza bisogno di pistole"

L’ex sindaco espone il suo punto di vista sulla vicenda che lo vede indagato assieme ad altre 12 persone per riciclaggio Foto Corrierediragusa.it

«Mi umilio nel nome della verità. Hanno minacciato di farmi fuori senza bisogno di armi». Ha esordito con queste parole l’ex sindaco Piero Torchi, dopo aver lasciato parlare i suoi due avvocati Luigi Piccione e Bartolo Iacono (nella foto da dx con Piero Torchi). Era un Torchi per certi versi inedito, quello presente all’incontro convocato ieri nello studio legale, dopo che i nomi dei 13 indagati, tra cui quello dell’ex sindaco, sono diventati di dominio pubblico nell’ambito dell’inchiesta della procura sul riciclaggio di denaro a Modica.

Il Piero Torchi privato cittadino, rispetto al precedente personaggio pubblico, ha lasciato intravedere una certa commozione quando ha dichiarato di voler difendere a tutti i costi la sua famiglia. La voce dell’ex sindaco era quasi rotta quando, come ha egli stesso dichiarato, si è «umiliato pubblicamente come mai nessun altro aveva fatto prima d’ora». L’umiliazione dell’ex sindaco è consistita nell’aver reso note le somme accreditate sul suo conto corrente, nell’aver elencato gli immobili posseduti o gli altri beni mobili a lui intestati, oltre ad altre informazioni di natura patrimoniale.

Torchi ha poi ribadito di nutrire cieca fiducia sull’operato degli organi inquirenti, non risparmiando però una stilettata alla procura. «Basta anche solo una denuncia anonima ? ha dichiarato l’ex sindaco ? per venire indagati. Sapete quanti in città si trovano nelle mie stesse condizioni? Eppure solo il mio nome è stato reso pubblico». Torchi trascura però la circostanza che, all’epoca dei fatti oggetto d’indagine, era un sindaco che amministrava la cosa pubblica, non un privato cittadino come lo è adesso.

Anche i suoi stessi avvocati Piccione e Iacono non hanno avuto nulla da ridire sulla pubblicazione dei nomi dei 13 indagati, dal momento che questi ultimi erano ormai a conoscenza d’esserlo. «Attendiamo adesso ? dice l’avvocato Piccione ? che il nostro assistito sia sentito al più presto dal procuratore. Auspichiamo al contempo che le indagini facciano il loro corso e si chiudano il prima possibile, per darci modo di fare una buona volta chiarezza assoluta sulla posizione del nostro assistito, in ordine all’intera vicenda che lo vede coinvolto e della quale, ad oggi, siamo all’oscuro dei particolari».

E’ stato poi l’avvocato Iacono a prendere la parola, specificando che «le minacce di cui Torchi è stato fatto oggetto sono all’attenzione degli inquirenti, dopo la regolare denuncia a suo tempo presentata. Allo stesso modo ? prosegue Iacono ? abbiamo sabato scorso depositato la denuncia per questa fuga di notizie, o meglio, di certi particolari relativi alle indagini di cui nemmeno noi difensori siamo al corrente. Il nostro assistito si è ritrovato vittima di questa «colonna infame» eretta in suo danno da qualcuno che, evidentemente, aveva interesse a farlo».

Gli avvocati e lo stesso Torchi si sono riservati di ribadire in altre sedi e nei tempi più consoni ulteriori valutazioni di carattere legale e, soprattutto, politico. Pur non avendolo apertamente dichiarato nessuno dei presenti, è risultato fin troppo chiaro il riferimento ad un presunto disegno diffamatorio che sarebbe stato orchestrato anche in ambito politico in danno di Torchi. Sarebbe emblematica in questo senso la minaccia rivolta da ignoti all’ex sindaco e testualmente riportata dall’interessato: «ti stiamo ammazzando senza bisogno di pistole».

Per dovere di cronaca, riportiamo ancora una volta i nomi degli altri 12 soggetti interessati dalle indagini del comando provinciale della Guardia di finanza: l’ex assessore al bilancio del comune di Modica Carmelo Drago; il consigliere provinciale Vincenzo Pitino; il segretario provinciale dell’Udc ed ex assessore provinciale Giancarlo Floriddia; il funzionario comunale Francesco Paolino; il già direttore dello sportello unico Giuseppe Castagnetta; i collaboratori vicini all´Udc Carlo Fiore, Bruno Arrabito e il fratello Massimo, Gabriele Giannone, Massimo La Pira e gli imprenditori edili Giuseppe Sammito e Giuseppe Zaccaria.

L’ipotesi di reato prospettabile è di associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio di denaro. Il riferimento è a presunti favoritismi concessi dall’ente ad alcuni imprenditori nell’appalto di opere pubbliche. Le indagini verterebbero altresì su presunti «sconti» accordati dal comune su parte dei crediti per la fornitura di servizi vantati da certi imprenditori che, in questo modo, sarebbero stati «privilegiati» rispetto ad altri colleghi nella liquidazione in tempi più rapidi delle somme dovute dall’ente. Di queste somme non ci sarebbe traccia nei rispettivi conti corrente degli indagati.

Piero Torchi Carmelo Drago Vincenzo Pitino
Giancarlo Floriddia