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Martedì 6 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 11:21 - Lettori online 1381
MODICA - 20/04/2008
Cronache - Modica - Sentenza del Tribunale per 16 imputati

Modica: Scafisti condannati a 13 anni

Per lo sbarco dello scorso ottobre nel porto di Pozzallo Foto Corrierediragusa.it

Tredici condanne a complessivi 17 anni e 6 mesi di carcere e oltre 55mila euro di multa e tre assoluzioni si sono registrate al termine del maxi processo a carico di 16 presunti scafisti, accusati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Le sentenze sono state emesse dal collegio penale presieduto dal giudice Giovanna Scibilia con a latere Patricia Di Marco e Maurizio Rubino.

Il processo aveva preso le mosse dallo sbarco di una cinquantina di clandestini registratosi lo scorso 13 ottobre al porto di Pozzallo. La pena più pesante è stata inflitta a Said Ahmed Ghedo, 33 anni, egiziano: tre anni e sei mesi di reclusione.

A un anno e due mesi di carcere e 4mila 600 euro di multa ciascuno sono stati condannati Alì Hessen, 42 anni e Zaher Said Ahmed Arafà, di 35, entrambi egiziani; Hamdi Ghed Mohamed, 30 anni e Yasser Saad Arafà, di 21, entrambi palestinesi; gli egiziani Mohmed Hamed, 22 anni; Walid Ali Ahmed, di 21; Samyh Khalil; i palestinesi Samyh Khalil, 21 anni; Mohamed Hassan, di 30; gli egiziani Mohamed Sabri, 22 anni; Ghed Hassan Mohamed, di 21, e Ibrahim Ide, 31 anni, egiziano. Assolti perché il fatto non sussiste e già rimessi in libertà gli egiziani Zakaria Mohamed Eibadaqui, 20 anni; Arafà Alì Alà Ahmed, di 26, e Hichem Sayed Abd Rabbu, 24 anni, tutti egiziani.

I 16 imputati si erano tutti professati innocenti. Nel corso degli interrogatori, diversi teste avevano indicato in particolare tre imputati come il comandante, il vice comandante e il macchinista dell’imbarcazione a bordo della quale avevano raggiunto le coste iblee dalla Libia. Per evitare l’abbordaggio da parte della motovedetta della Guardia di finanza, il natante procedette a zigzag in mare aperto per circa un miglio, effettuando pericolose manovre e rischiando più volte la collisione. I motori furono spenti solo dopo che i militari avevano esploso in aria, a scopo intimidatorio, numerosi colpi d’arma da fuoco.